Chiuse le urne, tutti concordi su un dato : ha vinto l’astensionismo. Il partito in aumento esponenziale di chi dice NO: e non lo fa mandando a fanculo il mondo, oppure inseguendo un magistrato piuttosto che un imprenditore. Dice no al sistema di quei Partiti, movimenti e liste che sono sempre più espressione solo degli interessi e del voto della propria classe dirigente, che ha imparato a truccarsi di democraticità talvolta con l’uso della rete, spesso ancora andando di persona a sentire (senza mai ascoltare) la disperazione del popolo.
Abbiamo visto Marino dappertutto, abbiamo letto i bilanci di Alemanno secondi per affidabilità solo ai suoi allarmi, abbiamo tutti condiviso gli spot di ARfio Marchini, - fantastica caricatura della rete- per esorcizzare il fenomeno palazzinaro in politica.
Ora però mi preme sottolineare che il risultato romano lusingasse le ambizioni elettorali su scala nazionale. La tenuta del Pd, il crollo del 5 Stelle e il calo del Pdl sono fenomeni locali, mentre è 'astensione dilagante il dato che ha un significato nazionale. Perché impone una sola e unica richiesta: quella del superamento di contrapposizioni faziose e di un buon governo, versante dal quale siamo tutti ancora in attesa di notizie!
“Chi de’ speranza vive disperato more”: il romano è cinico, disincantato, autoironico. E può essere che stavolta stia anticipando o inasprendo tendenze generali : non è la gente che ha abbandonato la politica, ma la politica che ha abbandonato la gente.

Cari amici,

in questi ultimi giorni ho ricevuto tanti attestati di stima da parte vostra, molti incoraggiamenti e qualche critica. Grazie! Le vostre osservazioni nel bene e nel male, ma soprattutto le vostre domande, rappresentano uno stimolo fondamentale ad andare avanti, a provare ad immaginare il partito che vorrei.

1.       Finanziamento pubblico ai partiti: favorevole o contrario?

2.       Soldi pubblici per la campagna elettorale a segretario: favorevole o contrario?

Molti mi chiedono cosa ne penso del finanziamento pubblico ai partiti. Va abolito, senza se e senza ma e lo dico fuori da ogni demagogia. Le battaglie che ho condotto in Parlamento, tra cui l’abolizione delle province e dei vitalizi degli ex parlamentari, credo parlino per me. Per me è una questione etica. Per questo, nella mia corsa alla segreteria nazionale del partito ho deciso di rinunciare ai soldi pubblici per le spese della campagna elettorale. Ho scelto, semplicemente, di essere coerente.

La questione del "conflitto d'interessi" è una delle battaglie che Idv ha combattuto da sempre,  nella consapevolezza che rappresenti un cancro che rischia di distruggere il nostro Paese. Non mi riferisco solo a quello, evidente, di Silvio Berlusconi, imprenditore con interessi diffusi, dai governi del quale non è stata approvata mai legge che non incidesse quasi sempre a favore delle sue aziende. Dalle sue emittenti televisive è noto che, unitamente ai suoi giornali destinatari degli ingenti contributi all'editoria, controlla ad oggi l'informazione in un contesto arricchito da assicurazioni, elettronica (gestita anche da suo fratello Paolo),etc… Per non parlare poi di tutte le leggi ad personam, fatte per ostacolare il lavoro dei magistrati nei suoi processi; e rimane nei fatti eleggibile anche alla faccia di una legge di ben 50 anni fa...
Ma se Berlusconi è l'emblema del conflitto d'interessi, questo fenomeno ammorba l’intero sistema della nostra democrazia, e per noi di Italia dei Valori è da sempre un cancro da combattere ad ogni livello: dal geometra che al mattino fa il sindaco firmando licenze edilizie ed al pomeriggio nel suo studio fa i progetti, a tutti coloro che sono al tempo stesso controllori e controllati, e cosa via.
Il nostro partito si è segnalato infatti come quello che più ha lottato fuori e dentro il Parlamento contro il conflitto d'interessi, ma in questo momento di autoanalisi non può sottacere che nella sua storia ha purtroppo tollerato conflitti d'interesse rilevanti, che persistono inverosimilmente tuttora.
Dopo un tormentato periodo di polemiche e scontri sono state presentate le candidature alla Segreteria Nazionale di Italia dei Valori.
I manifesti sono stati depositati, e si chiamano mozioni: trovo già una conquista che in questo Congresso si parlerà di politica finalmente, si ragionerà per tesi, un sogno che andavo incoraggiando da anni.
Ognuno di noi propone un‘idea di partito diversa, e avrà modo di argomentare la sua proposta; la rete ci veicola i messaggi con cui cerchiamo di condividere le nostre tesi, e anche di pubblicizzarle.
Ho visto, infatti, che c’è chi ha da subito fatto ricorso a slogan e loghi: io , benché esperto di marketing – o forse in virtù di questo- non trovo che si possa pubblicizzare un futuro: perché di questo stiamo parlando.
Un conto è il Signor Berlusconi che deve portare 100.000 persone in piazza e allora si inventa il motto, lo incornicia per benino, poi lo firma perché gli adepti vadano a fare proseliti; ed il suo è anche una buona operazione pubblicitaria per vendere il suo prodotto. Cioè l’ ipnosi politica.
Noi al contrario, abbiamo scelto di aprire gli occhi alla gente, portarla dentro le istituzioni a vedere e rendere accessibile un linguaggio sapientemente atto a distrarla. Pertanto da subito ho rigettato l’idea di allegare al mio manifesto un qualsiasi slogan.