Giulio Segre, Presidente dal 1992 (22 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Venezia

Paolo Biasi, Presidente dal 1992 (22 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Verona

Giuseppe Guzzetti, Presidente dal 1995 (19 anni) di Fondazione Cariplo

Antonio Patuelli, Presidente dal 1995 (19 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Ravenna


Il nostro sistema bancario è da tempo ormai in caduta libera, incapace di risollevarsi da sé, con i suoi mezzi, a causa di una gestione scriteriata (per altro in comune con molti altri sistemi finanziari mondiali) che, per effetto del ricorso “titoli tossici”, ha ancora perdite non emerse.

E’ di questi giorni la notizia che si stia pensando ad una “bad company” nella quale concentrare le sofferenze: al 30 settembre 2013 l’Abi stimava in 150 miliardi di euro le sofferenze delle banche italiane, di cui 47 in capo a Unicredit e 55 in capo a Intesa S.Paolo.









Nella scorsa legislatura nei miei numerosi interventi, specie in occasione delle dichiarazioni sui voti di fiducia, ho più volte criticato apertamente e talora duramente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ho più volte auspicato che il prossimo Presidente della Repubblica, chiunque sia, rientri nella prassi costituzionale che vuole che il Presidente rappresenti l’unità nazionale, sia il garante della Costituzione e non assuma alcun esercizio diretto di attività di governo.

E’ a tutti evidente che più volte nel corso dei suoi quasi otto anni da presidente, Napolitano abbia agito al limite delle sue prerogative costituzionali! Ha firmato decreti legge in apparente contrasto con il dettato costituzionale dopo aver più volte rimproverato al governo di non attenervisi.

Al riguardo valga per tutti il mio intervento sulla questione di fiducia in data 7 agosto 2012:





Come riferisce “Il Fatto Quotidiano”, “Il Sole24Ore, testata di proprietà della Confindustria, utilizzerà gli “strumenti per garantire il raggiungimento di un risparmio strutturale del costo del lavoro” equivalente a 35 giornalsiti sui 246 in organico, come si legge nel verbale di accordo sindacale siglato venerdì 31 gennaio da tre dei quattro rappresentanti sindacali della redazione. Gli strumenti in questione sono sostanzialmente due. Il primo è un nuovo ricorso ai contratti di solidarietà, per 24 mesi, con un taglio del 14% dell’orario di lavoro relativo al primo anno. Con un impatto relativo sul salario dei giornalisti che sarà parzialmente compensato dall’ente previdenziale della categoria, l’Inpgi. Il secondo è il pensionamento “per limiti di età ex articolo 33 del contratto di lavoro giornalistico” e, soprattutto, il prepensionamento “per il raggiungimento dei requisiti previsti dalla Legge 416/1981”, opzione quest’ultima prevalentemente a carico del fondo pubblico che stato appena rifinanziato con la legge di Stabilità. Obiettivo, l’uscita di una quarantina di giornalisti.”

Fin qui la notizia. Peccato che il tutto avverrà prima o poi in larga parte a carico dello Stato italiano. Vediamo perché?

La giornata di ieri doveva essere denunciata al paese intero con una serietà e severità tale da incollare la gente davanti ai telegiornali. Si è consumata invece in 4 chiacchiere da bar con tanto di scazzottata finale.

La vecchia politica volpona ringrazia!

Lo scandalo Bankitalia è rimbalzato dalle offese dei cittadini pentastellati agli equilibrismi del governo rimanendo ai più incompreso. Poi, grazie al provvidenziale gesto di un questore della Camera trasformatosi in buttafuori da balera, l’attenzione ha finito con lo spostarsi dal vero vulnus. Ora il dibattito è tutto sui metodi “sessantottini” dei ragazzi grillini e sul loro linguaggio: ma che cosa è successo?