In questo momento non sono coinvolto personalmente nelle elezioni europee, né sono iscritto ad alcuna formazione politica.

Sto lavorando da mesi alla costruzione del “Partito che non c’è” con “In cammino per cambiare” e spero che questa prospettiva si traduca in atti concreti dopo le elezioni.

Non posso però rinunciare:


1. a votare. Da quando ne ho titolo ho sempre esercitato quello che considero “un diritto” prima ancora che un dovere. Rinunciare significa lasciare agli altri decidere per me. Non lo farò!

2. a dire per chi voterò. Chi, come me, ha avuto un ruolo pubblico come quello di essere stato membro del parlamento ha a mio avviso l’obbligo di far conoscere la sua opinione. Ai tanti che nel passato si sono rivolti a lui con riflessioni, proposte, proteste e, qualche volta, anche insulti. Ai tanti che in passato lo hanno considerato come un punto di riferimento.

In questi giorni da molte parti si è proposta la revoca a Berlusconi della Laurea honoris causa in Ingegneria Gestionale conferitagli dall’Università della Calabria.

Ebbene si! Ho un peccato di gioventù: ho dato la laurea honoris causa a Berlusconi!

In politica sono "sceso in campo" agli inizi del 1995 candidandomi alla Presidenza della provincia di Verona, vincendo. Prima di allora non avevo mai avuto tessere di partito e da tempo davo il mio voto alle persone più che ai simboli.

Nel 1990 vinsi il concorso a cattedre e divenni professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese. Vi erano 13 posti ed a me fecero scegliere tra Palermo e Cosenza. Optai per Cosenza in quanto, in caso di necessità, raggiungibile anche in treno. Presi servizio al Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale dove ricoprii inizialmente la cattedra di Finanza Aziendale.

Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro. Né in Italia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono.

Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è: Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde……Così pure si usa governare in Inghilterra, con altre formule di parrocchie, borghi, città, contee, regni e principati; così si fa negli Stati Uniti, nelle federazioni canadese, sudafricana, australiana e nella Nuova Zelanda.

Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali (che negli Stati Uniti si dicono anche statali), senza attendere il la od il permesso dal governo centrale.”

Così Luigi Einaudi scriveva in un supplemento alla Gazzetta ticinese, “L’Italia e il secondo risorgimento”, sotto lo pseudonimo di Junius. Era il 17 luglio 1944, giusto 70 anni fa.
















Europee 2009: c’è un partito di nome Idv che veleggia oltre l'8%. Oggi la stessa sigla (ormai rimasta tale) si ripresenta inspiegabilmente da sola, forte solo apparentemente di uno 0,5% del consenso popolare: il neo segretario proclama di volere affermare la propria (sua personale?) identità, ed un valore storico non di poco conto.

Come era infatti facilmente prevedibile, sono stati proprio i conti l'unica politica pervenuta dei dipietristi al comando, attaccati al tesoretto già in cassa, più l’ultimo rimborso, per il quale vi era la stata la promessa mai mantenuta di restituzione alle casse dello Stato. Tutti ricorderanno la solenne dichiarazione di Antonio Di Pietro in data 25 aprile 2012: “Noi abbiamo deliberato che a giugno [2013 ndr], quando ci sarà l’ultima rata del finanziamento pubblico per le elezioni politiche del 2008, che per noi dell’Idv ammonta a circa 4 milioni di euro, consegneremo quell’assegno al Ministro Fornero affinché lo possa dare alle fasce più deboli che ne hanno bisogno”.

Dopo quel congresso, che un Presidente convalidò di suo arbitrio contro il parere dei garanti (ad eccezione del garante del candidato vincitore, l’europarlamentare Uggias, che nel frattempo, come è stato poi accertato, con i fondi dell’Europarlamento stava pagando uno stipendio al responsabile dell’organizzazione del Congresso, nonché futuro tesoriere dell’Idv), ha avuto inizio la “nuova” gestione.