2012 11 17 09.19.13Tempo fa ho scritto un breve saggio per una rivista per spiegare le ragioni per le quali non era solo un vezzo radical-chic dire "SI" al prossimo referendum costituzionale.Molti elettori e commentatori politici si sono peraltro espressi nel frattempo. E lo hanno fatto anche molti politici! Ciò ha reso evidente il fatto che le scelte dei politici non erano proprio del tutto libere. 

Infatti i nemici di Renzi tifano perché, in caso di sconfitta, potrebbero portare alla sue dimissioni ed alla caduta del governo, aprendo una nuova fase. Agli amici perché la vittoria consoliderebbe una leadership e aprirebbe probabilmente i giochi per un nuovo quinquennio di governo.

La sensazione è che per gli  uomini politici si sia andato così a creare il tifo da stadio, dove non importa più il contenuto, ma semplicemente o si fa parte di una tifoseria o si fa parte di un'altra. 

Io ho proposto a Liberi Cittadini di non far parte di questo gioco: di provare ad iscriversi al secondo gruppo, cercando di guardare alle norme per il loro contenuto per cercare di capire se fanno del bene o del male ai cittadini italiani.

 

Lo faccio esaminando astrattamente la norma, ricordando tanto le ragioni del “SÌ” quanto quelle del “NO” per poi esprimere un giudizio meramente di contenuto.

Ricordando sempre due principi sempre dimostratisi validi:

  1. che il “meglio è nemico del bene”

  2. che si può sempre migliorare ciò che esiste. 

 

Senato. Forte riduzione dei poteri e forma di elezione dei senatori diversa. Conseguenza principale sarà la fine del bicameralismo perfetto, che ormai nessun Paese d’Europa aveva più. Il Senato non darà la fiducia al governo, conserverà una sua “competenza legislativa soltanto in un numero limitato di ambiti: riforme costituzionali, disposizioni sulla tutela delle minoranze linguistiche, referendum, enti locali e politiche europee. Tra le altre competenze rimaste al Senato ci sono la partecipazione all’elezione di due giudici costituzionali, del presidente della Repubblica e dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Passerà da 315 a 100 membri, che saranno scelti dalle assemblee regionali tra i consiglieri che le compongono e tra i sindaci della regione.

Titolo V. Riduzione dell’autonomia degli enti locali a favore dello stato centrale. Molte delle competenze esclusive o concorrenti tra Stato e Regioni torneranno in maniera esclusiva allo Stato, mentre le competenze concorrenti (cioè condivise tra Stato e Regioni) scompariranno completamente. La sanità resterà regionale. Ci sarà l’abolizione definitiva delle province.

Elezioni del presidente della Repubblica, abolizione del CNEL e referendum. Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle due camere riunite in seduta comune, senza la partecipazione dei 58 delegati regionali come invece avviene oggi. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti. Solo al nono scrutinio basterà la maggioranza assoluta (attualmente è necessario ottenere i due terzi dei voti fino al terzo scrutinio; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta: Napolitano e Mattarella sono stati eletti così). Abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Il CNEL è un “organo consultivo”, in realtà una sorta di “ufficio studi”con la facoltà di promuovere disegni di legge (quasi mai usata nella sua storia) con un costo medio di 25 milioni all’anno. La riforma lascia aperta la possibilità di introdurre referendum propositivi, cioè per introdurre nuove leggi (oggi invece i referendum possono solo confermare o abrogare leggi già approvate).

Conclusioni.
Elementi a favore del “sì”
: semplificazione dell’iter legislativo, ottenuta grazie alla riduzione delle competenze del Senato e alla fine del bicameralismo perfetto. Diminuzione nel numero dei parlamentari e i risparmi sui loro stipendi . Risparmi anche dall’abolizione del CNEL, dal fatto che i senatori non riceveranno più uno stipendio e in piccola parte dalla definitiva abolizione delle province. Soluzione definitiva dei molti dei conflitti di competenza che sorgono tra Stato e Regioni.

Elementi a favore del “no”: rischio di trasformare l’Italia in un paese "autoritario", o che comunque restringa gli spazi di dibattito democratico e parlamentare. Soprattutto per la combinazione tra queste riforme costituzionali e la nuova legge elettorale (Il cosiddetto "italicum", che prevede un ampio premio di maggioranza alla Camera per il partito che ottiene un voto in più degli altri. Tra le prime c’è aver approvato la riforma senza un ampio consenso parlamentare, ma con una maggioranza soprattutto al Senato particolarmente ridotta.
Tra le critiche sostanziali c’è aver ridotto troppo i poteri del Senato, rendendolo inutile come vero "raccordo" tra stato e amministrazioni locali. Le modalità di scelta dei senatori, inoltre, li trasformerebbero in rappresentanti della maggioranza al potere nella singola regione, più che della regione in quanto tale. La riforma introdurrà anche una procedura legislativa troppo complessa.

A noi pare che, confrontando gli elementi a favore del "SÌ" e quelli a favore del "NO" e ritornando ai principi iniziali ci sembra che comunque la loro approvazione porti ad un cambiamento, anche significativo, rispetto ad oggi. E dunque come tale possa essere accettato, ricordando che "il meglio è nemico del bene" e che "si può sempre migliorare ciò che esiste".

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