Eff energetica edifici

In una intervista del 17 agosto sul Corriere della Sera, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, dichiara che: «Per tornare a crescere il deficit deve salire oltre il 2%».

E bravo Morando che ha scoperto l’acqua calda!

Verso la fine dell’intervista si lascia andare all’idea di:

«Rendere fruibili gli sgravi sulle ristrutturazioni anche alle famiglie a basso reddito». E aggiunge “Infine, un capitolo importante è quello degli sgravi sulle ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico. Vanno stabilizzati e resi fruibili anche per i palazzi anni 60 e 70 delle nostre città. Finora, infatti, delle agevolazioni non ne hanno beneficiato gli incapienti, cioè le famiglie a basso reddito che spesso vivono in questi condomini e non possono detrarre nulla. Dobbiamo trovare meccanismi per coinvolgere fondi pubblici e privati nella realizzazione di questi interventi, trasferendo su di essi lo sgravio».

Penso che immaginare di creare una sorta di “obbligo di adeguamento ad alcune norme di risparmio energetico” per tutti gli edifici, specie quelli condominiali, potrebbe avere un grande significato per far crescere significativamente tutta una serie di attività, ancorate al territorio, quindi il cui PIL resta sul territorio.

Era una delle idee che mi ero fatto venire al tempo in cui elaboravo le contromanovre economiche per Italia dei Valori e che trovo assolutamente valida anche oggi.

Morando, Renzi fatela vostra!

 

La illustro qui brevemente (ricordando che è stata elaborata qualche anno fa e che forse in alcuni dati andrebbe aggiornata):

Premetto che finora i risultati degli sgravi edilizi sono andati probabilmente ben al di là delle aspettative del legislatore quando furono stabilite le agevolazioni. A oggi si contano, infatti, milioni gli utenti che già si sono avvalsi dell’incentivo, con corrispondenti investimenti in efficienza energetica degli edifici pari a circa 50 miliardi di euro tra il 2011 ed il 2014. I posti di lavoro assorbiti nel periodo vengono quantificati in oltre 1 milione! Soprattutto nelle piccole e medie imprese nell’edilizia e nell’indotto, dalle fonti rinnovabili agli infissi e ai materiali avanzati, a dimostrazione evidente di un successo in parte inatteso. 

La proposta di legge che avevo predisposto  mirava a dare un ulteriore forte e decisivo impulso alla riqualificazione energetica di tutta l’edilizia residenziale, proseguendo – seppure con alcune modifiche – e integrando l’esperienza positiva dell’ecobonus.

In sintesi proponevo  una detrazione del 45 per cento – in luogo dell’attuale 55 per cento – per le eco-ristrutturazioni effettuate su tutto l’edificio, definite dalle nuove norme, calcolate però sull’intero importo delle spese sostenute e documentate, togliendo quindi il «tetto» di spesa massima da portare in detrazione, attualmente previsto dalla normativa vigente. Tale percentuale era inoltre strettamente connessa alla sostenibilità dell’iniziativa senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. (In condizioni che permettano invece di destinare risorse aggiuntive permetterebbe ovviamente di far salire il 45% fino al 55% o anche oltre.

Accanto a ciò il disegno di legge  prevedeva la possibilità per i proprietari dell’immobile di poter accendere un mutuo garantito al 100 per cento dallo Stato.

L’obiettivo, ambizioso, era  quello di arrivare alla fine del 2020 con il nostro patrimonio edilizio residenziale ristrutturato secondo livelli di prestazione e di efficienza energetica in grado di garantire elevati risparmi. E l’onere che i cittadini proprietari dovessero sostenere allo scopo, sarebbe  in buona parte ripagato dal consistente risparmio ottenuto sulla bolletta elettrica.

Gli effetti positivi di questi interventi di eco-ristrutturazione sarebbero evidenti e riguarderebbero: lo sviluppo del mercato dell’efficienza energetica; il sostegno alla produzione e all’innovazione tecnologica; la riduzione dei costi ambientali e sanitari per le minori emissioni inquinanti degli im- pianti di riscaldamento; l’energia rispar- miata e la CO22 non emessa in atmosfera.

Inoltre l’impegno finanziario pubblico a sostegno delle misure di ristrutturazione energetica sarebbe sostanzialmente com- pensato dagli effetti conseguenti all’emer- sione di ulteriori redditi e quindi da maggiori entrate tributarie imposta sul valore aggiunto (IVA), imposta sul reddito delle persone fisiche e delle società (IRPEF e IRES, dall’energia risparmiata, dalla ri- duzione delle importazioni dei combusti- bili fossili, dai costi evitati per quote di emissione di CO2 , dall’occupazione creata e mantenuta e dal ruolo anticongiunturale che caratterizza questo comparto della «green economy».

Da questo punto di vista, sottolineiamo che secondo dati della Confindustria, IRES-CGIL, l’efficienza energetica porterà nel decennio oltre un milione e seicento mila nuovi posti di lavoro.

La proposta di legge non individua una copertura finanziaria, in quanto le uscite e gli introiti stimati per le casse dello Stato a seguito dell’attuazione delle norme dovrebbero sostanzialmente compensarsi tra di loro.

Una quantificazione di massima in termini di soggetti interessati dal provvedimento e di investimenti complessivi atti- vati nei prossimi anni può essere fatta considerando il rapporto dell’Agenzia del territorio 2010, che riporta i dati degli immobili in Italia relativi al 2008. Si calcolano in circa 32,5 milioni le abitazioni presenti nel nostro territorio e in circa 3,7 miliardi i metri quadri delle unità abitative.

Partendo da queste cifre possiamo calcolare che l’85 per cento risulterebbe avere un’anzianità superiore a dieci anni e quindi su di esso si dovrebbero concentrare gli interventi, che riguarderebbero in definitiva circa 3,1 miliardi di metri quadrati. A questa stima va sottratta una quota relativa a immobili esclusi dall’attuazione delle eco-ristrutturazioni, in quanto soggetti a vincoli di carattere storico-artistico o ambientale, nonché una parte degli immobili interessati dal milione di interventi che fino ad oggi hanno beneficato delle detrazioni del 55 per cento e che possono quindi essere esclusi dall’applicazione delle nuove norme in quanto hanno comportato effetti positivi in termini di risparmio energetico. Possiamo in conclusione considerare che circa 2,9-3 miliardi di metri quadrati di edilizia residenziale possano essere interessati da- gli interventi.

Essi riguarderebbero modifiche non comportanti la necessità dell’uscita, neppure temporanea, dei residenti dalle abitazioni, e cioè: rifacimento del tetto con relativo isolamento; aggiunta di un mantello esterno isolante; sostituzione degli infissi ed eventuali interventi sugli impianti di climatizzazione.

Limitando gli obblighi di messa a norma ai suddetti interventi essenziali, si stima un costo di investimento normalizzato al metro quadro di superficie abitativa quantificabile in circa 250 euro.

Detti interventi porterebbero, se realizzati sui circa 3 miliardi di metri quadrati, a 750 miliardi di euro di investimento globale, pari a circa il 50 per cento del prodotto interno lordo (PIL) 2010.

L’onere per lo Stato è individuabile nella quota di detrazione prevista, ossia il 45 per cento, corrispondente a circa 337,5 miliardi di euro. Detto onere verrebbe con buona approssimazione controbilanciato – come abbiamo visto – da un aumento delle entrate conseguenti all’aumento indotto del gettito dell’IVA e delle imposte dirette (IRPEF, IRES e imposta regionale sulle attività produttive) derivante dai circa 750 miliardi di investimenti complessivi attivati a seguito dell’attuazione delle nuove norme. L’aliquota media complessiva di dette imposte può infatti essere stimata in circa il 45 per cento.

Se passiamo invece a considerare l’onere a carico del proprietario dell’unità abitativa vediamo che, per un’abitazione di 100 metri quadrati l’investimento stimabile sarebbe di circa 25.000 euro. Esso potrebbe essere coperto dalla previsione di un mutuo trentennale sull’intera somma, garantito dallo Stato. Ipotizzando un tasso d’interesse del 6 per cento con rate semestrali, l’onere per il proprietario sarebbe di circa 900 euro e quindi di 1.800 euro all’anno. Va tuttavia rilevato che la detrazione sul 45 per cento darebbe luogo a una detrazione complessiva di 11.250 euro, ossia 1.125 euro all’anno nell’ipotesi di una sua ripartizione in dieci anni. In altri termini il saldo netto annuale nei primi dieci anni per il proprietario risulterebbe pari a un onere di 675 euro l’anno. Circa 50 euro al mese, sopportabile anche dai pensionati.

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