passera                                             

 

 

 

"Affari italiani" annuncia oggi con grande enfasi che Corrado Passera liquida Italia Unica: via 12 dipendenti dal partito. Ciò che rimarrà di Italia Unica confluirà in Idea di Quagliariello. Notizie più o meno note tra gliaddetti ai lavori ed ora ufficializzate. 

Era evidente che sarebbe finita così. Quanto sia costata (per altro alle sue tasche) l'avventura politica solo lui lo conosce: c'è che dice 4 ma chi è pronto a giurare 7 milioni euro. Poteva finire diversamente solo che Passera avesse voluto seguire i buoni consigli di chi era pronto a darglieli. 

Nell'autunno del 2014 decisi di aderire a quell'iniziativa che giudicavo l'unica, viste le risorse in campo, in grado di creare un movimento nuovo nel centro destra. Fui anche incaricato da Passera di lavorare all'oragnizzazione del partito. Il lavoro mi portò a stilare un corposo documento che gli cosegnai, ma qualche mese dopo mi accorsi che ciò che stava nascendo era ben altra cosa: un partito così padronale che più padronale non si può. Avendo già vissuto la vicenda di Italia dei Valori giudicai che non potevo ripetere g.i stessi errori di quel partito, Così scrissi a Corrado la lettera che segue, e che ora decido di rendere pubblica, che non ha mai ricevuto risposta.

Caro Corrado,

Caro Corrado,

ti scrivo queste breve riflessioni oggetto di una approfondita analisi,  dopo aver letto le modalità con le quali si svolgerà la Costituente del partito Italia Unica.

Mi sono avvicinato ed ho aderito al movimento perché credevo nell’assoluto bisogno di lavorare perché l’Italia diventi un Paese normale e pensavo che IU potesse essere l’unico strumento credibile per creare un’alternativa al renzismo oggi imperante, basato su populismo e false promesse.

Come sai e come sarà facile verificare da quando ho partecipato all’iniziativa “In cammino per cambiare” ed in particolare nelle iniziative di “Fare per fermare il declino” (pur senza mai iscrivermi) ho sempre dichiarato pubblicamente che quell’iniziativa poteva avere senso solo se vi avessi partecipato tu con IU.

Quando ho aderito a Italia Unica ho stilato, anche su tua richiesta,  un documento contenente alcune riflessioni sui requisiti per costruire oggi una forma-partito in grado di reggere nel panorama politico ed in grado di riconquistare una parte di coloro (che ormai sono maggioranza in Italia) che non vanno più a votare non sentendosi più rappresentati da una politica sempre più lontana dalla gente e fatta da una casta rispetto alla quale il singolo cittadino sente di non contare nulla.

Soprattutto in quel documento avevo cercato di indicare gli errori da evitare alla luce di una esperienza ultradecennale con Di Pietro e l’Italia dei Valori.

Ho letto con attenzione le modalità di svolgimento e di votazione della Costituente del 31 gennaio e pur non avendo ancora potuto accedere allo Statuto mi permetto di segnalarti che stai (stiamo) andando proprio nella direzione contraria a tutto ciò che oggi, a mio sommesso giudizio, potrebbe consentire ad un partito di diventare attrattivo per chi ritiene che la politica si sia completamente allontanata dalla gente.

Stai (stiamo) costruendo il partito più padronale che sia mai stato costituito in Italia. Neppure Italia dei Valori era così blindato sotto un tale profilo.

Vi sarà uno statuto, per altro non ancora conoscibile, ma che certamente renderà inattaccabili i ruoli principali e le modifiche statutarie, che sarà approvato il 31 gennaio dal solo Start Up Team  (Iscritti Costituenti), cioè 12 persone.  Dunque nella sede più nobile, cioè l’assemblea costituente del partito, i delegati, cioè i rappresentanti degli iscritti, non potranno proporre alcuna modifica statutaria e non avranno alcuna voce in capitolo sulle regole interne della formazione politica Italia Unica. Tu sai bene come le probabilità di successo di questa tua iniziativa  siano strettamente legate alla capacità di convincere una parte di quel 50% di Italiani che non votano più perché ritengono che la politica si sia allontanata dalla gente e  che la gente non conti più nelle scelte della politica. Pensi davvero che potranno essere attratti da un partito che nasce con uno statuto deciso a tavolino da una cupola di 12 persone con regole alle quale gli iscritti e gli elettori in genere non hanno partecipato né potranno farlo già nella sede di nascita del partito?

 

I 12 di cui sopra designeranno gli Iscritti Fondatori. Non si sa quanti saranno. Essi saranno  scelti non si sa come, non si sa con quali requisiti,  su quali basi, su indicazioni di chi. Anche se è chiaro che sarai sempre tu a dire l’ultima parola in merito. Quello che è certo è che risulteranno l’evidente supporto del Presidente poiché,  tranne qualche raro caso, saranno yesmen per definizione, al di là della loro eventuale professionalità o capacità politica. Ciò che è più grave è che i 12 più costoro (in numero da precisare) costituiranno la “Porta nazionale di Italia Unica”, che sarà il luogo dove eventualmente forse verranno discusse ed approvate le decisioni della Direzione Nazionale. Dalla cupola di 12 passiamo cioè ad una cupola allargata.

Ancora una volta né gli iscritti né i loro delegati avranno alcun potere di interlocuzione. Pensi davvero che coloro che non votano più potranno essere attratti da un partito che nasce con una struttura nazionale dotata di poteri rilevanti sulla quale gli iscritti e gli elettori nulla hanno potuto dire o obiettare?

 

A questo punto ci sarà l’elezione del Presidente, ad opera di Iscritti costituenti, Iscritti fondatori e Delegati delle Porte (che si possono stimare in 120-150) persone. Spero che non si dirà che questo è l’elemento qualificante della democrazia interna del nuovo partito, tanto ne è evidentemente scontato l’esito?  Ma, dato che di elezione si parla, almeno formalmente dovrebbero esserci già le regole per le eventuali candidature. Che a tre settimane dalla data fissata non si conoscano (ma ci sono?) è un ulteriore elemento di rilevante nascita di un partito padronale.  E’ tipico dei partiti padronali l’elezione per acclamazione e la mancanza di una vera cultura della democrazia interna anche nell’elezione della figura del Presidente, non dando tempo a chi, teoricamente,  volesse cimentarsi di avere il tempo di preparare e propagandare la propria candidatura.

La durata del mandato porta ad una ulteriore riflessione: se si fosse voluto non fare una partito a direzione blindata la prima durata in carica del Presidente avrebbe dovuto essere breve, proprio immaginando un partito che cresce rapidamente e quindi con tanti iscritti e molti delegati futuri. In altri termini se si fosse voluto un partito “normale”,   non oltre due anni dopo il Presidente avrebbe dovuto sentire il bisogno di una riconferma attraverso un nuovo congresso. Pensi davvero che coloro che non votano più potranno essere attratti da un partito che solo quattro anni dopo  la sua costituzione (con le modalità di cui sopra) prevede una verifica del suo momento iniziale?

 

Subito dopo l’elezione “il Presidente designerà la squadra della Direzione Nazionale”. Immaginando che la Direzione sia l’organo di direzione politica ne emerge una ulteriore e nuova blindatura.  Gli iscritti dunque non partecipano e non incidono sullo Statuto, non partecipano e non incidono sulla “Porta Nazionale”,  partecipano solo formalmente alla elezione scontata del Presidente, non parteciperanno e non incideranno sulla “Direzione Nazionale” del partito. Siamo sempre nella stessa direzione.

Qui di fatto finisce la costituzione del partito Italia Unica.

 

Gli iscritti potranno poi fare tutti gli interventi che vorranno ma ciò che diranno non avrà alcun potere diretto sulla linea politica del partito, che sarà decisa e portata avanti da “nominati”. Il fatto che entro 180 giorni in ogni regione le “porte” costituitesi si riuniranno ed eleggeranno un Segretario Provinciale, che parteciperà all’Assemblea Nazionale, cambia di poco, trattandosi quest’ultimo di un organismo che, per sua stessa definizione, si riunirà poche volte ed assai poco potrà incidere sulla vita quotidiana del partito.

 

Mi spiace dirlo ma un progetto che nasce così va nella direzione opposta a ciò che oggi ci vorrebbe per tentare di attrarre elettori che in larga maggioranza sono oggi lontani dalla politica proprio perché hanno visto che le loro opinioni non contavano nulla.

Piaccia o no oggi resta in Italia solo un “partito vero”, pur con tutti i suoi limiti ed è il Partito Democratico, dove comunque alle cariche principali si viene eletti e non nominati. E questo partito si sta interrogando in modo molto pregnante, specie dopo che è passato in un anno da 500 mila a 100 mila iscritti, su come ridare ancora di più peso agli iscritti e simpatizzanti. Ma peso reale, non fittizio.

Quando nel mio documento sottolineavo il doppio piano e cioè in parte un “partito tradizionale” (con iscritti, ma che contino) ed un “partito liquido” (al limite anche senza tessera) che permetta a tutti di esprimere la propria opinione, ma con la certezza di essere ascoltati, cercavo di indicare proprio quel tipo di sintesi.

In conclusione mi spiace dirti che non vedo un buon inizio del progetto, perché ripete pari pari errori che nel passato hanno già dimostrato la loro forza distruttiva: difficile su queste basi costruire un partito che attiri la massa di elettori che ci proponiamo di coinvolgere.

Sei(siamo) ancora in tempo per cambiare, se è tua intenzione rappresentare davvero un’autentica novità nel panorama politico italiano.

                    

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