A far scattare l’«allerta reversibilità» è stato l’arrivo in commissione Lavoro della Camera della delega del governo sul sostegno alla povertà. Il testo prevede di riformare i criteri (di reddito e/o patrimonio) che permettono l’accesso a determinate misure, tra cui anche l’integrazione al minimo oltre alla reversibilità. Una delle ipotesi è quella di legare la reversibilità alla parte dell’Isee che valuta il reddito (eventualmente inserendo anche soglie patrimoniali elevate).

Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil è molto più pesante: In pratica, la pensione di reversibilità, quasi sempre appannaggio delle donne, verrà considerata una prestazione assistenziale e non previdenziale. E che significa questo? Tantissimo, purtroppo. Lungi dall’essere un diritto individuale, come di fatto dovrebbe essere, la pensione di reversibilità sarà legata all’Isee, cioè al reddito familiare. Solo in apparenza si tratta di una rivoluzione meritocratica. In pratica, è un modo per demolire un diritto individuale e rendere la pensione, frutto di contributi versati (quando sono stati realmente versati ndr.), inaccessibile per centinaia di migliaia di donne (e uomini).

Ancora una volta emerge chiaro il vizietto che accomuna gli ultimi governi, da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi: il perimetro sul quale agire per trovare le risorse è sempre costituito da coloro che pagano le tasse e cioè lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori e mai si agisce in modo diretto e lineare contro gli evasori fiscali. Anzi , l’aumento a 3.000 euro sull’uso del contante voluto da Renzi va proprio nella direzione opposta.

Prendiamo l’ISEE, ad esempio, acclamato come meccanismo per dare equità agli interventi assistenziali e addirittura, dopo la riforma del 2013, di fatto in vigore dal 2015, come strumento di lotta all’evasione fiscale.

A sei mesi dalla partenza, la “Direzione Generale per l’inclusione e le politiche sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali” ha pubblicato il 28 ottobre scorso il documento: “Il nuovo Isee– Monitoraggio del primo semestre”. Il documento è consultabile sul sito del Ministero all’indirizzo: “http://www.lavoro.gov.it/Strumenti/StudiStatistiche/Documents/isee_2015_qsr35_finale.pdf”.

In esso si legge, tra l’altro: “Quello che stupisce nei risultati illustrati nel documento è l’efficacia delle nuove modalità di controllo che probabilmente ha modificato una buona parte della platea dei beneficiari. Il fatto che i redditi non sono più auto dichiarati e che i relativi importi sono presi dagli archivi dell’Agenzia delle entrate e che la presenza o meno di patrimonio mobiliare è verificata in temporeale ha completamente rivoluzionato il risultato dell’indicatore rendendolo più equo.”

Peccato che solo poche righe più avanti si ritrovi questa frase: “Si può affermare con una buona dose di sicurezza che dal 2015 i sevizi sociali e i trasferimenti erogati con l’Isee finalmente andranno a chi né ha diritto al netto dell’evasione che non è comunque verificabile in questa fase.”

E quindi ritorniamo a quanto rilevato all’inizio.

Per concludere sul tema “Ogni volta che si interviene il perimetro non è mai quello degli evasori fiscali” si vedano altri miei recenti post come:

Le iniquità dell'INPS e di Boeri, il suo populismo e la sua ricerca di pubblicità.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=674&Itemid=1

Renzi colluso con gli evasori: pagamenti in contanti fino a 3000 euro (prima 1000)

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=672&Itemid=1

Accordo Italia-Svizzera: quando il Ministro Tremonti disse che “i Paesi seri non fanno accordi con i paradisi fiscali”

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