Ricorre oggi il trentacinquesimo anniversario del terribile terremoto dell’Irpinia. Giusto ricordare le vittime: 2.735 morti e 8.850 feriti. Giusto anche ricordare che lo Stato ha stanziato fino al 2008 ben 32 miliardi di euro finiti per lo più nel nulla come sentenziò nel 1990 la Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal ex Presidente della Repubblica Scalfaro.

In quell’inchiesta furono coinvolte 87 persone tra cui politici come De Mita, Pomicino ( fa parte attualmente del Comitato per il Controllo strategico della pubblica amministrazione su nomina del ministro Rotondi), Scotti (attualmente Sottosegretario agli Esteri) , Gava (deceduto), De Lorenzo , Di Donato, in larga parte salvati dalla prescrizione, eccetto l’ex presidente della Regione Campania Antonio Fantini, poi segretario regionale dell’UDEUR, condannato a 2 anni e 10 mesi al processo d’appello per tangenti riguardanti gli appalti post-terremoto.

Tra i tanti sprechi e spese gonfiate ci sono alcuni casi eclatanti: la Fondovalle Sele, costata 24 miliardi di lire al chilometro, lo stadio comunale di San Gregorio Magno ( paese di circa 3mila abitanti in provincia di Salerno), costato più dello stadio San Paolo di Napoli. Alcuni giornalisti riuscirono a dimostrare che Avellino era la provincia italiana dove si vendevano più Mercedes e Volvo e dove, dopo il sisma, i possessori di yacht erano passati da 4 a oltre 100.

Spuntarono in aree agricole ville, piscine, aziende di barche da diporto in alta montagna, Nacquero enormi rioni abusivi tra Napoli e Provincia, alcuni dei quali diventati oggi le roccaforti dei clan.

I comuni effettivamente colpiti erano relativamente pochi: qualche decina i disastrati, un centinaio i danneggiati in modo più o meno grave. Nel maggio dell’81 però un decreto dell’allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani classificò come «gravemente danneggiati» (con un grado di distruzione dal 5 al 50% del patrimonio edilizio) oltre 280 comuni: viene ricompresa tutta la provincia di Avellino, Napoli e la popolosissima area metropolitana, 55 comuni del salernitano, 34 del potentino.

Caso emblematico, citato da Sergio Rizzo, nella primavera del 2009 la Corte dei conti ha emesso una condanna al pagamento di un danno erariale di 6 milioni di euro nei confronti del consorzio che aveva concesso lauti contributi alla Castelruggiano per aprire uno stabilimento di vini confezionati nell’area di Oliveto Citra (Salerno). Una fabbrica dalla quale «per una serie complessa di vicende culminate con il fallimento» come scrivono i magistrati contabili, non è mai uscito un litro di vino.

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