Personalmente sono a favore del project financing che è un ottimo strumento per realizzare opere promosse da privati che accettano di costruirle ottenendone la concessione per un certo numero di anni, recuperando l’investimento e conseguendo un giusto profitto dalla gestione. Tanto più di fronte alla difficoltà delle casse pubbliche di reperire denaro a tale scopo.

Ma naturalmente deve trattarsi di un’attività imprenditoriale con il conseguente rischio d’impresa assunto a carico dell’imprenditore medesimo.

Se invece il contratto tra concedente (lo Stato o la Regione) ed il concessionario (l’impresa privata che realizza l’opera) è concepito in modo tale che quest’ultimo non rischi nulla, allora capite che qualche cosa non funziona.

La Brebemi (bretella autostradale di collegamento tra Milano e Brescia), fatta per iniziativa di privati in project financing, finirà con il costare allo Stato 1,7 miliardi di Euro.

Secondo quanto riporta Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano di oggi (23 settembre 2015). Nei primi cinque mesi del 2014 la Brebemi ha incassato pedaggi per 11 milioni di Euro e pagato interessi alle banche per 101. Nel 2015 il traffico è raddoppiato ma è andato poco meglio: certamente di questo passo sarà impossibile ripagare i 2,4 miliardi del costo di costruzione. Ma nel contratto di project financing si scopre che c’è una clausola: in caso di perdite i privati possono immediatamente cedere l’autostrada allo Stato che sarebbe obbligato a pagarla quanto è costata, cioè 2,4 miliardi. Ed il 6 agosto il Cipe ha iniziato a coprire le perdite della società tirando fuori intanto i primi 260 milioni (altri 60 ce li metterà la Regione Lombardia) e allungando la concessione di sei anni.

La “splendida” convenzione di cui parliamo è stata scritta nel 2007 pensate un po’ da Corrado Passera per conto di banca Intesa. In quella convenzione la remunerazione dei privati fu alzata dal 3,59% all’8,90% e fu anche stabilito che in ogni caso, a fine concessione il privato avrebbe comunque avuto diritto a ricevere dal subentrante 1,2 miliardi. Fantastico no! E il rischio d’impresa? E chi se ne frega!

Ma vi è un altro splendido esempio ed è la “Pedemontana Veneta” (superstrada a pagamento destinata a collegare Montebelluna e Vicenza), project financing nato sotto il governo dei “due ladroni”: Galan e Chisso.

Mi permetto di suggerire a magistrati inquirenti o a chi è preposto a svolgere attività anti corruzione di leggersi l’interrogazione che presentai al Ministro delle Infrastrutture il 19 aprile 2007 (al tempo Ministro era Antonio Di Pietro) e che rimase priva di risposta. Era l’interrogazione n. 4-03362: potete leggerla per intero sul sito della Camera al seguente link: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=11125&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

Nella vicenda della Pedemontana Veneta (superstrada a pagamento destinata a collegare Montebelluna e Vicenza) fu proprio questo l’oggetto della mia interrogazione.

La convenzione prevedeva:

- un automatico adeguamento delle tariffe in base al tasso di inflazione, incrementato del 10% nel primo quinquennio, e che potrebbe continuare indefinitamente qualora non fosse raggiunto un accordo con il concedente su un diverso indicatore di qualità per l’adeguamento medesimo;

- la revisione del Piano Economico Finanziario per numerose circostanze tra le quali “modifiche alle condizioni di mercato avuto riguardo ai volumi di traffico assunti a base del piano economico finanziario;

- l’obbligo del concedente (Regione Veneto) ad assicurare il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario applicando misure di compensazione quali la rideterminazione delle tariffe, la ridefinizione dei conti pubblici, la proroga della concessione;

- l’obbligo del concedente (Regione Veneto) a corrispondere al concessionario un contributo in conto costruzione, un contributo in conto esercizio e un conguaglio annuale sulla base della differenza tra i pedaggi incassati e quelli previsti dal Piano Economico Finanziario.

In presenza di simili clausole è evidente che il concessionario risulterebbe privo di qualunque rischio d’impresa stante il meccanismo di salvaguardia operato dalla convenzione medesima. Tra l’altro il Proponente (l’impresa privata) potrebbe ipotizzare nel piano economico finanziario un traffico autostradale non verosimile e tale da giustificare l’opera al di là di ogni riferimento alla realtà, nella considerazione che comunque la convenzione lo libera dal rischio conseguente ad un traffico di gran lunga inferiore e quindi a una conseguente riduzione dei pedaggi rispetto alle previsioni.

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