Lo considero un "gran figlio di b.d" per ciò che ha combinato con Telecom. E non parlo della violazione della privacy, che gli vale un processo penale che, come tutti quelli dei potenti finirà in prescrizione. Ricordo al riguardo che nel novembre 2012 Tronchetti Provera è stato rinviato a giudizio con l’accusa di ricettazione per il caso Kroll nell'ambito della vicenda dei dati copiati dal computer di un dipendente dell’agenzia investigativa.  Il 17 luglio 2013 il Tribunale di Milano lo ha condannato in primo grado ad un anno e otto mesi di reclusione per il reato di ricettazione, concedendo le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena (poi coperta da indulto). Nel corso degli anni, i magistrati hanno archiviato 16 dei 17 capi d'imputazione contestati a Marco Tronchetti Provera (di associazione per delinquere e corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti dossier illegali fabbricati dalla security di Telecom quando era guidata da Giuliano Tavaroli) in quanto non sono emerse responsabilità a lui imputabili.

 

Io  mi riferisco invece al fatto che come imprenditore di Telecom ha portato al disastro il valore di borsa del titolo facendo perdere un sacco di soldi ai risparmiatori che vi avevano  investito. Ma lui nello stesso tempo con i suoi compensi fissi e variabili da amministratore delegato ha guadagnato assai più di quanto abbia perso come azionista.

 

Sulla cessione della Pirelli ai cinesi trovo che abbia pienamente ragione.

Parlare oggi di italianità per una grande impresa italiana è solo un vezzo radical chic che vecchi comunisti o giovani fascisti possono prendersi,  perché è totalmente illogico e non tiene conto di ciò che è oggi la competizione su scala mondiale.

Rispetto ad essa Pirelli era piccola e se vuol continuare a svolgere il ruolo di player nella sua attività ha bisogno di partner forti anche in posizione di maggioranza azionaria.

Così facendo gli si apre tra l’altro anche il mercato in futuro più grande al mondo che sarà quello cinese, dove se resta il marchio (e sono certo che così sarà) porterà il “made in Italy” su quel mercato e  ancora più nel mondo.

In più il fatto che altre aziende cinesi abbiano investito in Italia comporterà che la Cina avrà tutto l'interesse in futuro ad impegnarsi per aiutare la nostra economia a crescere.

Se qualcuno preferisce difendere l'italianità come fece Berlusconi con Alitalia, faccia pure con la consapevolezza però di sapere in anticipo come andrà a finire, anche sul piano occupazionale.

 

Ma vecchi comunisti e giovani fascisti hanno il cervello obnubilato dal nazionalismo, nuova parola d'ordine che suona male in bocca di coloro che in passato hanno aspramente combattuto la nascita del "patto atlantico" cosi come oggi si battono per l'uscita dalla “zona euro”.

Oltre evidentemente ad ex amministratori delegati ai cui piani di investimento gli azionisti hanno creduto poco licenziandoli.

Commenti   

#1 robertogol 2015-03-24 18:41
Mi perdoni avvocato, mi faccia capire una cosa :
Tronchetti vende la Pirelli ai cinesi, i quali porteranno tutta la produzione in Cina dei pneumatici ; i nostri operai si troveranno su una strada e lei mi viene a dire che ha fatto bene ? certamente per il suo portafoglio condivido, ma non per il bene dell' Italia !
Non mi ritengo ne un vecchio comunista e nemmeno un giovane fascista, ma un buon padre di famiglia ! Grazie

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