Il massiccio astensionismo verificatosi, come mai prima d’ora, nel voto per il rinnovo dei Consigli regionali dell’Emilia-Romagna e della Calabria, è ovviamente il riferimento di quasi tutti i commentatori politici, pur con sfumature diverse in sede di interpretazione.

Nessun dubbio invece sui numeri: in Emilia-Romagna 2 milioni e 150 mila elettori non si sono recati alle urne, diventando così il “partito” più grande e superando per la prima volta nella storia il numero complessivo dei voti validi, poco più di 1 milione e 200 mila schede.

. Tra i voti validi 535 mila sono andati al Partito Democratico (un quarto rispetto al numero delle astensioni, 677 mila voti in meno rispetto alle elezioni europee). E pensare che in passato l’affluenza più bassa era stata alle regionali 2010 (con il 68%, mentre alle europee era stata vicina al 70%). Secondo l’istituto Cattaneo “la forza più colpita dall’astensionismo è stato il Movimento 5 Stelle, che ha registrato una perdita di poco meno del 70% di suoi elettori che si sono rifugiati nel no voto. Poco meno di chi aveva votato PD alle europee di 6 mesi fa ha preferito non recarsi alle urne”. Pari a circa un 15% di tutto l’elettorato. Più contenuto l’astensione tra gli elettori del centrodestra, pari a circa al 30% dei voti raccolti alle ultime elezioni. Riepilogando: ne ha persi (in misura minore rispetto a FI e M5S), il Pd che rispetto alle Europee, registra 677mila voti in meno in E-R, 82.700 in Calabria. Ne ha persi Silvio Berlusconi sia in Calabria (4 elettori su 10) che in E-R (decremento del 63%). Ma il vero crollo è quello dei Cinque Stelle, che lasciano i 2/3 dei consensi in E-R rispetto alle Europee e il 76% dei voti in Calabria.

Svariati fattori hanno contribuito ad un tale esito, per altro da molti atteso.

Il primo, forse il più importante, è riconducibile agli scandali che hanno coinvolto i consiglieri regionali di tutti i partiti. Era nelle previsioni, visto che su 50 consiglieri regionali uscenti dell’Emilia-Romagna, ben 41 risultano indagati e pronti ad essere rinviati a giudizio con l’accusa di peculato. Cosa potevano attendersi una classe dirigente che nell’immaginario collettivo aveva usato denaro pubblico persino per fare shopping a luci rosse? E cosa poteva attendersi dopo che il presidente della giunta regionale dimissionario, Vasco Errani, era stato causa condannato in secondo grado a un anno di reclusione per falso.

Il secondo, almeno per l’elettorato di centro-sinistra, era connesso alle polemiche innescate tra Matteo Renzi e la Cgil, polemiche che in una regione “rossa” come l’Emilia-Romagna non potevano non lasciare il segno, addirittura con appelli al “non voto” da parte di leader sindacali.

Ciò che però sconvolge è il fatto diventa attacco diretto al premier da parte del suo partito. Stefano Fassina afferma testualmente: “una parte molto rilevante del Pd che aveva dato fiducia a Renzi in questo passaggio gli non rinnova la fiducia, si sente lontana da un Pd che si sposta verso gli interessi più forti, in profondo disaccordo sulle politiche sul lavoro e manda un messaggio chiaro”.

Se abbiamo diffusamente parlato della situazione emiliano-romagnola ciò non significa assolutamente che ciò renda meno grave il crollo dell’affluenza in Calabria (44% contro il 59,2% delle Regionali del 2010 e il 45,7% delle Europee). Anzi su di esso esprimo un giudizio ben più negativo perché qui i problemi sono enormi. Il primo è la composizione delle 8 liste che hanno sostenuto Oliverio, zeppe di riciclati dell’ultima ora. Come ha ricordato Lucio Musolino su Il Fatto Quotidiano “hanno trovato spazio trasformisti come Elio Belcastro (ex sottosegretario dei governi Berlusconi), Pasquale Tripodi (già Udeur), Rocco Sciarrone (ex consigliere provinciale di Forza Italia e organizzatore dei pullman di sostenitori da schierare sotto Palazzo Grazioli in difesa del Caimano) e Flora Sculco (figlia d’arte di Enzo, ex consigliere regionale della Margherita che, dopo aver lasciato la poltrona perché condannato a 4 anni per concussione, fondò, i “Demokratici” e sostenne Scopelliti). Il codice etico è rimasto chiuso nel cassetto. Antonio Scalzo è uno dei pochi consiglieri regionali uscenti ad essere stato ricandidato e pochi giorni dopo rinviato a giudizio per presunti illeciti nella gestione della Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.”

Senza dimenticare mai che qui si rinnova il Consiglio Regionale perché Giuseppe Scopelliti, ex di Forza Italia è stato costretto a lasciare la Regione per una condanna a sei anni.

Secondo Musolino “il secondo problema è tutto calabrese ed è dentro l’alta percentuale di consensi. Si tratta di quel 10-15% di voti manovrato dal sistema di affari che ruota attorno alla politica senza eccessive distinzioni di bandiere e di schieramenti che condiziona da sempre la vita della Regione e dei suoi apparati. Perché qui la rottamazione non è passata, strangolata nella culla dagli epigoni del fu Partito comunista. Una classe dirigente di uomini e donne che ha attraversato tutte le stagioni della vita politica. Sempre loro, candidati ovunque, famiglie e famigli, mogli e mariti, fratelli e sorelle, al governo reale o alla finta opposizione inciucista.

Le truppe di Berlusconi si sono divise in due tronconi, da una parte Forza Italia, dall’altra Ncd-Udc, tutti insieme non sono riusciti a far dimenticare la triste stagione di Scopelliti, i tre consiglieri regionali arrestati, lo scioglimento del Comune di Reggio per mafia, lo scandalo prossimo venturo dei rimborsi allegri alla Regione. In Calabria sarà il giorno della caduta degli dei per i fratelli Tonino e Pino Gentile, padroni del partito e signori delle clientele a Cosenza e dintorni. “Bisogna rispettare gli elettori, governeremo con le forze che hanno sostenuto Oliverio e il suo programma”, così il neogovernatore ha risposto alle indiscrezioni su possibili inciuci”

Non votano i calabresi stanchi della malapolitica, protestano e non si affidano al movimento di Grillo che non arriva al 5%, lontanissimo dal quorum e dalla speranza di portare almeno un candidato in Consiglio regionale. Quel 20% e più delle politiche è un mesto ricordo, i quattro deputati e due senatori eletti in quella occasione una chimera.

Ha scritto un blogger:

“Chi si è candidato alle regionali, che abbia guadagnato una poltrona o meno, dovrebbe chiedere ai giovani quale immagine hanno della politica, dei loro sindaci, degli uomini che dirigono i partiti.

Ci troveremmo di fronte ad una risposta ormai ovvia: “Sono tutti uguali”, “Rubano tutti”, “Non pensano a noi”. Frasi alle quali chi occupa una poltrona si è ormai abituato. Si è assuefatto.

E’ sempre più lontana l’idea di una democrazia partecipata che deve partire dalla tutela del bene comune e dei beni comuni. All’indignazione per gli sprechi deve seguire il percorso di ricostruzione dei meccanismi decisionali basati sulla trasparenza e rifuggendo da clientele e personalismi.”

Conclusioni.

A me pare che da questa prova elettorale esca ancora più forte la richiesta di etica e moralità nella gestione della cosa pubblica. Paradossalmente il rifugio nel “non voto” di tanti Italiani rende ancora più stimolante la sfida che essi lanciano a chi si propone di governare il Paese in futuro. Sembrano dire: “Se volete riconquistare il mio voto sapete cosa dovete fare!” Dunque oggi per chi voglia davvero considerare la politica come servizio si aprono spazi ancora più grandi perché è diventato enorme il serbatoio di voti da riconquistare. Ma etica e questione morale vanno anteposti a tutto. I programmi per salvare l’Italia dalla grave crisi economica in cui si trova e per creare occupazione sono essenziali, ma non permetteranno di raccogliere voti per governare se non ci saranno, come condizione preliminare, principi saldi sul piano etico che devono essere resi palesi in modo chiaro e trasparente e soprattutto resi operativi senza guardare in faccia a nessuno.

C’è all’orizzonte un movimento capace di trasformarsi in partito su queste basi? E capace di rendersi tanto “casa di vetro” da permettere a chiunque ed in qualunque momento di guardare ciò che avviene al suo interno?

Se la risposta è “si” c’è ancora speranza di salvare l’Italia!

Commenti   

#2 Antonio Borghesi 2014-11-30 01:38
Si. Io credo che il movimento Italia Unica fondato da Corrado Passera voglia seguire una linea del genere. io vi ho aderito per questo.
#1 edoardo 2014-11-29 18:39
"C’è all’orizzonte un movimento capace di trasformarsi in partito su queste basi? E capace di rendersi tanto “casa di vetro” da permettere a chiunque ed in qualunque momento di guardare ciò che avviene al suo interno?

Se la risposta è “si” c’è ancora speranza di salvare l’Italia!"

Vorrei sapere se c'è qualcosa di concreto all'orizzonte...

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