Nei giorni scorsi tutti i mezzi di informazione hanno ripreso il grido d’allarme di Carlo Cottarelli, Commissario alla “spending rewiew”, a proposito del numero dei Comuni italiani. Dice Cottarelli: "ottomila Comuni sono troppi, bisognerebbe pensare ad una riduzione che renda più facile il coordinamento". Ascoltato dalla Commissione bicamerale sull'anagrafe tributaria, aggiunge ancora: “Un taglio non si può però imporre tout court. Per questo, bisognerebbe anche prevedere "un meccanismo premiale per le amministrazioni che si mettono assieme".

Giusta l’analisi (ogni Comune è un centro di spesa autonomo e più sono i centri di spesa autonomi più diventa complicato porre in essere una qualche forma di controllo sulla medesima), sbagliata la soluzione.

Cottarelli, che da trent’anni vive in America non conosce l’attaccamento che ogni italiano ha per il proprio campanile, tanto che anche in passato i tentativi di arrivare ad una fusione volontaria tra comuni sono miseramente falliti. Anche quando il premio era un consistente aumento di risorse pubbliche a disposizione.

Da anni vado proponendo una soluzione ad elevato grado di fattibilità, che negli anni in cui sono stato parlamentare ho più volte proposto ai vari governi che si sono succeduti, sia sotto forma di contro-manovra, sia sotto forma di progetto di legge.

In cosa si sostanzia fondamentalmente la mia proposta, la cui versione integrale è rintracciabile al link qui riportato http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0051470.pdf

La proposta di legge (la numero 4494, presentata l’8 luglio 2011) è così denominata: “Disposizioni per la formazione di unioni tra i comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti nonché modifica all’articolo 32 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Nel presentare il progetto rilevo tra l’altro come “La crisi e il processo di globalizza- zione impongono la necessità di superare le frammentazioni e di presentare i territori come entità coese, organizzate e rappresentative dei bisogni sociali ed economici della collettività. Le unioni possono rappresentare un utile strumento per superare le difficoltà che i comuni di piccole e medie dimensioni incontrano nel reperire le risorse finanziarie necessarie alla fornitura di servizi per la collettività.” “L’unione di comuni, se opera correttamente, può consentire una maggiore efficacia ed efficienza nella spesa per servizi con effetti favorevoli sulla crescita economica delle aree interessate dall’unione. I fattori che possono rendere conveniente l’istituzione di un’unione di comuni sono i seguenti: un miglioramento qualitativo dei servizi (anche in rapporto al loro costo); una gestione più razionale delle risorse (anche umane) e un taglio dei costi; un miglioramento quantitativo dei servizi; un maggiore potere contrattuale nella richiesta di contributi allo Stato, alla regione o all’Unione europea.” “I comuni sono la più antica istituzione italiana, quella più vicina ai cittadini e non è possibile pensare di sopprimerla. La proposta di legge prevede, dunque, fermi restando il consiglio comunale e il sindaco, che tutti i servizi comunali siano affidati a una unione tra comuni (senza alcun costo aggiuntivo a carico dei comuni) in modo da raggiungere una soglia minima di 20.000-25.000 cittadini amministrati. Si avrebbero così circa 450 centri di spesa rispetto ai circa 8.000 di oggi. Attualmente anche il più piccolo dei comuni ha un servizio demografico, un servizio tecnico, un servizio di contabilità, un servizio di assistenza sociale, un servizio di polizia comunale, un servizio elettorale e così via. Con questa riforma tali servizi dovranno essere affidati obbligatoriamente all’unione tra comuni, alla quale sarà trasferito tutto il personale. Ciò permetterà sensibili riduzioni dei costi, almeno del 20 per cento di quelli attuali. Poiché attualmente i comuni con meno di 5.000 abitanti spendono per il personale circa 2,5 miliardi di euro, non è impossibile conseguire a regime un risparmio di almeno 500 milioni di euro. In totale stiamo parlando di circa 3 miliardi di euro. Lo statuto deve prevedere che il consiglio dell’unione sia composto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, da un numero di consiglieri, eletti dai singoli consigli dei comuni dell’unione tra i propri componenti, uguale a quello disposto per i comuni di dimensioni pari alla popola- zione complessiva dell’unione, garantendo la rappresentanza della minoranza; il consiglio elegge il presidente scelto tra i sindaci dei comuni facenti parte dell’unione, ed elegge gli assessori scelti tra i consiglieri in numero pari a quello disposto per i comuni di dimensioni pari alla popolazione complessiva dell’unione. Le giunte dei singoli comuni che aderiscono all’unione sono soppresse. “

Come si vede meccanismi semplici che, lascerebbero che ogni cittadino potesse continuare a riconoscersi nel gonfalone del suo Comune, ma al tempo stesso darebbero un grande apporto alla riduzione della spesa pubblica (come detto non meno di 3 miliardi di euro all’anno).

Ho riproposto più volte queste linee guida nel corso della scorsa legislatura e l’unica soddisfazione che ho avuto è stato il suo accoglimento da parte dell’ex Ministro Calderoli, che, nella legge sul federalismo fiscale, la previde come meccanismo premiante nella distribuzione di risorse pubbliche, anche se riferita a unioni di 5000 abitanti in luogo di 20.000.

Commenti   

#2 Antonio Borghesi 2014-10-19 00:50
La ringrazio per le sue osservazioni che condivido. In effetti la mia proposta di legge prevedeva che tutte ke competenze, comprese quelle da lei citate, andassero in capo alle unioni. Il sindaco ed i consigli dei singoli comuni mantengono solo funzioni di rappresentanza.
#1 frizziero 2014-10-18 13:29
Da sempre il problema dei piccoli Comuni è trattato con superficialità costante dimenticando che esistono storia, tradizioni, identità, fattori che non facilitano le fusioni dei Comuni, recentemente rigettate nonostante gli incentivi economici. Seguo il problema da quanto (dal 1976 al 1985) ero nel direttivo dell'ANCI (da Sindaco di Sondrio) e ne ho scritto a iosa, ora sul giornale da me diretto "La Gazzetta di Sondrio". Condivido, e lo pubblico, l'articolo. Avrei alcune osservazioni. Ne faccio una che ritengo fondamentale: abolizione dello Stato Civile nei Comuni e trasferimento alle Unioni (idem per il Segretario comunale). Infine ricordo che la Francia, notoriamente con un efficiente P.A. di Comuni ne ha oltre 35.000, più del quadruplo dei nostri...
Alberto Frizziero Sondrio

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