Il marciume che è emerso in queste settimane sulla vicenda del MOSE è solo uno dei tanti modi di un sistema perverso messo in atto da parte della Regione del Veneto, guidata da Galan e Chisso, e che ha permesso a speculatori e avventurieri di essere sempre presenti ai banchetti delle opere pubbliche venete.

Suggerisco ad esempio ai magistrati inquirenti o a chi è preposto a svolgere attività anti corruzione di leggersi l’interrogazione che presentai al Ministro delle Infrastrutture il 19 aprile 2007 (al tempo Ministro era Antonio Di Pietro) e che è rimasta priva di risposta. Era l’interrogazione n. 4-03362: potete leggerla per intero sul sito della Camera al seguente link: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=11125&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

La Regione Veneto guidata da Galan e Chisso ha fatto largo ricorso alla cosiddetta “finanza di progetto”,

che in sostanza prevede che un imprenditore si assuma l’impegno di costruire un’opera a fronte della possibilità di gestirla per un certo periodo di tempo, ripagando così l’investimento. E non solo per le strade, ma anche per ospedali, eccetera.

In sé si tratta di una buona formula poiché permette di realizzare le opere senza che lo Stato o la Regione debbano usare fondi pubblici.

Se però il contratto tra concedente (in questo caso la Regione del Veneto) ed il concessionario (l’impresa privata che realizza l’opera) è concepito in modo tale che quest’ultimo non rischi nulla, allora capite che qualche cosa non funzione.

Nella vicenda della Pedemontana Veneta (superstrada a pagamento destinata a collegare Montebelluna e Vicenza) fu proprio questo l’oggetto della mia interrogazione.

La convenzione prevedeva:

- un automatico adeguamento delle tariffe in base al tasso di inflazione, incrementato del 10% nel primo quinquennio, e che potrebbe continuare indefinitamente qualora non fosse raggiunto un accordo con il concedente su un diverso indicatore di qualità per l’adeguamento medesimo;

-  la revisione del Piano Economico Finanziario per numerose circostanze tra le quali “modifiche alle condizioni di mercato avuto riguardo ai volumi di traffico assunti a base del piano economico finanziario;

- l’obbligo del concedente (Regione Veneto) ad assicurare il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario applicando misure di compensazione quali la rideterminazione delle tariffe, la ridefinizione dei conti pubblici, la proroga della concessione;

- l’obbligo del concedente (Regione Veneto) a corrispondere al concessionario un contributo in conto costruzione, un contributo in conto esercizio e un conguaglio annuale sulla base della differenza tra i pedaggi incassati e quelli previsti dal Piano Economico Finanziario.

In presenza di simili clausole è evidente che il concessionario risulterebbe privo di qualunque rischio d’impresa stante il meccanismo di salvaguardia operato dalla convenzione medesima. Tra l’altro il Proponente (l’impresa privata) potrebbe ipotizzare nel piano economico finanziario un traffico autostradale non verosimile e tale da giustificare l’opera al di là di ogni riferimento alla realtà, nella considerazione che comunque la convenzione lo libera dal rischio conseguente ad un traffico di gran lunga inferiore e quindi a una conseguente riduzione dei pedaggi rispetto alle previsioni.

 

A questa mia interrogazione:

-Chisso rispose con il seguente comunicato stampa: (AVN) – Venezia, 6 febbraio 2007 “Borghesi ha evidentemente letto una convenzione che con la Pedemontana Veneta non ha nulla a che fare”. E’ stupita la replica dell’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso alle dichiarazioni sull’argomento rilasciate alla stampa dell’on Antonio Borghesi. “Parla di buchi finanziari, che dovrebbero essere coperti dal pubblico e di assenza di rischio d’impresa. Be’, da un contributo pubblico richiesto da Pedemontana Veneta di oltre 400 milioni di euro – spiega Chisso – si è scesi ad un contributo pubblico di 243 milioni, oltre ad un contributo in conto esercizio legato al traffico, che è meramente eventuale. Se non ci fosse alcun rischio d’impresa – aggiunge l’assessore regionale – alla gara europea in corso avrebbero partecipato frotte di aziende, e invece si sono presentati solo due colossi europei”. “Ho l’impressione che simili esternazioni abbiano solo lo scopo di ottenere spazi e rilevanza mediatici. In ogni caso – conclude Chisso – invito l’on. Borghesi ad un incontro per potergli spiegare ogni dettaglio e fugare di persona qualsiasi dubbio possa avere”.

-Galan qualche anno dopo rilasciava la seguente dichiarazione: Su mia richiesta oggi il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per la realizzazione della superstrada Pedemontana veneta, al fine di risolvere la situazione di blocco di traffico che determina gravi riflessi sia sull’economia regionale sia sulla qualità della vita dei cittadini residenti nelle fasce pedemontane trevigiane e vicentine. Nei prossimi giorni il Presidente del Consiglio dei Ministri nominerà un Commissario delegato con i poteri necessari per giungere ad una rapida realizzazione di questa infrastruttura fondamentale per il Veneto, che da troppo tempo è attesa. Esprimo sia un ringraziamento al Governo per aver accolto la richiesta, sia la mia soddisfazione perché in questo modo si riuscirà certamente a recuperare il tempo finora perduto. Il modello veneto ha già dimostrato con il Passante di Mestre di essere in grado di realizzare infrastrutture importanti in tempi record a livello nazionale e sono certo che altrettanto accadrà per la Pedemontana Veneta.

Conclusione: i due signori in questione sono oggi alle prese con l’arresto anche se solo per la vicenda Mose. La lettura della vicenda “Pedemontana Veneta” dovrebbe far riflettere sull’opacità di tutto il sistema Galan-Chisso

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