Abbiamo finalmente un giovane premier (38 anni), ma abbiamo il Presidente della Repubblica che di anni ne ha 89, il Presidente del principale gruppo bancario italiano (Giovanni Bazoli – Gruppo Intesa) che ne ha 82, il Presidente della Fondazione Cariplo (Giuseppe Guzzetti) che ne ha 80, il Presidente di Confcommercio (Carlo Sangalli) che ne ha 77, il Presidente del Cnel (Antonio Marzano) che ne ha 79.

Secondo Sandro Catani, autore del libro-inchiesta “Gerontocrazia”, l’economia italiana è tenuta in ostaggio da 400 persone, che lui si è preso la briga di elencare.

Sono imprenditori, manager, banchieri, professori, consulenti, avvocati, sindacalisti, regolatori del mercato. Queste 400 persone hanno una media di 66 anni……. Generalmente i 400 si danno del tu e si frequentano in occasione del meeting Ambrosetti a Cernobbio, della Relazione del governatore della Banca d’Italia, dell’assemblea della Confindustria, delle riunioni dell’Aspen. Chi salta un turno, può recuperare a Davos, Capri o persino in occasione del più popolare meeting di Rimini.

Catani sostiene che l’elite economica rappresenta un sistema bloccato ed è corresponsabile del declino italiano. Di questo la gente ha scarsa consapevolezza perché – a differenza della politica – l’oligarchia economica è trattata con benevolenza dai media, che peraltro controlla.

La gerontocrazia è presente ovunque. L’età media delle tre figure di vertice della prestigiosa Università Bocconi - presidente, vicepresidente, amministratore delegato – è di 77 anni. E’ del 1932 Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo. Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano, terminerà il mandato all’età di 80 anni. Compirà 80 anni l’anno prossimo Antonio Marzano, che guida il Cnel. Dino de Poli, presidente della Fondazione Cassamarca, è stato confermato sino al 2018, quando sarà ottantanovenne. Giuseppe Guzzetti lascerà la Fondazione Cariplo quando avrà compiuto 85 anni. Si avvia verso gli 80 la banchiera suor Giuliana Galli, vice della Compagnia di San Paolo, mentre li compirà in ottobre Enrico Bondi, l’uomo della provvidenza chiamato a revisionare in rapida sequenza la spesa pubblica, le liste elettorali di Scelta Civica e il gruppo Ilva.

Le leggi italiane raramente si occupano dell’età massima.

Ne esiste una (la 248/2006) che prevede che non possano essere assegnati incarichi dirigenziali a chi abbia raggiunto l’età pensionabile (67 anni), ma non pare sia realmente osservata.

Per i “Giudici di pace” è previsto il limite di 70 anni.

In un Paese come la Cina è stabilito che i dirigenti del partito comunista debbano lasciare l’incarico quando raggiungono i 68 anni, mentre per i Ministri e gli incarichi nei governi locali il limite d’età è di 65 anni.

Persino nella Chiesa Benedetto XVI ha continuato come i suoi due immediati predecessori a mettere a riposo vescovi e cardinali a 75 anni, come vuole la norma stabilita da Paolo VI.

In base al codice di diritto canonico, vale a dire il testo approvato nel 1983 e firmato da Giovanni Paolo II al suo quinto anno di pontificato, i vescovi sono tenuti a presentare le dimissioni dal governo pastorale delle loro diocesi nelle mani del Pontefice al compimento dei 75 anni d’età in applicazione del primo paragrafo del canone numero 401.

Ed allora possiamo stabilire in Italia il principio che oltre i 75 non si possono avere più incarichi pubblici: non si può essere deputati, senatori, ministri, sottosegretari e così via. E quando si compie il 75° anno ci si deve dimettere!

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