Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro. Né in Italia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono.

Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è: Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde……Così pure si usa governare in Inghilterra, con altre formule di parrocchie, borghi, città, contee, regni e principati; così si fa negli Stati Uniti, nelle federazioni canadese, sudafricana, australiana e nella Nuova Zelanda.

Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali (che negli Stati Uniti si dicono anche statali), senza attendere il la od il permesso dal governo centrale.”

Così Luigi Einaudi scriveva in un supplemento alla Gazzetta ticinese, “L’Italia e il secondo risorgimento”, sotto lo pseudonimo di Junius. Era il 17 luglio 1944, giusto 70 anni fa.

Ma i prefetti, rafforzati dal regime fascista come strumento di penetrante controllo centrale sul territorio, erano già una casta potente. Tanto potente da impedire da impedire non solo che andasse in discussione la loro soppressione, ma persino il loro accorpamento.

Eppure proposte in tal senso ne sono state fatte anche nella scorsa legislatura.

Basti dire che già nella “Contromanovra 2011” da me elaborata per Idv ne avevo inserito l’abolizione, che tuttavia non incontrava il consenso di Di Pietro, da ex poliziotto sensibile a quella casta.

Il 14 giugno 2010 intervenendo in aula nella discussione sul disegno di legge sulla “Carta delle autonomie” dissi tra l’altro: “Lo stesso dicasi per le prefetture, per le quali prima si prevede la loro riduzione e poi si cancella tale previsione. Sapete quanto costano le prefetture ogni anno? Quasi un miliardo. Chiaramente non è che si risparmi tutto, eppure anche in questo caso prima si doveva fare un intervento, addirittura era prevista l'intera soppressione, la riduzione ad una prefettura per ogni regione, poi improvvisamente anche lì si è avuta la soppressione della modifica, così come si evince se andiamo a vedere cos'è successo in Commissione. Noi ve lo riproporremo anche domani e staremo anche attenti a vedere come si voterà su questi aspetti.”

E il 23 gennaio 2012, nel mio intervento sul “Milleproroghe”, attaccavo frontalmente il governo reo “di continuare a spendere del denaro per le opere necessarie alla creazione delle prefetture in alcune province di nuova istituzione (Monza, Fermo, Barletta-Andria-Trani). È incomprensibile, perché il Governo giustamente - e noi lo appoggeremmo fino in fondo - ha avviato un percorso che finalmente dovrebbe portare all'abolizione delle province. Già di per sé l'idea che si potesse mantenere la vigilanza da parte delle prefetture, che già prima vigilavano in quei territori, sarebbe stata una cosa buona da fare. Si sono investiti 50 milioni di euro (non stiamo parlando di bruscoletti anche qui).”

Sul costo delle prefetture si è molto discusso.

Secondo qualcuno le prefetture costano oltre mezzo miliardo all’anno, di cui quasi l’80% se ne va in costi di personale. Le retribuzioni variano dai 57 mila euro del vice prefetto aggiunto ai 151 mila del prefetto e, secondo un’inchiesta de il Fatto Quotidiano, sono cresciute del 57% negli ultimi dieci anni, contro un aumento del 30% registrato dagli stipendi degli altri dipendenti pubblici.

Mediamente, le prefetture costerebbero 10 euro a cittadino, ma un monitoraggio eseguito la scorsa estate dal ministero della Funzione pubblica ha rilevato non poche anomalie: a Milano solo 3,89 euro per abitante, a Torino 4,82, a Bergamo 5,38, a Roma 6,27. Ma a L’Aquila diventano 22,27 per abitante, a Campobasso 25,08 e ad Isernia addirittura 42,34 euro.

La Commissione tecnica della finanza pubblica, istituita dalla Finanziaria 2007 e soppressa dal governo Berlusconi, nelle conclusioni de “La revisione della spesa pubblica-Rapporto 2008” scrive che “l’incidenza del costo delle Prefetture sulla spesa complessiva del Ministero dell’Interno, al netto dei trasferimenti agli enti locali è del 13% (mentre è il 15% per la rete dei VV.FF. e 68% per la rete di Pubblica Sicurezza). Secondo la Commissione la spesa complessiva per i tre comparti (Prefetture, Pubblica Sicurezza e Vigili del Fuoco) è di circa 12 miliardi di euro. Se così è le prefetture costano 1,7 miliardi di euro.

Il personale di Carriera prefettizia era di 1.561 unità mentre il personale dipendente impiegato nella rete delle Prefetture ammontava a 9.441 unità.

La spesa annuale complessiva del dicastero per i fitti di immobili ammontava a 47 mln di euro, ma nel corso degli anni si erano accumulati debiti nel pagamento dei canoni – dettati da “insufficienza di risorse” – che alla fine del 2006 ammontavano a 28 mln di euro (da ciò ne consegue che l’indicazione delle spese annuali per consumi intermedi non sono da considerarsi “valide”; il vulnus è nel fatto che pagamenti non effettuati non entrano nel comparto delle spese, ma il “non speso” si tramuta, in altra parte del bilancio, in debiti!).

Le competenze delle prefetture sono talmente marginali (sfratti, immigrazione, cittadinanza, tossicodipendenza, servizi elettorali) e non complessi che potrebbero essere assegnati al sindaco del capoluogo.

Commenti   

#2 carlo 2014-04-22 13:42
Concordo con la soppressione, ma ammesso che sia possibile girare le competenze al sindaco, mi domando quale sia la sorte dei dipendenti. Voglio dire se in passato sono stati fatti degli sprechi ed errori, non devono farsene altri nella direzione opposta. Il principio della soppressione è giusto, ma capire gli effetti collaterali che ricadono su normali cittadini e su eventuali utilità ad essi connessi è un dovere.
Diversamente la spending review la potrebbe fare anche un sarto.
#1 mauriziodecolle 2014-04-19 10:08
A mio parere la struttura prefettizia dovrebbe avere il compito di garantire il rispetto dei principi costituzionali e la corretta applicazione delle leggi sul territorio.Diventa indispensabile in un sistema che attribuisce il potere di legiferare e normare ad una pluralità di soggetti istituzionali.
Maurizio de Colle
Maurizio de Colle

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