Europee 2009: c’è un partito di nome Idv che veleggia oltre l'8%. Oggi la stessa sigla (ormai rimasta tale) si ripresenta inspiegabilmente da sola, forte solo apparentemente di uno 0,5% del consenso popolare: il neo segretario proclama di volere affermare la propria (sua personale?) identità, ed un valore storico non di poco conto.

Come era infatti facilmente prevedibile, sono stati proprio i conti l'unica politica pervenuta dei dipietristi al comando, attaccati al tesoretto già in cassa, più l’ultimo rimborso, per il quale vi era la stata la promessa mai mantenuta di restituzione alle casse dello Stato. Tutti ricorderanno la solenne dichiarazione di Antonio Di Pietro in data 25 aprile 2012: “Noi abbiamo deliberato che a giugno [2013 ndr], quando ci sarà l’ultima rata del finanziamento pubblico per le elezioni politiche del 2008, che per noi dell’Idv ammonta a circa 4 milioni di euro, consegneremo quell’assegno al Ministro Fornero affinché lo possa dare alle fasce più deboli che ne hanno bisogno”.

Dopo quel congresso, che un Presidente convalidò di suo arbitrio contro il parere dei garanti (ad eccezione del garante del candidato vincitore, l’europarlamentare Uggias, che nel frattempo, come è stato poi accertato, con i fondi dell’Europarlamento stava pagando uno stipendio al responsabile dell’organizzazione del Congresso, nonché futuro tesoriere dell’Idv), ha avuto inizio la “nuova” gestione.


Dopo quel congresso - potremo dire – è iniziata la “finanza allegra” della nuova dirigenza, con spreco di soldi pubblici in convegni dai contenuti improbabili (dove, come si nota dalle fotografie sono sovente più numerosi i relatori che il pubblico, al netto del valore scientifico dei relatori) e auto celebrazioni giustificate da alibi imbarazzanti (la bufala degli 80mld del patrimonio della mafia per esempio), stipendi e consulenze ai dirigenti e collaborazioni d'oro.

Ma ora i conti non tornano più e forse il “redde rationem” è più vicino di quanto non possa apparire. Per il momento nessuno dei rendiconti trimestrali analitici della tanto sbandierata trasparenza della nuova dirigenza è stato pubblicato!

Antonio Di Pietro si deve essere accorto che gli allievi hanno superato il maestro e quando ha chiesto di mettere doverosi paletti all’uso della cassa, è stato messo in minoranza. Gli hanno persino fatto saltare la sua candidatura alle Europee che gli avrebbe dato un po’ di vita ed anche un po’ di soldi da spendere. Pare che cinque anni fa abbia ricevuto una dote di circa 400.000 euro di cui parlò la Giannini nel noto servizio di Report. A proposito, chissà se Di Pietro li ha rendicontati al partito?

E' tempo di bilanci infatti, e quest'anno c'è l'obbligo di certificazione da parte di una società di revisione, ciò che può complicare le cose: quello dello scorso anno, io, unico dell’Ufficio di Presidenza, non lo ho firmato perché presentava una serie di anomalie, che la società di revisione (allora su basi solo volontarie) accolse non senza adeguati rilievi. Per altro l’allora tesoriere aveva prefigurato un andamento tendenziale delle spese che probabilmente sarà stato assai superiore, proprio in relazione alla nuova gestione. Penso a costose campagne con manifesti giganti della faccia di Messina. Penso ad esempio al mantenimento di una dispendiosa segreteria per Antonio Di Pietro, pur titolare di una carica solo onorifica. Penso ai costi dei nuovi dirigenti. Penso alla loro segreteria fatta di persone a 3.000 euro netti al mese, più rimborsi spese, più segretaria. Se così fosse parliamo di qualche cosa come 500.000 euro al mese, che appare follia per un partito che, anche a credere ai sondaggi, non ha mai superato lo 0,8% dei consensi elettorali. Se poi dovesse emergere, come può capitare, qualche imprevisto, sotto forma di soccombenza in qualche contenzioso in essere, l’epilogo sarebbe davvero vicino (sono ammessi libri in Tribunale per un partito-associazione?).

Mi domando allora: 16 MILIONI di euro di patrimonio, consegnati ai nuovi dirigenti, non sono neppure bastati ad arrestare una china inesorabile verso il basso? (Stento a pensare che Idv alle prossime elezioni europee senza Di Pietro capolista in tutte le circoscrizioni possa superare lo 0,5%!)

Io avevo previsto che in un anno con quella dirigenza il partito sarebbe arrivato allo “sciogliete le righe” (La fine di Idv? Tra un anno: una fondazione e poi lo scioglimento! http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=608&Itemid=1),  ma immaginavo una bella fondazione nella quale travasare le casse: tanto più che Di Pietro nell’Ufficio di Presidenza svoltosi il giorno successivo alle ultime elezioni politiche aveva dichiarato che “lui avrebbe continuato a fare politica” ed “avrebbe organizzato un’altra realtà”. Ora temo di dovermi ricredere, perché forse i soldi dei contribuenti sono già finiti.

E a nome di quel 8% di italiani che votarono Idv alle ultime Europee spero che qualcuno vada anche a verificare come!

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