La vita privata di Flavio Tosi non mi interessa. Quello che fa nella sua intimità neppure, a condizione che ciò che fa non lo renda ricattabile. Chi ricopre incarichi pubblici non può essere ricattabile.

Come è noto Tosi ha cercato di evitare che ieri Report andasse in onda, depositando alla Procura della Repubblica alcuni filmati e presentando una querela “preventiva”.

Milena Gabanelli ha deciso di mandare in onda ugualmente la trasmissione chiedendosi in particolare come mai Tosi abbia depositato in Procura solo parte delle registrazioni. Come scrive il quotidiano di Verona, L’Arena: “Ne esce un quadro a tinte fosche della città tra presunti faccendieri, giri di finanziamenti politici, amicizie opache, rapporti «border line» con ambienti delle famiglie calabresi ma restano tutte da dimostrare sia le prove concrete sia l'esistenza dei fantomatici filmini o foto compromettenti per il sindaco.”

Ieri abbiamo visto le registrazioni integrali e ciò che abbiamo visto è sufficiente a dire che un “sistema Tosi” esiste a Verona e che siamo in presenza di molte cose da chiarire sulla gestione della città. Mi aspetto che ora il Procuratore della Repubblica interroghi immediatamente le persone coinvolte ed in particolare Massimo Giacobbo e Sergio Borsato, le cui dichiarazioni sono gravissime.

Nei filmati si è visto anche Tosi in Calabria, in una riunione conviviale per la ricerca di sostegno alla sua Fondazione “Ricostruiamo il Paese”: a quella cena, seduto accanto a Tosi, vi era, tra gli altri, il Presidente della Provincia di Crotone Stanislao Zurlo (indagato per voto di scambio per collusione con il boss Vrenna), Katia Forte e un tale  Raffaele Vrenna. Nel filmato si sente nitidamente Katia Forte omaggiare e ringraziare Raffaele Vrenna.

Per chi volesse conoscere qualche cosa di più della cosca Vrenna, basta andare al link seguente (http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/007/00000010.pdf ) dove si evidenziano le infiltrazioni della ndrangheta in Provincia di Crotone, così come approvate dal rapporto della “Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Attività Illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti in Calabria” svoltasi nella scorsa legislatura.

Quanto a Katia Forte, consigliere comunale di Verona, figlia di Giovanni Forte Pompei, “imprenditore” calabrese trapiantato a Verona e che operava nel settore degli appalti pubblici delle “pulizie”, i cui trascorsi giudiziari sono ben noti ai veronesi, posso solo ricordare un episodio di molti anni per dimostrare la contiguità di vita e di relazione di questi personaggi alla malavita organizzata calabrese. La signora Forte è anche la compagna di un noto ex deputato di Forza Italia.

Ero presidente della Provincia di Verona ed un certo giorno del 1996 o 1997 ricevetti una telefonata dalla signora Forte, la quale mi chiese la disponibilità della sala di rappresentanza della Provincia (la “Sala Rossa”) per la presentazione di una nuova iniziativa imprenditoriale a Verona di un imprenditore calabrese del settore della gioielleria. Chiese anche la mia presenza poiché avrebbe partecipato il presidente della Provincia di Crotone. Sul momento non ravvisai motivi ostativi e concessi la sala. Ovviamente ero a conoscenza delle vicende giudiziarie del padre, ma penso sempre che “le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”. Qualche giorno prima dell’evento mi venne tuttavia segnalato che l’imprenditore in questione aveva già subito in Calabria una condanna per collusione con la criminalità organizzata. Non ebbi alcun dubbio nel decidere immediatamente che non avrei partecipato a quella presentazione. Lo comunicai alla signora Forte ed anche al mio collega presidente della Provincia di Crotone, che decise che lui che avrebbe rinunciato all’invito. Ciononostante la cerimonia si svolse ugualmente senza presenza di alcuna autorità politica.

E’ evidente che in questi anni la continuità di quella signora con personaggi discutibili sia proseguita, ma quello che stupisce è che il sindaco Tosi abbia certe frequentazioni. Un uomo che riveste un incarico pubblico dovrebbe evitarle.

Credo che a questo punto farebbe anche bene a trarne le dovute conseguenze. Non è ammissibile che il sindaco di Verona ceni con soggetto che l’antimafia dichiara “border line”.

La prima elezione di Tosi fu salutata come il rinnovamento. Negli anni della sua gestione la città non solo non è migliorata ma i suoi cittadini sono stati fortemente depauperati della sua ricchezza, attraverso il disastro degli uomini messi a governare le partecipate (aeroporto, autostrada “Serenissima”, ecc.) e con operazioni di finanza creativa molto discutibili, volte a trasferire risorse al Comune, utilizzando cassa e patrimonio dei veronesi e non del sindaco.

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