Anche i dati Irpef 2012 confermano la situazione ben nota. Il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è di 17.470 euro mentre quello dei dipendenti 20.280. Solo lo 0,07% dei contribuenti dichiara più di 300 mila euro.

I dati sono impietosi e dimostrano ancora una volta che l’Italia è il Paese degli evasori fiscali.

Eppure Renzi, avendo i “grandi giornali indipendenti” come altoparlante, ha sbandierato tutta una serie di azioni, per il momento solo di facciata, dalla falsa abolizione delle province, alla vendita di una decina di auto blu intanto che ne sta comprando più di mille, alla questione morale intanto che imbarca nel governo la Barracu indagata e salva la Brambilla, ai tagli agli F35 intanto che il ministro Pinotti dichiara ai vertici militari che non cambia nulla, agli 80 euro al mese in busta paga che rischiano di essere una una tantum.

E sull’evasione fiscale? Nulla di preciso viene dichiarato. Eppure sarebbe semplice provarci. Basterebbero alcune norme draconiane:

1. Ridurre al minimo la possibilità dell’uso del contante

2. Dare al redditometro efficacia immediata

3. Prevedere ogni anno forme di conflitto d’interesse tra contribuente e imprese/professionisti

4. Confisca dei beni (con la stessa legge prevista per i mafiosi) costituiti illegalmente all’estero, dopo aver dato 60 giorni per la loro denuncia con pagamento di una tassa adeguata

5. Pubblicazione dei redditi dei contribuenti ai fini di un adeguato controllo sociale

6. Automatica destinazione del risultato della lotta all’evasione a riduzione delle tasse

Senza dimenticare una questione particolarmente scottante che tutti sembrano dimenticare. Non c’è solo l’evasione fiscale: nel giro d pochi anni i residui attivi dello Stato sono passati da circa a 100 a 200 miliardi di euro. Per chi non lo sapesse i residui attivi sono entrate accertate (cioè dovute) e non incassate. In definitiva tasse che lo Stato non riesce ad introitare. E’ del tutto sconcertante che in una audizione, tenutasi al Senato la scorsa settimana, l’amministratore delegato di Equitalia ha dichiarato che tra il 2000 ed 2014 le imposte accertate sono state di 894 miliardi, dei quali tuttavia un quarto (circa 200 miliardi) si sono dimostrati errati ed un altro quarto (altri 200 miliardi) riferibili a fallimenti, cessazioni, morti e quindi non riscuotibili. Dell’altra metà (circa 450 miliardi), Equitalia è riuscita a riscuotere circa 60 miliardi (meno dell’8% del totale). Con tutto ciò La società dichiara che garantisce allo Stato una riscossione di 8 miliardi all’anno contro una media di 3 dei precedenti “riscossori”.

Ciò che a me preme sottolineare è la quota di “non riscosso” generata da fallimenti e cessazioni. Per molti “falsi” imprenditori è diventata un “modo di vita”: società che vengono aperte, guadagnano, dichiarano i redditi, non pagano le imposte, falliscono e poi riaprono sotto altro nome. Eppure anche qui nessun governo ha mai voluto mettere un bel deterrente: la solidarietà degli amministratori per le imposte non pagate dalla società e la confisca dei loro beni (per le tasse sorte durante la loro carica).

Più in generale, come ha detto l’ex Ministro delle Finanze Visco al Fatto Quotidiano: “…ci siamo accontentati di spot ed operazioni ad effetto, come i blitz a Cortina, o la caccia agli scontrini non stampati”. E ciò poiché “la lotta all’evasione costa 10 milioni di voti”.

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