Foto alla compagna di scuola appena uccisa da un autobus. E battute di derisione: c'erano parecchi studenti con zainetto in spalla che hanno fotografato e filmato i pezzi del cervello della loro compagna sparsi a terra. E poi hanno messo in rete fotografie e filmati. L'episodio è solo l'ultimo di una serie di inquietanti dimostrazioni del malessere di una generazione. I continui fenomeni di bullismo, più o meno gravi, che denotano una classe adolescenziale del tutto priva dei più elementari valori del vivere civile, forse sono segno del fallimento di noi genitori. Che figli abbiamo cresciuto? Con quali principi? Con quali regole? Con quale senso del dovere?

Abbiamo lasciato che il denaro diventasse la pietra di paragone, che il successo facile fosse il traguardo della vita, che il fine giustificasse sempre i mezzi. Molti anni fa accompagnai uno dei miei figli, appassionato di scherma ed oggi quasi trentenne, ad una competizione interregionale e fu per me sconvolgente vedere come molti genitori scaricassero sui figli le loro frustrazioni e la loro affrancazione da esse: assalendo verbalmente gli arbitri che – a loro dire – avevano danneggiato i loro figli o litigando con gli altri genitori perché non riuscivano ad accettare che i loro figli fossero sconfitti. Da allora le cose sono solo peggiorate. E molti genitori sognano per i loro figli un avvenire da calciatore o da cantante e molte madri spingono le figlie a proporsi come “veline” o diventare “oggetti da esposizione” per i concorsi di bellezza. E la scuola non è che lo specchio della nostra società. Il preside della ragazzina morta sotto l’autobus (con 23 anni di esperienza alle spalle) dice: "Se denuncio pubblicamente questi comportamenti è perché sono preoccupato, mi rendo conto che abbiamo fallito". La scuola non assolve più il suo compito: "I ragazzi ci prendono semplicemente per dei tecnici, non siamo più né maestri di vita né modelli". La famiglia è in crisi: "……. se convochiamo i genitori per qualche mancanza dei ragazzi, quasi sempre prendono le loro parti e trattano preside e professori dall'alto in basso. I ragazzi non hanno senso critico, ma tutti hanno un cellulare nuovo e costoso".

Per concludere io penso che sarebbe opportuna a tale proposito un’assunzione di responsabilità collettiva da parte di noi genitori. Evidentemente, nell’educazione dei nostri figli, non abbiamo dato sufficiente importanza ai giusti valori, lasciando spazio ai principi sbagliati. E’ necessario intraprendere una grande azione culturale su questo tema, se non altro a beneficio delle generazioni future. Sarebbe bene che anche il Governo con impegno da parte dei ministri direttamente coinvolti, della Famiglia, dell’Istruzione, delle Politiche giovanili, avviasse un intervento mirato, predisponendo anche l’adeguata comunicazione su questi temi.

Commenti   

#4 pfasce 2007-12-22 13:20
Ho quarant'anni. Insegno a scuola. Non sono un bamboccione, ma un precario. Sono laureato e ho due specializzazioni maturate dopo tre anni di studi ad hoc.
Quando andavo a scuola da studente, ricordo che i ragazzi piu' grandi ci prelevavano dalla classe nell'intervallo per delle piccole goliardate. "Fai il verso della carota", oppure "Sbatti le braccia e comincia a volare" e cose del genere. Sono cose che mi hanno dato fastidio, ma sono sopravvissuto. Se, allora, avessimo avuto le strumentazioni tecnologiche di oggi, quelle cose non sarebbero state registrate? Io penso di si'. E allora mi piacerebbe che si moderassero i termini quando si parla della "generazione di oggi" perche' molte delle cose che fanno, dipendono dal fatto che "fanno quello che possono fare" e che altre generazioni non erano in grado di fare.
Ma cio' che piu' importa e' come la scuola reagisce al mondo che cambia. Abbiamo creato, ormai quasi dieci anni fa, delle Scuole di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario al fine di creare degli insegnanti capaci di capire il contesto nel quale si muovono.
Scrive Galimberti su "L'ospite inquietante - Il nichilismo e i giovani": "La formazione dei professori... ... problemi che si possono risolvere solo con la formazione, e non solo la preparazione, di professori che abbiano come tensione della loro vita la cura dei giovani. E come non si puo' fare i corazzieri se si e' alti un metro e cinquanta, cominciamo a chiederci perche' si puo' insegnare per il solo fatto di possedere una laurea, senza alcuna richiesta in ordine alla competenza psicologica, alla capacita' di comunicazione, al carisma. Si', proprio al carisma".
Ebbene quel genere di insegnante che chiede Galimberti lo abbiamo, e' quello che ha fatto la SSIS.
L'emergenza educativa si affronta con una seria selezione in ingresso che non puo' essere meramente concorsuale, altrimenti cio' che si crea a scuola e' la ricopiatura delle vecchie dinamiche: "insegno perche' a scuola ero il primo della classe, esco nella realta' e vedo un mondo ben piu' articolato, mi rifugio a scuola per creare quel clima dove mi trovavo bene, non mi riesce di farlo perche' i tempi sono cambiati".
Deve esserci una formazione in ingresso significativa e accurata. E le migliaia di precari di oggi, specie sul sostegno, costretti a saltare da una scuola all'altra (lasciando magari un alunno autistico per conquistare la fiducia del quale ha impiegato buona parte dell'anno scolastico), meritano attenzione. Attenzione che la fiducia alla finanziaria ha reso impossibile: http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article-17616--0-0.html.
#3 Costa 2007-11-18 20:24
Non ci sono parole per descrivere la tragedia successa e ancor peggio per dar voce al disgusto e all’orrore di quanto successo.
Questi fatti evidenzaino la perdita del senso sociale del periodo in cui stiamo vivendo. Sicuramente i genitori sono i primi e più importanti educatori (e spesso sono loro stessi a giustificare le azioni dei propri figli per proteggerli) e certo la scuola non si deve sottrarre al suo compito che risulta essere sempre più difficile. Poche persone però si rendono conto dell’influenza che i media possono esercitare, sembra non esserci nessun limite. Il nudo non è nemmeno più considerato, per creare ulteriori curiosità allora bisogna fare trasmissioni sulla chirurgia plastica o mandare in onda programmi che facciano vedere il corpo dal di dentro, orami sappiamo cosa c’è sotto il vestito, ma sotto la pelle cosa c’è? Avevo saputo che volevano mandare in onda un reality sulla decomposizione di un corpo umano in Gran Bretagna. Ritengo non ci sia più limite a nulla. Per non parlare di certa cinematografia: violenza senza limiti. Qual è il risultato? Il protagonismo di alcuni scellerati, che pur di avere un momento di gloria attraverso la pubblicazione su internet di un loro video sconcertante, filmano qualsiasi cosa senza pensare nemmeno per un momento alle emozioni di chi vive e/o subisce i veri drammi della vita.
#2 neve 2007-11-18 15:35
Concordo con quanto da te scritto, e confermo quanto avvenuto alla stazione di Padova un anno fa, quando molti ragazzi filmarono il corpo spezzato a metà del giovane morto sotto un treno, anche se devo dire che molti si misero anche a piangere.
Per quanto riguarda le parole del preside, concordo con lui, ma è qui che la scuola sbaglia. Infatti per paura di andare contro i genitori e di essere guardati dell’alto in basso, i professori non convocano più i genitori. Se gli insegnanti sono i primi che si tirano indietro e preferiscono soprassedere piuttosto che affrontare delle difficoltà, perché i ragazzi non dovrebbero pensare: se neanche l’adulto fa qualcosa, perché dovrei farlo io?
Sicuramente il ruolo dei genitori nell’educazione dei figli è molto importante, ma non lo è meno il ruolo svolto dalla scuola e dai responsabili delle attività extrascolastiche, considerando che i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo fuori di casa. Inoltre è proprio durante questo lasso temporale che essi vengono maggiormente influenzati, quindi è importante che gli educatori siano incentivati ad operare la scelta coraggiosa della non indifferenza nei confronti dei comportamenti dei ragazzi e affrontino i genitori nonostante il loro atteggiamento iperprotettivo nei confronti dei figli anche quando i loro comportamenti non sono corretti.
Ritengo quindi sia importante che le istituzioni, oltre a promuovere la formazione di queste figure che partecipano allo sviluppo dei ragazzi, supportino adeguatamente tutti gli educatori coinvolti nella crescita degli adolescenti al fine di restituire a queste figure quel rispetto di base necessario alla buona riuscita del loro difficilissimo compito.
#1 mrcbnz 2007-11-17 00:24
Caro Onorevole,

ovviamente concordo con quanto scrive, ed anzi aggiungerò di più: il fatto che è accaduto non mi sorprende affatto.

Già da quando comparvero i primi cellulari con fotocamera ho avvertito il pericolo che molti ne potessero fare un uso improprio, come poi è puntualmente avvenuto (non solo in questo caso).

Quando andavo alle medie io, c\'era il problema dei primi videogiochi \"violenti\", e giù a domandarsi per cosa e per come, com\'era possibile che i ragazzini si divertissero in questo modo etc. qual è stato il ruolo dei genitori, dove si era fallito ...

Ciò che sta avvenendo oggi non è altro che un\'estremizzazione del \"gusto per il morboso\" che ha coinvolto tutta la società italiana. E tra i responsabili, mi duole dirlo ma è così, ci sono anche molti giornalisti, spesso di fama, che speculano su ogni questione tragica di cronaca nera, ci ricamano su intere puntate televisive (il caso Cogne insegna), tra mille inquietanti rivelazioni, telecamere nascoste, sempre tesi allo scoop, alla scoperta di qualche indiscrezione (spesso falsa). Un danno per la stessa attività investigativa.

Purtroppo è un sintomo di questo tempo, ben poco possono fare i genitori, è la società ed i mass media che offrono modelli e comportamenti sbagliati.

Ogni volta si spera che non si possa cadere più in basso di così... invece poi certe cose puntualmente ricapitano.

Non le nascondo inoltre che queste considerazioni è da tempo che le sostengo, fin da quando mi capitò, un anno fa o forse più, di assistere ad un analogo episodio, una tragica scena molto simile a quella da lei descritta, con la differenza che il luogo era il binario 1 della Stazione di Padova, il malcapitato era un poveraccio appena
tritato dalle ruote di un Intercity, e centinaia di persone, dal treno o dai binari, fotografavano i suoi poveri resti senza alcun tipo di remora o di pietà...

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