Le agenzie di stampa ed un articolo su “Il Fatto” (Passera mette nei guai anche il Cnel. La sua presenza, contestata da sindacati e Confindustria, induce l’ente ad annullare un convegno) di oggi dimostrano, se ve fosse ancora bisogno, il volto “politico” di questo organismo di “rilevanza costituzionale”.

Mi sono già occupato in passato di questo ente “inutile” (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=323&Itemid=1 ) che costa agli italiani più di 20 milioni di euro al mese e che va annoverato tra quegli organismi pubblici, che servono solo a distribuire denaro ed a mantenere quella “fauna” politica (che per me comprende anche sindacati e confindustria) o a conservare qualche carica per “politici trombati” o a fine carriera (molti ex presidenti del Cnel sono stati segretari generali dei sindacati).

Ex Presidenti:

-Bartolomeo (Meuccio) RUINI (ex deputato, ex Presidente del senato, ex senatore a vita)

-Pietro CAMPILLI (ex Ministro)

-Bruno STORTI (ex Segretario generale della Cisl, ex deputato, ex europarlamentare)

-Giuseppe DE RITAS (ex Presidente Censis)

-Pietro LARIZZA (ex segretario generale della Uil)

-Antonio MARZANO (ex Ministro, ex parlamentare)

Nel periodo in cui sono stato parlamentare ho sempre inserito nelle “contromanovre” alle manovre governative la sua abolizione ed ho fatto anche una proposta di legge in proposito (http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0004070.pdf ).

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è un organo di rilevanza costituzionale, retaggio del corporativismo fascista (assomiglia al Consiglio Nazionale delle Corporazioni voluto da Mussolini nel 1926), che secondo l’art. 99 della Costituzione “….. è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.” In realtà da quando esiste (1953) ha presentato solo 16 progetti di legge.

Praticamente è un centro studi, ma in realtà è anche uno degli enti più inutili che ci sia ed è diventato semplicemente una sorta di cimitero degli elefanti per politici più o meno trombati, sindacalisti, rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro. E costa, costa un sacco di denaro ai contribuenti. Non meno di 20 milioni di euro, per produrre qualche rapporto, che qualunque centro studi, degno di tale nome, potrebbe realizzare per qualche decina di migliaia di euro.

Ma sazia parzialmente gli appetiti di tanta gente che gravita attorno alla politica e che da essa trae alimento per vivere o per arrotondare le proprie entrate senza fatica. Attualmente è presieduto da Antonio MARZANO, ex ministro berlusconiano delle Attività Produttive, ma in passato tale carica è stata spesso appannaggio dei leader sindacali. E’ composto da 121 consiglieri (erano 88 all’atto della sua istituzione). Ne hanno fatto parte, tra gli altri, Raffaele BONANNI (Segretario generale Cisl), Guglielmo EPIFANI (Segretario generale Cgil), Luigi ANGELETTI (Segretario generale Uil), Carlo SANGALLI (Presidente Confcommercio), Emma MARCEGAGLIA (Presidente Confindustria), Paolo SCARONI (Presidente ENI), Fabio CERCHIAI (Presidente Ania –assicurazioni).

A molti dei consiglieri fa gola la retribuzione mensile di circa 1.500 euro netti, all'unica condizione di partecipare alle assemblee che si tengono una volta al mese: se non si partecipa, pazienza, si incassano solo 1.275 euro. Poi ci sono le trasferte ed i rimborsi spese: il Cnel spende ogni anno per le missioni in Italia (85mi1a euro), all'estero (220mi1a euro), e rimborsi spese per 1,2 milioni di euro. Per l'indennità del presidente, i vicepresidenti e i consiglieri lo Stato eroga annualmente 3,6 milioni di euro. I circa 70 dipendenti costano 7 milioni di euro (in media 100.000 euro a testa).

Commenti   

#1 reaudace 2014-03-07 16:34
Se seguissimo l'ideologia del profitto per eliminare tutto ciò che è considerato superfluo non sarebbe solo il CNEL a dover essere sacrificato.
Invece desidero sottoporti un'idea diversa.
Metterei nel calderone delle riforme la redenzione del Senato, del CNEL, dei partiti e dei sindacati compreso la Confindustria.
L'ipotesi consisterebbe nel mantenere il Senato come organismo costituzionale dell'economia e del lavoro. Non è forse l'economia il tema più urgente non solo per gli italiani, ma universale?
La legge elettorale dei rappresentanti di questo Senato dovrebbe riguardare solo liste elettorali comprendenti lavoratori, imprenditori, giuslavoristi, economisti in attività.
Le competenze di questo Senato siano:
controllo della PA e delle Istituzioni Locali preposte alla gestione economica, finanziaria e monetaria dello Stato;
presso ogni Camera di Commercio siano istuite sezioni locali di emanazione senatoriale presso le quali svolgere tutte le operazioni utili a comporre e conciliare in tempo reale le relazioni economico-sociali rimandando alla magistratura del lavoro solo i casi individuali;
partiti e sindacati abbiano statuti democratici ispirati al doppio assetto costituzionale della Camera e del senato.
E' un progetto che potrebbeessere sviluppato?
Buon lavoro.

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