Giulio Segre, Presidente dal 1992 (22 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Venezia

Paolo Biasi, Presidente dal 1992 (22 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Verona

Giuseppe Guzzetti, Presidente dal 1995 (19 anni) di Fondazione Cariplo

Antonio Patuelli, Presidente dal 1995 (19 anni) di Fondazione Cassa Risparmio Ravenna


Il nostro sistema bancario è da tempo ormai in caduta libera, incapace di risollevarsi da sé, con i suoi mezzi, a causa di una gestione scriteriata (per altro in comune con molti altri sistemi finanziari mondiali) che, per effetto del ricorso “titoli tossici”, ha ancora perdite non emerse.

E’ di questi giorni la notizia che si stia pensando ad una “bad company” nella quale concentrare le sofferenze: al 30 settembre 2013 l’Abi stimava in 150 miliardi di euro le sofferenze delle banche italiane, di cui 47 in capo a Unicredit e 55 in capo a Intesa S.Paolo.

Per questo motivo ha smesso di svolgere la sua funzione primaria (raccolta del risparmio dalle famiglie e impiego a fini produttivi presso le imprese) e ciò nonostante, per sopravvivere, è costretto a ricapitalizzarsi in modo massiccio per mantenere i parametri richiesti dalle norme di “Basilea”.

E’ evidente che, comunque vadano le cose, le nostre banche non potranno fallire, poiché trascinerebbero tutto il Paese al fallimento ed a pagarne il conto sarebbero poi le fasce più deboli della popolazione.

La difficoltà a trovare capitali di rischio è molto, molto grande. D’altronde, per resistere a shock particolarmente sfavorevoli, le banche italiane hanno bisogno di una ricapitalizzazione pari a 15,4 miliardi di euro, secondo l’indicazione dell'http://www.eba.europa.eu/ Autorità Bancaria Europea(Eba), l'organismo che dal primo gennaio 2013 ha il compito di sorvegliare il mercato bancario dell'Unione.

Ne consegue che nel malaugurato caso in cui una delle grandi banche italiane si dovesse trovare sull’orlo del fallimento il governo non potrebbe non intervenire per procedere alla loro nazionalizzazione. Per altro, con la manovra Monti, lo Stato ha dato la sua garanzia a tutti i nuovi debiti che saranno contratti dalle banche italiane e perciò, di fatto, le banche italiane sono già nazionalizzate, anche se non formalmente. In aggiunta la vicenda della rivalutazione delle quote di partecipazione in Banca d’Italia è un ulteriore regalo per aumentare la loro patrimonializzazione.

Non possiamo non ricordare che la privatizzazione del sistema bancario italiano, dovuta alla cosiddetta “Legge Amato” del 1990 è sostanzialmente fallita, poiché non ha raggiunto l’obiettivo di creare un vero mercato competitivo del credito nel nostro Paese. Anzi grazie a nomine “politiche” (ricordiamo che in quegli anni ancora non era scoppiata Tangentopoli, eravamo in piena “prima repubblica”, con governi a base democristiana e socialista) ai vertici delle nuove “fondazioni bancarie” precisi interessi economici e finanziari si sono istallati nel nodo del controllo del sistema bancario. Si sono così create vere e proprie “monarchie” tant’è che molti presidenti nominati allora continuano a governare indisturbati dopo vent’anni. E le “fondazioni” non sono dovute a capitale privato, ma nascono sul territorio dalle Casse di Risparmio e dai Monti di credito su pegno.

Di fatto dunque una “finta privatizzazione”, divenuta formale in termini giuridici grazie ad alcune controverse sentenze della Corte Costituzionale, che di fatto hanno permesso a soggetti rappresentanti di potentati economici, appunto nominati attraverso “nomine politiche”, di impadronirsi del sistema bancario italiano. I “monarchi” si sono poi legati ai poteri politici locali (al Nord rappresentati prevalentemente dalla Lega) ed in collusione con essi hanno gestito (male) le loro controllate, affidandole a manager che hanno pensato soprattutto ad una politica di breve termine, fondata anche sul ricorso a titoli tossici, per accrescere la redditività a breve e con essa i lauti compensi (diretti e sotto forma di stock options) che avrebbero così percepito.

Per questo e pur essendo una sorta di eresia per chi è di formazione liberale meglio sarebbe che il governo intervenisse ora con una “nazionalizzazione delle fondazioni bancarie”. Da farsi a costo zero per lo Stato, viste le premesse. Con essa lo Stato riprenderebbe ciò che era suo e cioè il controllo di tutte le banche italiane (perso con la legge Amato) e potrebbe riprendere quella funzione di indirizzo che serve per farle ritornare alla loro funzione primaria di soggetti che prestano denaro alle imprese, per far crescere l’economia. Subito dopo, mercato permettendo, si potrà procedere ad una “vera privatizzazione” cedendo quote, anche rilevanti, a soggetti che diano luogo ad un mercato del credito libero e competitivo.

Questi principi sono stati più volte ribaditi nel corso della mia attività di parlamentare.

Il 7 agosto 2012 presentavo alla Camera un ordine del giorno sul tema delle fondazioni bancarie sostenendo tra l’altro che : “….le fondazioni bancarie …. sono, come noto, il fallimento della privatizzazione delle banche, perché sono apparentemente organismi di natura di diritto privato, ma di fatto hanno trasferito la gestione politica delle banche dal centro, come era prima, alla periferia, con danni ancora più gravi di quanto ci si possa immaginare. Tra l'altro, anche sul piano gestionale, hanno una gestione assai discutibile, se si pensa che i costi di struttura di questi organismi, spesso eccedono l'80 per cento delle erogazioni - mi riferisco ad alcune fondazioni Casse di risparmio - e in qualche caso addirittura arrivano al 120 per cento e al 180 per cento, quando normalmente nelle fondazioni americane i costi di gestione sono pari a circa l'8 per cento e non superano il 10 per cento. In particolare, hanno una riduzione fortissima della produttività del loro personale nel corso del tempo. Non voglio prendere molto tempo, però noi chiedevamo semplicemente al Governo di richiamare le fondazioni ad una maggiore diversificazione dei loro impieghi, cosa che stava addirittura scritta nelle disposizioni quando si prevedeva che dovesse essere diluita la loro presenza all'interno delle banche. Quindi, a noi sembrava che fosse, tra l'altro proprio per la rischiosa strategia di investimenti che hanno perseguito in alcuni casi, come nel caso lampante del Monte dei Paschi di Siena, per il quale oggi

dobbiamo fare un intervento di salvataggio, forse si poteva evitare. ……”

Sul tema ero già intervenuto il 12 gennaio 2012 alla Camera durante una informativa urgente del governo (Presidente Monti) sostenevo tra l’altro che:

“Abbiamo assistito in questi giorni alle vicende della ricapitalizzazione di UniCredit e questo sarà un passaggio che presto o tardi riguarderà tutti i grandi istituti di credito italiani, per i quali l'EBA, l'Autorità bancaria europea, ha previsto un obbligo di ricapitalizzazione complessiva di oltre 15 miliardi di euro che non sarà facile trovare. Il nostro sistema bancario è vicino al collasso e poiché nessuno può pensare che si vada verso il fallimento di UniCredit e delle altre banche, il rischio è che lo Stato, cioè lei, debba intervenire. D'altronde, la garanzia dello Stato sui debiti delle banche decisa dalla sua manovra ha già di fatto trasformato lo Stato nel vero proprietario delle banche. Per un uomo di formazione liberale come me parlare di nazionalizzazione sembrerebbe una bestemmia, ma se non c'è altra via di uscita è bene che esista già un piano per la nazionalizzazione del sistema bancario.” E ancora: “ …la privatizzazione creata dalla «legge Amato» si è dimostrata una falsa privatizzazione, che non ha creato un mercato competitivo dei servizi creditizi e finanziari, ma dei grandi centri di potere economico per effetto di nomine politiche. Le fondazioni bancarie sono divenute monarchie per nomina politica centrale da parte del vecchio potere democristiano e socialista della prima Repubblica. Alcuni presidenti, signor Presidente, stanno lì da venti anni e quel potere si è saldato al nuovo potere politico locale e i risultati drammatici si sono visti. Le fondazioni bancarie si sono rivelate incapaci di gestire le banche di cui sono azioniste, dando spazio ad un management che si è preoccupato dei propri interessi personali invece che della crescita di valore delle banche che gestiva.”

Seduta di lunedì 30 marzo 2009

Mozione Di Pietro ed altri n. 1-00109: Iniziative relative al sistema creditizio italiano, con particolare riferimento alla riforma delle fondazioni bancarie e delle banche popolari quotate

Anche il 30 marzo 2009 discutendo una mozione sul sistema creditizio avevo ribadito concetti analoghi: “….vorrei ricordare che nella scorsa legislatura la Commissione finanze ebbe a svolgere una serie di audizioni alle quali partecipò anche il presidente Guzzetti, in rappresentanza dell'associazione che riunisce le fondazioni. Fu per me particolarmente curiosa, se non addirittura in qualche modo inquietante, la risposta che egli diede ad una mia precisa domanda: ritenendo che le fondazioni nascevano su un capitale che non era di qualcuno ma era un capitale creato dalla comunità, chiesi chi doveva avere la rappresentanza degli interessi della comunità, e mi sentii rispondere dal presidente Guzzetti che lui, ad esempio, riteneva di rappresentare la comunità milanese e lombarda. Ora, poiché io penso che i rappresentanti delle comunità sono coloro che vengono eletti dalla comunità, e non certamente chi in virtù di altri tipi di designazione si trova a capo delle fondazioni, mi pare che quella fosse una risposta curiosa, sulla quale infatti bisognerebbe fare delle riflessioni, anche perché ci sono delle fondazioni vicine ai territori nei quali vivo che praticamente hanno lo stesso soggetto decisionale - individuabile, ma evito di fare nomi - che dalla legge Amato in avanti governa di fatto una grande fondazione del nord Italia. Allora è evidente che qualcosa non sta in piedi se non c'è anche un ricambio, poiché evidentemente nel consiglio di amministrazione delle fondazioni dovrebbero essere presenti coloro che rappresentano, essendo stati eletti, i cittadini.”

Guzzetti e il mio scontro con lui.

Il citato Guzzetti, per chi non lo sapesse, è una figura emblematica della politica italiana. Oggi ottantenne, iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1953. Presidente della Regione Lombardia dal 1979 al 1987, quando viene eletto senatore della Repubblica italiana per la decima (dal 1987 al 1992) e poi per l'undicesima legislatura (dal 1992 al 1994). Quest’ultima è quella che ha visto la fine di DC e Psi a seguito di tangentopoli, ma è anche stata quella in cui, prima di andarsene, si sono garantiti il controllo del sistema bancario, appunto grazie alla “falsa privatizzazione” della legge Amato. Così Guzzetti, dopo 15 anni di “onorato servizio politico”(con relativi vitalizi) e secondo le logiche della “vecchia politica” è stato mandato dai “poteri forti” del tempo a “tutelarli” attraverso il controllo del sistema bancario. Dal 5 febbraio 1997 è presidente della Fondazione Cariplo, e dal 12 aprile 2000 anche dell'Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio.

Con Guzzetti ebbi uno scontro assai polemico nel 2007, quando la Commissione Finanze della Camera, di cui facevo parte, decise una “indagine conoscitiva” sulle fondazioni bancarie, nell’ambito della quale ebbe luogo l’audizione di Guzzetti. Riporto alcuni stralci di quel dibattito, che reputo interessante ed in qualche caso paradossale, ma ci aiuta a capire come vanno le cose nel sistema bancario italiano. Tra l’altro riporto anche alcuni passaggi dell’intervento del collega Ceccuzzi, che poi divenne sindaco di Siena ed uno degli attori della vicenda che ha poi riguardato il Monte dei Paschi e la sua Fondazione.

Dopo la relazione di Guzzetti fui il primo ad intervenire.

BORGHESI. “Il presidente Guzzetti rappresenta il mondo delle fondazioni, quindi evidentemente si pone in una logica di difesa dei suoi associati. Con riferimento alla ricostruzione che egli ha fatto della nascita delle fondazioni stesse, è chiaro che oggi ci troviamo a governare situazioni diverse, ma l’origine è comunque indicativa anche di quanto avvenuto successivamente. Intendo dire che in qualche modo considero la legge Amato un po’ sciagurata, perché di fatto ha permesso a una classe politica che si stava sfaldando di determinare gli assetti delle fondazioni, assetti che si sono protratti nel tempo e che hanno permesso – non dico dappertutto, in ogni caso e in ogni situazione – in qualche caso di creare gruppi di potere che hanno controllato in quel momento, in virtu` di quella situazione specifica, qualche fondazione, continuando a farlo fino ad oggi. Il presidente Guzzetti ha sottolineato nel suo intervento, rispetto alle accuse di auto-referenzialità, che chi le formula evidentemente non conosce la realtà delle fondazioni. Io sono qui a smentirla personalmente, presidente Guzzetti. Quando ero presidente della provincia, mi è stata presentata una terna all’interno della quale avrei dovuto operare la designazione. Ebbene, la terna era stata preparata da quello stesso consiglio di amministrazione che ha chiesto a me di designare il rappresentante della provincia. Questo episodio, che smentisce quello che lei ha affermato, quantomeno dimostra come la regola di cui lei parla non si sia sempre rivelata valida. Chiederò anche al presidente [ndr della Commissione], proprio perché è giusto che questa indagine sulle fondazioni sia approfondita, che vengano acquisite notizie su tutti i consigli di amministrazione delle fondazioni…..da quel momento in avanti. Infatti, alcuni amministratori sono andati ben al di là del secondo mandato e hanno di fatto determinato una certa situazione. Se d’ora in avanti non sarà possibile andare oltre il doppio mandato, forse fra quarant’anni quella fondazione non sarà più autoreferenziale. Credo altresì che noi dovremmo acquisire – ovviamente non pongo domande specifiche, ma svolgo anche un commento politico – le regole in base alle quali vengono assunte le decisioni di erogazione. E` evidente – e credo che a nessuno sfugga – che le fondazioni sul territorio fanno molta più politica di quanta ne possa fare qualunque sindaco o presidente di provincia. Ciò accade proprio in virtu` delle somme che possono erogare, decise dal consiglio di amministrazione e non dal territorio. So, tuttavia, che il presidente darà in proposito una risposta giuridica che politicamente considererò formale; non riceverò probabilmente una risposta sostanziale.

Alle origini delle casse di risparmio e dei monti di credito su pegno ci saranno stati sicuramente dei privati – non lo discuto – che oggi non sono più identificabili. Pertanto, le attività delle casse di risparmio e dei monti di credito su pegno si sono sviluppate sul territorio e quindi dovrebbe essere lo stesso territorio a determinare le scelte di erogazione delle fondazioni. Sulla circostanza che alcuni dei consiglieri di amministrazione siano cooptati, il presidente ha affermato che questo ha permesso di portare all’interno dei consigli anche premi Nobel. Non lo discuto, ma penso che un consigliere di amministrazione debba saper bene amministrare; e per farlo [ndr cooptare i premi Nobel] basta creare un bel comitato scientifico con persone in grado di consigliare le modalità di investimento. Credo che, di per se´, il consigliere di amministrazione dovrebbe essere un amministratore. Un dato che non viene diffuso e che credo dovremmo chiedere – non credo che il presidente potrà risponderci oggi – è quello sul numero dei consiglieri di amministrazione di queste 88 fondazioni e sul costo dei consigli stessi. Forse il dato relativo al numero è riportato. C’è una tabellina, ma non mi sembra di aver preso visione del costo.

GIUSEPPE GUZZETTI, Ci sono anche le spese.

ANTONIO BORGHESI. Mi state comunicando che il costo è stato indicato: in questo caso mi scuso, evidentemente mi è sfuggito. Qualche domanda è insita nel mio commento, che desidero resti agli atti. Tuttavia, chiederò al presidente di far proseguire questa indagine in modo approfondito. ……

FRANCO CECCUZZI. Signor presidente, credo che dall’esposizione del presidente Guzzetti – che ringrazio per la consueta puntualità e lucidità – si possa apprezzare l’importanza di questa indagine conoscitiva. Vorrei partire proprio dai dati che il presidente ha citato all’esordio: trenta provvedimenti normativi in diciassette anni, quindi trenta interventi del legislatore e circa mille di carattere amministrativo. Da questo punto di vista, dovremmo essere consapevoli di attraversare un periodo di moratoria legislativa. Difatti, non va dimenticato che questa sovrabbondanza – concentrata in particolare nella scorsa legislatura, esattamente fra il 2001 e il 2006 – ha prodotto conflitti tra il legislatore e le fondazioni e tra l’Esecutivo e le fondazioni. Tale conflitto può essere risolto con una rovinosa perdita per l’Esecutivo e per il legislatore, sancita da due sentenze della Corte costituzionale, la n. 300 e la n. 301, che hanno sostanzialmente consumato anche gli spazi di intervento successivi per il legislatore. Ebbene, questa moratoria rappresenta una scelta e, in parte, uno stato di necessità. Apprezzo quanto riferito dal presidente Guzzetti, ……..

Quello che diceva l’onorevole Borghesi non è generalizzabile, perché esistono fondazioni che non funzionano affatto in quel modo e che rappresentano un esempio di apertura e di rispetto del territorio. Tuttavia, non possiamo negare che quanto riferito dall’onorevole Borghesi sia vero: ci sono fondazioni di natura associativa che hanno tali problemi. [ndr forse intendeva escludere il Monte dei Paschi di Siena, come ben si è visto!]

GIUSEPPE GUZZETTI

L’onorevole Borghesi ci chiede cosa invochiamo dal momento che siamo soggetti privati. Noi non invochiamo nulla. …..Tuttavia, dovete poi tenere conto di quanto accade in questo Paese, nelle grandi città , nelle periferie, dove, se non ci fossimo noi a finanziare i programmi dei Cappuccini di San Francesco che a Milano assistono gli anziani o i barboni, questi morirebbero per strada. ….Lei è stato presidente di provincia, immagino della provincia di Verona. Lo dico perché quella di Verona era l’unica fondazione in Italia che utilizzava il meccanismo di segnalazione da lei illustrato. Credo di poter ritenere che, dopo la legge Ciampi, anche questo meccanismo sia cambiato. A mio parere, quel meccanismo potrebbe, senza nessun effetto negativo, rovesciare la situazione. Non capisco per quale motivo si debba prendere in considerazione un meccanismo che nessuna fondazione ha mai utilizzato. Siamo nel periodo « ante-Ciampi », ma nel prosieguo dell’indagine potrete approfondire l’argomento. Onorevole Borghesi, devo esprimerle con grande schiettezza il mio totale dissenso rispetto alla sua affermazione, che suonava più o meno in questo modo: « Scusate, voi chi credete di essere ? Voi vi trovate in un territorio e lı` vi sono istituzioni democraticamente espresse ». Le assicuro che nella mia realtà lombarda, ne´ il presidente della regione, ne´ il sindaco di Milano ne´ le diverse maggioranze hanno mai polemizzato con la fondazione Cariplo per una questione che le riferirò in seguito. [ndr e ci mancherebbe chi protestava non riceveva nulla!]

Fra me e lei esiste un dissenso culturale. Il problema è che in tutte le forti democrazie occidentali, a partire dagli Stati Uniti – ho le mie opinioni su quanto sta accadendo in questo grande Paese, ma non le esprimo in questa sede – i corpi sociali intermedi, il cosiddetto « privato sociale », che rappresentano un in una democrazia: i corpi intermedi, nati privati, non devono essere piegati alla volontà e alla decisione degli enti pubblici. Il Ministro Tremonti ha legittimamente tentato la pubblicizzazione delle fondazioni, operazione anche in questo caso legittima. Se il Parlamento italiano avesse parlato di pubblicizzazione delle fondazioni,

sarebbe stato molto più chiaro. Si pubblicizzano le fondazioni, diventano enti serventi della mano pubblica, concorrono a ridurre la spesa pubblica statale e le spese pubbliche degli enti locali: tutto sarebbe molto trasparente. Dal momento che, però , ci troviamo in una democrazia pluralista, dove esistono i corpi intermedi, lei può chiedermi di essere rispettoso delle scelte di fondo che operano la regione, il comune, le province di Milano, di Como, di Varese e via elencando. Non mi può chiedere, però – in quanto in contraddizione con un punto fondamentale di questo pluralismo democratico – che le fondazioni prendano ordini dagli enti locali o che le loro decisioni vengano subordinate a quelle degli stessi. Su questo punto c’è un totale e radicale dissenso, che non attiene alle fondazioni e a questo momento storico. Tale dissenso attiene al modo con il quale vogliamo organizzare la nostra convivenza in tale ambito. Oggi sono le democrazie occidentali ad andare in malora, anche se l’Italia ha certamente problemi particolari. Il pubblico (lo Stato, le province, i comuni e le regioni) e il privato (il mercato) sono due pilastri della nostra Costituzione che in questo momento non reggono più ; essi non riducono il tasso di conflittualità e di lacerazione sociale, senza entrare nei dettagli dell’aspetto politico. In questo momento quale fattore sta positivamente, cercando di tenere in piedi quello che si può tenere ? La realtà dei corpi sociali. Chi fornisce una risposta ai barboni che muoiono sui marciapiedi di Milano ? I fratelli di San Francesco che hanno organizzato dei ricoveri e che vanno in giro tutte le notti per cercare di non farli morire. Questo è privato o pubblico ? Questo è sociale. E` il privato-sociale, che oggi...

ANTONIO BORGHESI. Potrei contraddirla, ma mi astengo dal farlo.

GIUSEPPE GUZZETTI, Contraddica, ma voglio che questo resti a futura memoria. Se crediamo in un sistema dove tra il pubblico e il privato si trovano i corpi sociali intermedi – gli unici che si occupano della coesione – dobbiamo prestare attenzione e rispettare correttamente la loro autonomia e la loro presenza. Noi amministratori delle fondazioni non ci inventiamo un settore erogativo per sfizio. …….Abbiamo verificato cosa emerge dai documenti che regione, comune, provincia ed enti pubblici producono. A questo punto entra in gioco l’autonomia che voglio difendere. Sto parlando dell’autonomia di una fondazione che rispetto a questi bisogni, tutti legittimi e meritevoli, ritiene di identificarne alcuni prioritari rispetto ad altri, con i contenuti che ho riportato nel corso della mia introduzione. Chiedo scusa per essermi un po’ scaldato, ma il ruolo della nostra presenza...

ANTONIO BORGHESI. Il suo discorso sarebbe perfettamente coerente se lei fosse l’azionista del 1700 che ha creato e messo a disposizione il fondo iniziale che permette oggi di avere la fondazione. Ma siccome non è cosı`...

GIUSEPPE GUZZETTI, E` cosı`, io sono l’azionista di quei sette, espressione della società civile, che si sono messi attorno ad un tavolo (nobili, borghesi, anche preti, che hanno fatto cose encomiabili). Sono l’erede di quella gente.

ANTONIO BORGHESI. Mi scusi, ma chi ha deciso che lei è l’erede ? Lo ha deciso la legge Amato...

GIUSEPPE GUZZETTI, Lo ha deciso la società. Lei è un parlamentare e quando il Parlamento

fa una legge, la dobbiamo rispettare o no ?

ANTONIO BORGHESI. Stavo facendo un ragionamento di tipo sostanziale, non formale.

GIUSEPPE GUZZETTI, Più sostanziale di una legge ? La legge Amato, anzi più precisamente

la legge Ciampi non è stata approvata a causa del momento di follia di qualcuno. Tutti i lavori parlamentari della legge Ciampi hanno voluto approfondire un tema centrale – richiamato all’inizio della mia introduzione – riguardante la natura e l’origine di queste casse di risparmio. La risposta è stata che le casse di risparmio hanno una natura privata, in quanto il loro patrimonio iniziale è stato costituito da soggetti privati. La società civile milanese e lombarda è erede di questo. Signor presidente, devo rispondere a due domande dell’onorevole Borghesi che purtroppo è andato via. A pagina 46 del rapporto si trova la risposta alla sua domanda. Gli oneri per gli ordini collegiali sui proventi totali si è ridotto, rispetto all’anno precedente, dall’1,8 all’1,4 per cento; analogamente il costo del personale è passato dall’1,7 all’1,4 per cento. Sfido chiunque a trovare tra le spese di funzionamento percentuali più basse. In realtà , per le fondazioni l’incidenza degli organi e del personale è molto bassa. [ndr Peccato che ci siano solo le percentuali e non i valori assoluti. Alla fine non si conoscono le indennità ed i rimborsi spese di Presidente e consiglieri]

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