Nella scorsa legislatura nei miei numerosi interventi, specie in occasione delle dichiarazioni sui voti di fiducia, ho più volte criticato apertamente e talora duramente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ho più volte auspicato che il prossimo Presidente della Repubblica, chiunque sia, rientri nella prassi costituzionale che vuole che il Presidente rappresenti l’unità nazionale, sia il garante della Costituzione e non assuma alcun esercizio diretto di attività di governo.

E’ a tutti evidente che più volte nel corso dei suoi quasi otto anni da presidente, Napolitano abbia agito al limite delle sue prerogative costituzionali! Ha firmato decreti legge in apparente contrasto con il dettato costituzionale dopo aver più volte rimproverato al governo di non attenervisi.

Al riguardo valga per tutti il mio intervento sulla questione di fiducia in data 7 agosto 2012:


Al riguardo valga per tutti il mio intervento sulla questione di fiducia in data 7 agosto 2012:

“Leggo. «L'adozione di criteri rigorosi diretti ad evitare sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti-legge è indispensabile perché sia garantito, in tutte le fasi del procedimento, il rispetto dei limiti posti dall'articolo 77 della Costituzione alla utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarietà e che incide su delicati profili del rapporto Governo-Parlamento e maggioranza-opposizione» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 18 maggio 2007) (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Leggo ancora: «Provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggono alla comprensione dell'opinione pubblica e rendono sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. È doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legifera su temi che riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. È in gioco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 15 luglio 2009).
Leggo. «L'inserimento nei decreti di disposizioni non strettamente attinenti ai loro contenuti, eterogenee e spesso prive dei requisiti e di straordinaria necessità, elude il vaglio preventivo spettante al Presidente della Repubblica in sede di emanazione dei decreti-legge. Inoltre, l'eterogeneità e l'ampiezza delle materie non consentono a tutte le Commissioni competenti di svolgere l'esame referente richiesto dal primo comma dell'articolo 72 della Costituzione. Si aggiunga che il frequente ricorso alla posizione della questione di fiducia, realizza un'ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 22 febbraio 2011).
Leggo ancora. «Valutare l'ammissibilità degli emendamenti riferiti a decreti-legge, con criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando le opportune modifiche dei Regolamenti parlamentari, al fine di non esporre disposizioni, anche quando non censurabili nel merito, al rischio di annullamento da parte della Corte costituzionale per ragioni esclusivamente procedimentali ma di indubbio rilievo costituzionale» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 23 febbraio 2012).
Leggo ancora. «Occorre riflettere su ciò che producono i numerosi decreti legislativi di tipo correttivo. Tutto ciò evidentemente pesa non poco su chi deve giudicare sulla legittimità costituzionale delle leggi. Nel 2010 non poche sentenze della Corte costituzionale si sono dovute riferire all'applicazione più o meno corretta dell'articolo 76 della Costituzione» (Giorgio Napolitano, conferenza stampa di fine anno 2011).
Ohibò, mi viene un dubbio: forse il Presidente della Repubblica presagiva già che vi sarebbe stato un decreto-legge in cui tutti questi rilievi avrebbero potuto trovare spazio. A me pare proprio di sì.
Leggo ancora: Quindi un provvedimento, ripeto, così voluminoso e complesso, quale quello oggi al nostro esame, poco si presta a valutazioni sintetiche e sembra piuttosto caratterizzarsi per l'eterogeneità e non di rado la frammentarietà dei contenuti. Lo ha detto il 2 agosto, nella sua relazione, il relatore di questo provvedimento, Rolando Nannicini.

Allora, questo decreto-legge, lo riconosce lui, è la summa delle incostituzionalità. È palese che abbia contenuti eterogenei e frammentari, ha subito modifiche pari a trenta pagine di proposte emendative che lo hanno profondamente modificato rispetto a quando era stato emanato, presenta un'aberrazione costituzionale perché si è inserito un intero decreto-legge dentro un altro decreto-legge, e in più si è aggiunta una questione di fiducia che, come dice il Presidente della Repubblica, quando fosse posta su un decreto-legge realizza un ulteriore pesante compromissione del ruolo del Parlamento.
L'apposizione di questa questione di fiducia, tra l'altro, era del tutto inutile. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, colpevolmente assente oggi, in sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo, dichiarò e ribadì che il Governo si riservava l'apposizione della questione di fiducia in relazione al numero delle proposte emendative. Ebbene, le opposizioni hanno presentato tre, lo ripeto, tre, in tutto tre proposte emendative, dunque il Ministro ha sconfessato se stesso. Capisco che discutere di esodati e di spese militari per questa maggioranza sia tabù, salvo presentare proposte emendative solo per l'Aula, sapendo che non sarebbero mai state discusse.

Ora non resta che appellarsi davvero al Presidente della Repubblica, affinché egli riporti tutto al rispetto degli articoli 76 e 77 della Costituzione, qui palesemente violati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Se egli non ritenesse di dare seguito alle sue stesse parole, le ho lette in precedenza - scripta manent - pur ossequiando il ruolo che egli ricopre, non potrei che rivolgere con pieno diritto le mie severe critiche alla persona che quel ruolo ricopre, perché delle due l'una: o il Governo Monti «prende per i fondelli» il Presidente della Repubblica o il Presidente della Repubblica si fa «prendere dai fondelli» dal Governo Monti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
E nessuno si sogni di darci per questo degli eversivi e degli antistituzionali, anzi, dichiaro che ci onoriamo di essere noi i guardiani di una Costituzione violata da chi per primo dovrebbe osservarla e farla osservare (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).”

Fin qui il mio intervento di allora! Così come non vi è dubbio che nella vicenda della trattativa Stato-Mafia i suoi comportamenti ed i suoi interventi a favore del Ministro Mancino siano discutibili e censurabili. Per inciso è l’unico punto sul quale eventualmente poteva essere scritta una proposta di “messa in stato di accusa” (impeachement). Non sappiamo chi sia il materiale estensore del documento del Movimento5Stelle, ma certo deve essere persona che ignora totalmente le norme costituzionali: in tutti gli altri punti si può parlare forse di “forzatura”, ma non certamente di “attentato alla costituzione”.

Ma che ora venga montato un caso sul fatto che abbia avuto incontri e frequentazioni con persone con le quali consigliarsi sull’andamento nella nostra economia e sui possibili interventi mi pare fuori da ogni ragionevolezza!

Chi come me ha vissuto da un osservatorio come quello delle aule parlamentari gli anni della crisi economica, ma anche e soprattutto quelli della crisi morale del Paese, a partire da chi doveva esserne il primo governatore e cioè Silvio Berlusconi, ben conosce il contesto nel quale Giorgio Napolitano si è trovato ad operare.

Di fronte ad un Presidente del Consiglio perennemente alle prese con le sue vicende giudiziarie, di fronte ad una situazione economica in continuo peggioramento, di fronte ad una maggioranza che si era salvata a stento grazie alla “compravendita” dei vari Scilipoti, Razzi, Calearo e Cesario, doveva forse il Presidente della Repubblica non assumere informazioni sul come agire per fronteggiare il costo del denaro (e non lo spread)? Ricordo che per lo Stato italiano gli interessi da pagare  per trovare acquirenti del titoli pubblici si avvicinavano paurosamente al 7% , cioè al punto di non ritorno!

Di fronte ad un simile contesto doveva il Presidente della Repubblica, in quanto rappresentante dell’unità nazionale, non preoccuparsi di valutare futuri scenari, come quelli delle possibili dimissioni del Presidente del Consiglio? Doveva evitare di ipotizzare che alla guida del governo ci potesse andare una persona di grande affidabilità internazionale come Mario Monti? Qualche cosa gli impediva forse di sondare la sua eventuale disponibilità?

Se poi è vero, come è vero, che il mandato a Monti è stato conferito dopo le consultazioni con le forze politiche e ricevendone il loro assenso maggioritario, quale dovere costituzionale avrebbe violato?

Ed allora perché è stato montato un caso del genere? Mi viene qualche dubbio! Grazie al grande polverone creato sicuramente il librò venderà migliaia di copie facendo ricco il suo autore ed anche l’editore del Corriere della Sera.

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