Come riferisce “Il Fatto Quotidiano”, “Il Sole24Ore, testata di proprietà della Confindustria, utilizzerà gli “strumenti per garantire il raggiungimento di un risparmio strutturale del costo del lavoro” equivalente a 35 giornalsiti sui 246 in organico, come si legge nel verbale di accordo sindacale siglato venerdì 31 gennaio da tre dei quattro rappresentanti sindacali della redazione. Gli strumenti in questione sono sostanzialmente due. Il primo è un nuovo ricorso ai contratti di solidarietà, per 24 mesi, con un taglio del 14% dell’orario di lavoro relativo al primo anno. Con un impatto relativo sul salario dei giornalisti che sarà parzialmente compensato dall’ente previdenziale della categoria, l’Inpgi. Il secondo è il pensionamento “per limiti di età ex articolo 33 del contratto di lavoro giornalistico” e, soprattutto, il prepensionamento “per il raggiungimento dei requisiti previsti dalla Legge 416/1981”, opzione quest’ultima prevalentemente a carico del fondo pubblico che stato appena rifinanziato con la legge di Stabilità. Obiettivo, l’uscita di una quarantina di giornalisti.”

Fin qui la notizia. Peccato che il tutto avverrà prima o poi in larga parte a carico dello Stato italiano. Vediamo perché?

L’Inpgi è l’Istituto di previdenza dei giornalisti. L’Istituto si trova in una situazione economico-finanziaria assai precaria.

Come scrive Alessandro Spitz, che dell’Istituto è Consigliere generale:

“Il bilancio di assestamento 2013 dell'INPGI è stato approvato pochi giorni fa dalla commissione bilancio dell'Istituto di cui faccio parte e in seguito dal Consiglio di amministrazione dell'istituto.

Non voglio annoiarvi con le cifre ma esporvi una situazione veramente seria: negli ultimi 3 anni i continui stati di crisi hanno messo in grave difficoltà l'istituto, tanto che ora l'INPGI incassa 100 in contributi Ivs e spende 114 per il pagamento delle pensioni.
Questo è dovuto non solo al calo dell'occupazione (nel solo 2013 si sono registrati 600 posti di lavoro in meno) ma anche al fatto che tutta la solidarietà all'interno della categoria grava sulle spalle dell'Istituto.
Sono cresciute quindi non solo le pensioni da erogare ma anche (e in modo esponenziale) i trattamenti di disoccupazione (17 milioni di euro contro gli 11 milioni previsti) e le indennità per contratti di solidarietà (quasi 11 milioni di euro contro i 7,6 previsti). Gli editori espellono e non assumono, neppure con gli incentivi che sono stati varati dall'INPGI per i nuovi assunti. Solo la RAI, quest'anno, ha assunto un significativo numero di precari ma è ovvio che questo non basta.
Per il 2013 l'Inpgi, grazie alla sua buona gestione degli investimenti finanziari che ha prodotto plusvalenze per 28 milioni di euro, riesce a chiudere in sostanziale pareggio ma per il 2014 è previsto un passivo di 60 milioni di euro.”

Secondo voi, quando l’Inpgi non riuscirà più a far fronte alla situazione chi sarà chiamato a tappare il buco?

I prepensionamenti. Qui la questione è ancora più seria. La riforma Fornero ha portato a 67 anni l’età per il trattamento della pensione per tutti gli italiani, meno alcuni di loro. Tra questi i giornalisti. I quali a partire dal 2009, nel periodo di prepensionamento, vengono pagati a carico dello Stato. Infatti:

“La normativa sui prepensionamenti ha subito rilevanti modifiche introdotte dalle leggi n. 2/2009, n. 14/2009 e n. 33/2009.
Per effetto di tali disposizioni, dall’anno 2009, l’onere dei prepensionamenti è stato posto a carico del bilancio dello Stato, e non più dell’Istituto, per un importo annuo pari a 20 milioni di euro. E’ stato inoltre previsto un contributo aggiuntivo del 30% riferito al costo complessivo dell’anticipo del trattamento rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, a carico dei singoli datori di lavoro, per ciascun prepensionamento effettuato. Tale fondo servirà anche per coprire le ulteriori richieste di prepensionamento rispetto al limite di 20 milioni.

E’ stata inoltre estesa la possibilità di accedere al prepensionamento ai giornalisti professionisti dipendenti dai periodici oltre a quelli dipendenti dai quotidiani ed agenzie di stampa a diffusione nazionale.

Restano invariati i requisiti e le modalità di accesso a tale trattamento di pensione

- almeno 58 anni di età, sia per gli uomini che per le donne ;

- almeno 18 anni di contributi INPGI;

- non essere già titolare di pensione diretta a carico di altro Ente previdenziale”

Il governo Letta, con l’ultima Legge di stabilità ha posto a carico del bilancio dello Stato per il 2014 altri 20 milioni di euro per il fondo di cui sopra.

Dunque ancora una volta troveremo “giovani” giornalisti, di 58 anni, pensionati a carico dello Stato, a differenza di tanti lavoratori che dovranno aspettare i fatidici 67 anni.

Tra l’altro la pensione dei giornalisti è assai superiore a quella dei lavoratori normali. In media 55.000 euro all’anno.

Ma ovviamente vi sono casi eclatanti. Ad esempio

-Vittorio Feltri percepisce, tra l’altro, una pensione Inpgi (dal maggio 1997) 14 mensilità da 24.465.170 lire ciascuna

- Sergio Zavoli percepisce, tra l’altro, una pensione Inpgi (dall’ottobre 1978): 14 mensilità da 11.413.546 lire ciascuna

Inoltre la gestione del fondo in questione si presta ad un bel giochetto (come rivela il sito “senza bavaglio”):

- Prima della firma dell’ultimo contratto in sostanza per chiedere lo stato di crisi l’azienda doveva dimostrare di avere avuto il bilancio in rosso negli ultimi due anni. Ora basta la presunzione di una diminuzione degli introiti pubblicitari o di una riduzione delle copie vendute nel futuro più o meno prossimo per chiedere (ed ottenere) uno stato di crisi.

- però insieme ai soldi dello Stato per i prepensionamenti è stato anche introdotto un contributo del 30 per cento, per ciascun prepensionamento effettuato, a carico dei singoli datori di lavoro. Percentuale riferita al costo complessivo dell’anticipo del trattamento rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia. E allora? Fatta la legge, trovato l’inganno. Le aziende, abili e veloci a far di conto, nella gran parte dei casi hanno preferito ricorrere alle dimissioni volontarie da parte dei giornalisti che avevano i requisiti per accedere al prepensionamento. E come funziona il giochino? Molto semplice. Poniamo che un prepensionamento costasse all’editore 150.000 euro, l’azienda ne offre la metà (o anche meno) al giornalista prepensionando purché si dimetta. Il giornalista nove su dieci accetta, se ne va volontariamente, e incassa, tanto per lui non cambia nulla: la pensione è la stessa. Così lui incassa il gruzzoletto e l’azienda risparmia un bel 50%, come minimo.

Il presidente di Confindustria, Squinzi, da mesi tuona contro le spese improduttive dello Stato.

Come scrivono varie agenzie di stampa: “Squinzi a questo proposito ribadisce la necessità di intervenire sulla spending review: «Ho risposto a Letta che in un Paese con una Pubblica Amministrazione che spende 800 miliardi all’anno, tagliare i costi del 2-3% significa risparmiare 20-25 miliardi”.

Come ha scritto Mario Sechi su “Il Tempo” “Il partito della spesa non è solo in Parlamento, ma nel sindacato e in un pezzo dell’industria che da decenni «chiagne e fotte». Chiagne pubblicizzando le perdite e fotte privatizzando gli utili. Quando l’istituzione che rappresenta le grandi imprese - si suppone la punta avanzata del sistema-Paese - fa asse con il sindacato che rappresenta l’archeologia delle relazioni industriali, significa che si sono toccati i gangli vitali di un organismo che cresce grazie a deficit spending, tassazione elevata e spesa incontrollata. È l’irresponsabilità del capitalismo senza capitali, buono per chi fa elusione e incassa ritenute automatiche, ma non per le piccole e medie aziende fuori da Confidustria e dal sistema di scambio e non ricambio che ha reso l’Italia un Paese con una classe digerente ma non dirigente e tanto meno diligente.” E ancora…”L’idea di concertare con il sindacato è vecchia, ma Squinzi va oltre, respira nel 2012 ma vive nel Novecento e propone un blocco padronale-operaista - intriso di paternalismo retrò oscillante tra tuta blu e cravatta rossa - che tenta di scardinare sul nascere i tagli alla spesa e il cambiamento del paradigma della politica economico-fiscale seguita dai governi dal 1992 in poi, da Amato fino ai giorni nostri…...”

Ed infatti qualcuno gli ha fatto subito eco: "Occorre fare più tagli alla spesa pubblica improduttiva, come dice Squinzi. La spesa pubblica improduttiva è il bubbone italiano". Lo ha detto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ai microfoni di Sky Tg 24, commentando l'operato del Governo e la Legge di stabilità.”

Ancora ha detto Squinzi rivolgendosi al Presidente del Consiglio, Letta: «Abbiamo speso tanto e male dividendo la spesa in mille rivoli. Signor Presidente del Consiglio, il compito delle istituzioni è anche quello di minimizzare i costi di transazione del mercato. Cioè facilitare per quanto possibile gli scambi, la produzione e il commercio. Questo non solo non è stato fatto, al contrario si sono scelte le strade opposte, accumulando costi di transazione, diseconomie, complicazioni di ogni tipo. Con il consenso di tutti. Abbiamo investito per mortificare il mercato. E dobbiamo dire che ci siamo riusciti. Le transazioni inutili hanno sconfitto innovazione, qualità, merito, voglia di gareggiare, ricerca. Per ora. Liberiamoci dalle transazioni inutili, riduciamo la frammentazione e torneremo a crescere.»

E si che per Il Sole 24Ore di Squinzi da anni continua l’uso di queste risorse pubbliche. Come ha scritto la Rappresentaza Sindacale Unitaria del giornale: “Il Sole 24 Ore ha chiesto alla Rsu di attuare interventi atti alla diminuzione del costo del lavoro che si sono concretizzati nella firma da parte della rappresentanza sindacale di un biennio (2011-2012) di prepensionamenti che ha visto la diminuzione strutturale di circa 170 unità”. Dal settembre 2010 al settembre 2013 la diminuzione complessiva dell'organico è stata di 226 unità: una riduzione di fronte alla quale i dipendenti hanno assorbito i carichi di lavoro senza che l’azienda avesse la necessità di ricorrere a nuove assunzioni. Terminato il prepensionamento, il Gruppo 24 Ore ha chiesto subito un ulteriore intervento che si è concretizzato, a febbraio 2013, nella firma da parte della Rsu di un accordo per applicare, per il biennio 2013-2014, il contratto di solidarietà che ha portato e porterà a una diminuzione del 20% del costo del personale.”

Il tutto in larga parte a carico dello Stato. Ma – si sa – questa legge va bene a tutti i partiti dalla destra alla sinistra e perfino agli extra-parlamentari poiché serve per mantenere in piedi, insieme a nuovi vergognosi contributi all’editoria (con la stessa Legge di Stabilità ulteriori 50 milioni di euro), i giornali di partito (dal Manifesto al Secolo d’Italia, dall’Unità alla Padania).

Per quelli che “si predica bene e si razzola male”.

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