La giornata di ieri doveva essere denunciata al paese intero con una serietà e severità tale da incollare la gente davanti ai telegiornali. Si è consumata invece in 4 chiacchiere da bar con tanto di scazzottata finale.

La vecchia politica volpona ringrazia!

Lo scandalo Bankitalia è rimbalzato dalle offese dei cittadini pentastellati agli equilibrismi del governo rimanendo ai più incompreso. Poi, grazie al provvidenziale gesto di un questore della Camera trasformatosi in buttafuori da balera, l’attenzione ha finito con lo spostarsi dal vero vulnus. Ora il dibattito è tutto sui metodi “sessantottini” dei ragazzi grillini e sul loro linguaggio: ma che cosa è successo?

Non certo le stupidaggini, che il conduttore non corregge, che si continuano a sentire a trasmissioni come “La gabbia” da parte di

-Loretta Napoleoni (non professoressa di economia ma consulente grillina) che tuona: “7,5 miliardi sono in gestione dallo Stato alla Banca d’Italia; non sono dello Stato. Questo è un regalo agli azionisti, che sono le banche private”.

-Paolo Ferrero (Segretario di Rifondazione Comunista e bolscevico per sua natura): “La banca d’Italia è di proprietà delle banche private italiane. Il governo ha deciso che ilvalore di Bankitalia e quindi degli azionisti aumentava di 7,5 miliardi”.

 

Trattasi di false affermazioni per i motivi che seguono.

Non vi sarà nessuna dazione dello Stato alle banche: è stato rivalutato il capitale della Banca d’Italia, fermo al 1936 (pari 300 milioni di lire, oggi 156.000 euro). I soci della Banca d’Italia sono una serie di banche (e non solo), a quel tempo pubbliche ed ora privatizzate. E fin qui potrebbe anche starci (a parte ciò che diremo più avanti sul valore di Bankitalia): non fosse però che per il suo effetto, a partire dall’anno prossimo i soci riceveranno una maggiore ripartizione di utili pari a circa 450 ml, rispetto ai 70 dello scorso anno.

Se di regalo si vuol parlare esso sarebbe diluito in circa 20 anni (in ragione di 400 milioni all’anno distribuiti in più in futuro).

L’aggiornamento del valore del capitale definito in 7, 5 mld di euro ovviamente va a rivalutare le quote in possesso dei soci (quindi anche delle banche), che si trovano ad avere un patrimonio più alto, e che dovranno pagare una tassa sulla plusvalenza che complessivamente dovrebbe permettere allo Sato di incassare circa 840 milioni di euro (12% della plusvalenza).

Dal prossimo anno tuttavia si rivaluta anche la quota di utili che la Banca d’Italia dovrà pagare ai soci ai quali andranno tutti gli anni 400 mln di euro in più d oggi: alla fine della fiera lo stato incassa oggi un po’ meno di 1 mld ma ogni anno dovrà versarne 400ml per sempre …

E c’è di più e qui sta il vero problema: vale davvero 7.5 mld la Banca d’Italia considerati i vincoli che ci sono sulla circolazione delle azioni e sui limiti dei poteri dei soci (che di fatto non hanno nessun potere)? In simili condizioni (secondo una valutazione del Prof. Boeri) la Banca d’Italia, che con la nascita della Banca centrale europea ha visto ridursi di molto le proprie competenze, non varrebbe più di 1mld di euro.

L’aggiornamento delle quote non avrà effetti sul “patrimonio di vigilanza" delle banche partecipanti al 31 dicembre 2013, data rilevante ai fini dell'esercizio di Asset Quality Review che sarà condotto nell'Eurosistema. Ciò significa che esso non sarà considerato in sede di controllo della solidità della banca (cosiddetto stress test) dal quale discenderanno obblighi di ricapitalizzazione. Viene così meno l’unico motivo che avrebbe potuto dare significato all’ operazione.

Per i motivi di cui sopra non c’è da attendersi, almeno nell’immediato, un aumento di credito a disposizione delle imprese.

E’ poi stabilito che nessun socio possa avere più del 3% del capitale: chi ne ha di più deve vendere le quote.

Fin qui nulla di male. E qui scatta la norma più grave: la stessa Banca d’Italia può acquistare le quote in eccedenza ricollocandole in seguito.

Si dà il caso che due soci su tutti dovranno vendere parecchie quote: Intesa S. Paolo (che ha il 30% circa) e Unicredit (che ha il 22% circa).  Ciò significa che la Banca d’Italia è autorizzata ad acquistare fin da subito le quote eccedenti di Intesa S. Paolo e Unicredit pagandole in moneta sonante rispettivamente circa 2 miliardi e 1,5 miliardi!

Questo è uno scandalo, fin dall’inizio rilevato da “Fare per fermare il declino”.

 Pertanto, alla fine, tutto si è tradotto in un doppio scandalo:

-uno già determinato e cioè uno scambio ineguale tra anticipo di incasso da parte dello Stato per circa 1mld (che andrà a parziale copertura dell’Imu) rispetto a restituzioni annuali 400 mln (sotto forma di utili)  a partire dal prossimo anno, con evidente danno erariale

-uno potenziale e cioè che in tempi brevi Banca d’Italia acquisti le quote di Intesa S. Paolo e Unicredit pagandole in modo esorbitante 3,5 miliardi

Ora tutti noi dovremmo indignarci e ricordarci di questa politica schiava di sé stessa e del proprio potere autoreferenziale, ma non possiamo nemmeno più dimenticare che l’opposizione ad un sistema così strutturato si sovverte solo con un opposizione draconiana capace di mandar in cortocircuito una rete di potere e di lobbies, ma soprattutto capace di coinvolgere il paese educandolo alla libertà e raccontando i fatti in modo corretto. Non facendolo precipitare nella schiavitù comunque della propria ignoranza ….

 

Commenti   

#3 ILCDL 2014-02-01 10:09
Buon giorno,
Molte cose non mi sono chiare: come è possibile che la Banca d'Italia abbia avuto tanti utili da accantonare a riserve? Cioè da quali operazioni, commerciali o finanziare, sono derivari tali utili? E poi perchè solo il 12% di tassazione sulla rivalutazione del capitale? Non è che di tale operazione finiscano per beneficiare solo i banchieri o i manager delle banche? Ad angelo chiederei di essere più accessibile nella spiegazione del calcolo del rendimento. Sicuramente ci sono ancora molte cosa da capire sull'argomento, per loro natura difficili, soprattutto perchè si tratta di tecnicismi particolari.
Saluti, Sergio Giordano
#2 saveriodauria 2014-01-30 20:24
Finalmente una spiegazione chiara! Quindi si aumenta ope legis il valore di un pezzo di carta che e` la partecipazione a bankitalia e si fa un regalo alle banche che hanno una grande partecipazione, che in più devono vendere obbligatoriamente queste quote, non su un mercato, ma hanno un acquirente privilegiato, la stessa banca, che paga al prezzo stabilito per legge. Non ho capito pero` la differenza tra una quota di bankitalia e un bel bulbo di tulipano. ...
#1 angelo 2014-01-30 19:45
Ho letto moltissime segnalazioni, ognuno ha una cosa diversa dall'altra,una soprattutto esatta il calcolo dei 400 milioni in più rispetto all'anno prima, in quanto giustamente lei toglie la quota dello 0,50 sulla rierva anno precedente. però non capisco la sua conclusione. Dapprima mi sembra d'aver capito che con la legge emessa in sordina a fine anno le banche possano DIRETTAMENTE comperare un compratore ESTERNO non più bankitalia. In secondo luogo visto che le azioni garantirebbero il 6% di 25.000 euro a VITA, coi tempi che corrono, dato che per avere un 4% bisogna investire a 20 anni, il suo prezzo dovrebbe oscillare tra i 30.000,00 euro garantirebbero il 5% lordo annuo ed 37.5000 euro che renderebbero il 4,00%. Lieto di sapere il suo parere.

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