Qualcuno ha voluto trasformare il Giappone in una sorta di laboratorio che avrebbe dimostrato la validità delle teorie sulla sovranità monetaria e sulla MMT (Modern Monetary Theory). I seguaci di tali impostazioni sostengono che uno dei problemi italiani sarebbe la mancanza di sovranità monetaria, che impedirebbe di stampare moneta, ciò che consentirebbe di infischiarsene del debito pubblico, poiché la stampa di moneta, lungi dal generare un’inflazione fuori controllo, sarebbe la panacea per ripagare il debito senza apprezzabili riflessi di sacrifico per i cittadini e senza quell’austerità che ha creato disoccupazione e reso per molti impossibile arrivare alla fine del mese.

A sua volta la MMT è una rivisitazione delle teorie keynesiane e sostiene che la crisi non si supera con l’austerità ma stampando moneta per sostenere la spesa pubblica.

Un anno fa Shinzo Abe vince le elezioni politiche e annuncia l’inizio di una nuova politica economica, improntata a una lotta aggressiva a venti anni di stagnazione economica e quindici di deflazione. La Bank of Japan, ad aprile, fissa un nuovo target d’inflazione al 2% l’anno, da raggiungersi in due anni, attraverso un raddoppio della base monetaria in 24 mesi, ossia 1.400 miliardi di dollari in più (107 trilioni di yen, cioè 835 miliardi di euro in 3 anni). Una massa monetaria enorme che farà crescere il già enorme debito pubblico giapponese, che è il 230% del PIL, ma non ha gli effetti drammatici italiani perché è interamente posseduto dalle famiglie giapponesi.

In pochi mesi, la borsa di Tokyo sale mediamente del 40% e lo yen si deprezza contro dollaro ed euro, con lo scopo di stimolare l’export. Viene progettato un aumento di investimenti pubblici per 116 miliardi di dollari, che portano il deficit del bilancio pubblico all’11% del PIL (come è noto l’Unione Europea chiede che gli stati membri non superino il 3%). Per compensare l’aumento della spesa viene previsto anche un aumento dell’Iva dal 5 all’8%.

I nostrani oppositori dell’euro esultano vedendo nel Giappone l’esempio da seguire.

Sto parlando di Beppe Grillo, di Paolo Barnard, di Alberto Bagnai, di Claudio Borghi.

A distanza di poco più di un anno è chiaro che certi fondamentali dell’economia, che i signori di cui sopra ignorano o fingono di ignorare, stanno in realtà portando il Giappone verso una crisi più grave di quella che avevano prima della abenomics.

Ecco cosa è avvenuto in Giappone:

  • Dopo un ovvio ed iniziale crescita del PIL (4,1% nel primo trimestre, 3,8% del secondo e un poco brillante 1,9% del terzo) la crescita invece che accelerare si è via via ridotta di intensità e lascia persino balenare una nuova recessione.
  • Il potere d’acquisto di salari e pensioni si è ridotto (l’export è cresciuto di poco, nonostante uno yen basso, mentre la svalutazione ha portato a un aumento dei prezzi dei beni importati), anche se la tendenza alla crescita dei consumi esiste anche qui in rallentamento. I consumi interni, che generano il 60% del Pil, sono cresciuti di un modesto 0,1% nel trimestre, mentre la domanda interna aveva visto un rialzo dello 0,6% tra aprile e giugno.
  • L’inflazione è naturalmente cresciuta (0,8%, anche se ben lontana dall’obiettivo programmato del 2% e con tendenze ancora presenti di calo dei prezzi).
  • La bilancia commerciale giapponese ha avuto il risultato peggiore di sempre (lo yen ha perso il 20% sul dollaro e l'euro, ma le esportazioni non ne hanno approfittato. Nell'ultimo trimestre, l'export ha segnato -0,6%. Nello stesso periodo, le importazioni sono aumentate del 2,2% e lo yen debole ha fatto aumentare i costi di tutti gli ordini di materie prime e prodotti alimentari).
  • La bilancia dei pagamenti ha avuto il risultato peggiore di sempre
  • I rapporti internazionali con i paesi vicini si sono deteriorati
  • Si assiste alla fuga di capitali giapponesi in cerca di valute forti

Ad oggi non può certo sostenersi che il Giappone si sia tirato fuori dalla deflazione e dalla stagnazione. I segnali di miglioramento ci sono, ma altrettanti ne esistono nel senso inverso. Dove porterà questa enorme massa di liquidità aggiuntiva? Cosa accadrà quando le attese di inflazione si saranno surriscaldate stabilmente e gli investitori chiederanno rendimenti più alti per comprare bond nipponici? Sarà sostenibile una conseguenza del genere nel paese avanzato con il più alto debito pubblico, ma che continua a pagare i titoli decennali allo 0,6%?

Anche l'Ocse lancia l’allarme: dopo aver rivisto verso l’alto le stime del PIL giapponese per il 2014 indicandolo in +1,5% dopo il +1,8% di quest'anno, le ha abbassate a +1% per il 2015.

Non solo: il debito pubblico, che ammonta al 245% del prodotto interno lordo, rischia di diventare insostenibile. Per la prima volta ha superato 1 quadrilione di yen (più esattamente 1.008,6 miliardi, cioè 10.460 miliardi di dollari al 30 giugno).

Una delle conseguenze è la corsa all’oro dei consumatori nipponici, preoccupati per la costante svalutazione dello yen sui mercati internazionali e per l’aumento delle tasse sui consumi, che da aprile 2014 passeranno dal 5% all’8% per poi salire al 10% a ottobre 2015.

Nel corso del 2013 in Giappone le importazioni di oro sono più che triplicate e secondo le stime di Bloomberg potrebbe esserci un’ulteriore accelerazione degli acquisti nell’ultimo trimestre dell’anno(in pochi mesi lo yen ha perso il 13% circa sull’oro). I risparmiatori e gli investitori istituzionali temono che possa avvenire lo scoppio della bolla sui titoli di stato nipponici, che continuano a mostrare tassi prossimi allo zero anche sulle scadenze più lunghe.

Il 50% delle tasse pagate dai giapponesi serve per pagare gli interessi sul debito.

Gli esperti di Banca Natixis rilevano che, sul fronte produttivo, l'indice di fiducia delle grandi imprese è migliorato, ma quello relativo alle PMI arranca(ed esse rappresentano il 70% dei posti di lavoro in Giappone). L'anno prossimo l'incremento dell'export potrebbe rivelarsi deludente e la redditività delle aziende attenuarsi rispetto al livello elevato toccato finora.

Si aggiunga che gli ultrasessantacinquenni sono pari a un quarto della popolazione complessiva e coprono oltre metà della spesa sanitaria. Le prestazioni sociali, pensioni incluse, saliranno dall’attuale 27% del PIL, nella situazione al 36% del 2025.

Commenti   

#2 pecoraro 2014-02-03 00:11
Iniziamo con il dire che il valore dei vari parametri e vincoli economici sono scelte politiche condizionati dai poteri forti, la germania per capirci.
Non è scritto da nessuna parte che il debito pubblico non possa crescere all\'infinito.
La svalutazione, a differenza della tassazione, non deprezza i beni immobili o il lavoro- deprezza solo il denaro.
per capirci se gli scambi commerciali avvenissero con il sistema del baratto, posto che una bottiglia di olio equivale a 10 di vino, svaluti o non svaluti resta fermo il rapporto 1 a 10. Ora mettiamo una tassa sulla bottiglia d\'olio ecco che per barattarla bisogna accontentarsi di 6 bottiglie di vino. Se , ad esempio, si aumentasse del triplo la tassa sui SUV questi vedrebbero il loro valore intrinseco dimezzarsi. Tassazione= deprezzamento e impoverimento - Svalutazione= crescita e aumento del dinamismo del mercato.
Chi vi parla è cresciuto e prosperato con l\'inflazione e la svalutazione (svalutescion del mitico Adriano).
Per finire il giorno in cui questo mondo finirà (vedi i dinosauri) a chi volete che importi a quanto ammonta il debito pubblico?..... Siamo costretti a far soffrire inutilmente tante persone per un capriccio tedesco.
Suggerisco a chi legge di non acquistare mai prodotti tedeschi.. questa è una vera guerra con i suoi morti (suicidi) e dove chi si \"ABBOFFA\" non crede a chi non ha più niente.
Sono molto preoccupato ...... in futuro chi ci governerà tenterà la strada dell\'abbassamento del costo del lavoro riducendo gli stependi ... la speculazione divorerà anche questo e ci troveremo punto e a capo. MEGLIO IMITARE IL GIAPPONE: FORZA STAMPIAMO TANTI SOLDI!!!javascript:ac_smilie(\':sad:\')
#1 Alex Santucci 2014-01-23 21:15
Non so da dove attinga la convinzione che Grillo sia sostenitore del modello (sovranista) giapponese quando è è nota la sua posizione ondivaga sull'euro, per non parlare di quella eurista del socio d'affari. Ma al di là delle posizioni, il suo ragionamento contiene un errore clamoroso: non è affatto vero che il potere d'acquisto dei salari sia ridotti, ma il contrario. Legga qui http://www.bloomberg.com/news/2013-12-04/japan-wages-must-rise-for-abenomics-success-gs-matsui.html: http://uk.reuters.com/article/2013/12/29/uk-japan-economy-wages-idUKBRE9BS00Y20131229. Il tasso d'inflazione è così ridicolo che le domando se merita considerazioni ? Lo ritiene un problema x un paese che esce dalla deflazione ? Da quando in macroeconomia uno sbilancio di partite correnti diventa un dramma ? L'economia giapponese è da tutti considerata la 3^ gamba del capitalismo moderno, accanto agli USA e all'Europa. C'è però una piccolissima differenza fra loro e noi: i tassi d'interesse del debito pubblico giapponese che là restano a casa loro perchè è detenuto per oltre il 90% dai loro cittadini. Il nostro invece va restituito agli istituti finanziari con le ben note conseguenze. Spero di leggerla in commenti + appropriati.

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