Alfredo Liotta aveva quarantuno anni quando morì di anoressia nel carcere di Siracusa, il 26 luglio di un anno fa. Nel giro di sei mesi perse quaranta chili. La cartella clinica certificò: «Sindrome anoressica».

Chissà se questo cognome era presente nella lista del nostro tanto sensibile Ministro, Anna Maria Cancellieri; e chissà se ai parenti dei detenuti delle 206 carceri italiane dove la metà dei carcerati italiani è affetta da epatite, il 30% è tossicodipendente, il 10% soffre di patologie psichiche, il 5% affetto da Hiv, il nostro guardasigilli ha telefonato per comunicare ““qualsiasi cosa io possa fare contate su di me”.

Al ministero di Giustizia certi eventi sono definiti «eventi critici», a meno che non abbiano un cognome importante perché allora si chiamano “eventi umanitari”.

Nel caso di Giulia Ligresti, era infatti un DOVERE trasferire questa notizia agli organi competenti dell’Amministrazione Penitenziaria, per invitarli a porre in essere gli interventi tesi ad impedire eventuali gesti autolesivi. Per il nostro Alfredo Liotta forse però no.

Se “Intervenire è compito del Ministro della Giustizia”, farlo in maniera discrezionale è abusare del proprio ruolo, esattamente al pari dell’interessamento del Cavaliere Berlusconi che telefonò per fare rilasciare la piccola amica ... forse più formalmente corretto, ma sostanzialmente tale.

A nulla vale la nota firmata dal procuratore capo Gian Carlo Caselli che definisce “arbitraria e del tutto destituita di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura”, e non ci importa niente quale esito ha prodotto l’ umanità della Cancellieri: NON DOVEVA PROPRIO MANIFESTARSI ALCUN UMANITA’ PERSONALE NELL’ESERCIZIO DI UN RUOLO VOCATO A GARANTIRE LA GIUSTIZIA ITALIANA.

Non può essere tollerato che un Ministro senta il bisogno di stigmatizzare, di propria iniziativa, un provvedimento di cui dovrebbe essere primo tutore; arrivando persino a giudicarlo iniquo, a condividere il rammarico della esecutività, e a dirsi pronta a tutto. A quale fine? "Qualsiasi cosa" per il potere del Ministro di Giustizia è un campo drammaticamente vasto, ed è un area di grande pericolo per la democrazia di un paese: come può questo Governo permettere e tollerare che un suo Ministro la attacchi tanto spudoratamente?

“Nell’emotività” non si pesano le parole” “Non posso rinunciare ad essere un essere umano”… Caro Ministro non lo deve certo farlo per forza! Lei si dimetta, e da semplice cittadino potrà telefonare a chi vuole ed anche incatenarsi ad un tribunale per solidarietà alla famiglia Ligresti.

Del resto Anna Maria Cancellieri , ex viceprefetto Peluso (capo ufficio stampa della prefettura di Milano) non è nuova a sfruttare i propri incarichi ad uso e consumo degli amici :“Ora mi occupo anche di sanità, vieni a trovarmi, ti faccio intervistare il fratello di Ligresti, può essere interessante”. Chi parla è Anna Maria Cancellieri, e correva anno 1987. Agli atti recenti dell’ interrogatorio di Ligresti risulta che l’allora prefetto Cancellieri si era rivolta all’imprenditore perché desiderava non cambiare incarico “e io mi sono attivato con successo presso Berlusconi“.

Una vicenda storicamente umana, fatta di profondi legami ed amicizie che vanno ben oltre ai pochi milioni di euro che il figlio riceve dalla famiglia Ligresti, e che nessuno di noi si permetterebbe mai di vietare. Ma è solo un fatto di opportunità, un parametro minimo di decenza istituzionale che vieterebbe ad un vigile di chiamare la mamma dello studente al quale si è ritirato lo scooter per scusarsi di averlo dovuto fare…

La gravità di questo comportamento è al limite della sopportazione, non tanto per il rinnovarsi del costume italiota di proteggere gli amici da parte dei potenti, ma per la solidarietà che dal sistema ha ricevuto: una pantomima tutta improntata a distrarre l’accusa sugli effetti sortiti dell’intervento del Ministro e/o a sfruttare il tema delle condizioni disumane dei carcerati per giustificare un personalismo che nulla ha di umanità.

“La difesa a prescindere” del premier Letta offende la tragedia dei carcerati e delle loro condizioni disumane, e le rivendicazioni del Ministro risultano solo una sfacciataggine inaudita verso l’evidenza dei fatti.

Siamo davanti ad un vergognoso sciacallaggio politico nel tentativo di giustificare questo Ministro già indecente nella sua difesa impossibile, e che pertanto sposa come nella più bieca tradizione il facile ricorso alla congiura mediatica, alla solita macchina del fango; contando infine su altri equilibri ben più saldi sfrutta sapientemente un equilibrio precario della nostra storia per potere rimanere inchiodata alla stanza dei bottoni.

Immaginavo che qualcuno avesse auspicato quella poltrona per piazzarci un'altra anima tanto sensibile da provvedere al caso umano del vecchio Cavaliere, ma se in fondo non è successo immagino che sia solo perché la nostra Ministra avrà già garantito interessamento e interventi a ché un povero settantenne non abbia a vedere compromessa la sua salute in una villa al centro di Roma piuttosto che in una comunità di lavoro.

In fondo lui come la piccola Giulia sono casi umani, è Alfredo Liotta che è un caso critico.

Commenti   

#1 Fagone 2013-11-05 09:26
Caro Onorevole,

l'Italia è "fatta" così: se conosci qualcuno di importante, bene; altrimenti soffri come un cane, per ogni cosa, dalla mattina alla sera. Saltanto tutte le possibili valutazioni sulla vicenda di cui trattasi, mi sovviene che anche per la nomina all'onorificenza di, ad esempio, Cavaliere del lavoro la segnalazione deve essere fatta da qualcuno che può! NON ho mai visto una persona che è stata nominata dopo essersi segnalato da solo! E voglio esssere io ad infrangere questa "regola": ho 64 anni, per cinque anni sono stato Sottufficiale di Marina, poi dipendente presso un'industria del veronese come Capo CED; dal 1986 ho avuto incarichi da libero professionista in oltre 30 aziende, di vari settori economici. NON ho mai fatto licenziare personale, ma, al contrario, ho sempre creato posti di lavoro, riqualificando. Ho promosso, con le mie realizzazioni, il lavoro ed il commercio; non ho mai avuto problemi di evasione fiscale e nemmeno le aziende che ho degnamente servito. Sono incensurato, sia penalmente che civilmente. Ho subito un piccolo ictus nel 2003, dal quale mi sono prontamente ripreso, sono ritornato a lavorare, con la stampella e non ho avuto l'aiuto di nessuno, men che meno dello Stato. E altre belle cose. MA nessuno, dico nessuno, mi ha mai segnalato per un ringraziamento dello Stato. Forse perchè NON appartengo a famiglie " importanti" ???? L'Italia è " fatta" così !!!!La ringrazio per il Suo lavoro.

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