Bologna 22 Ottobre 2012, Corriere.it “La Finanza in Regione. I 9 capigruppo indagati: peculato Sono i nove capigruppo di Pd, Pdl, Lega Nord, Idv, Movimento 5 stelle, Misto, Fds, Sel-Verdi e Udc, cioè coloro che hanno gestito i budget e firmato i rendiconto delle spese sostenute dai consiglieri nella legislatura in corso, rimborsi che la Procura ritiene illeciti.”

Fa clamore che sia coinvolto il M5S ma nessuno si stupisce che l’Italia dei Valori sia ancora puntualmente presente al triste appello. Ma ormai questa è purtroppo la considerazione che riscuote la cultura legalitaria dell’Italia dei Valori!

Quando Antonio di Pietro scese in politica scelse nella sua genuinità di prestarsi alle prevedibili polemiche solo per portare nelle istituzioni la sua cultura “moralizzatrice” e quanti epiteti sono stati rivolti nel corso degli anni ad un partito che aveva fatto della giustizia la sua identità. Non ha mai temuto di essere poco funzionale al potere per lo spregio del giudizio di populismo perché certe proposte raggiungevano comunque il miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate. Allo stesso modo non gli è importato di essere poco chic per il coraggio dei suoi congiuntivi che coniugavano comunque bene ogni paradigma del sistema.

Il mal comune consola sempre poco, e quando capitato è stato giusto farne occasione di seria riflessione, assumersene ogni responsabilità politica, anche non sua (come nel caso Maruccio), reagire con grande severità per potere così chiedere a gran voce (come per Formigoni)

dimissioni … naturale conseguenza di un'indagine che ora deve accertare se vi sia stata relazione tra benefici economici “; perché la capacità di una forza politica è la severità con cui vive la propria identità…

Ora non posso accettare che il partito del nuovo corso abbia dimenticato questa identità, questa forgia che il presidente aveva tanto ostinatamente perseguito e gli amministratori oggetto di indagini di peculato non solo rimangano fermi al loro posto, ma ricoprano funzioni dirigenziali in spregio persino a un codice etico, la cui portata risulta ora limitata nel nuovo statuto.

Ma sappiamo cosa significa peculato? E’ il delitto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altra cosa mobile di cui abbia il possesso o la disponibilità in ragione del suo ufficio o servizi; un reato che le società moderne perseguono con il massimo della pena ma soprattutto con il massimo della condanna sociale. E in attesa del giudizio l’estraneità ai fatti ipotizzati dovrebbe essere garanzia non di forma bensì di fatto, quindi chiunque ne fosse coinvolto dovrebbe di suo allontanarsi dal contesto, con la solidarietà altrettanto di fatto e non di forma.

Invece si assiste ad una valorizzazione di questo sistema tanto da imporlo, non senza denunce e polemiche da parte dei territori, ad un organo direttivo e ovviamente amministrativo, come quello di Segretario regionale.

Ma chi come me era al fianco di Antonio Di Pietro, quando alla notizia del primo consigliere indagato chiese ”di dimettersi dal partito, dimettersi da capogruppo alla Regione, dimettersi da coordinatore regionale del Lazio dell'Idv e dimettersi da consigliere regionale… perché l'innocenza deve valere fino a sentenza penale passata in giudicato, ma una cosa è la storia giudiziaria personale, altra cosa è la credibilità della politica e delle istituzioni”, come può oggi assistere a questa classe dirigente che sperpera la nostra storia, chiedendo al presidente “onorario” di “onorare” un partito di indagati?

E’ ancora lo stesso Presidente che disse “COME HO FATTO IO … dopo 12 minuti mi sono dimesso… Può succedere che bisogna rispondere del proprio operato alla magistratura, … ci si dimette da ogni ruolo politico per non coinvolgere ne' il proprio partito, ne' le istituzioni''. Dove sono finiti ora questo esempio concreto, questa rigorosa impellenza di responsabilità, questo bisogno di trasparenza autentica?

E dove sono i costi di questi signori che gestiscono anche un ingente capitale economico del partito. Mi posso solo augurare non lo facciano con la stessa superficialità? Abbiamo raccolto firme contro il finanziamento pubblico ma abbiamo continuato ad incassarne le rate. Sarà almeno utilizzato per lo scopo per cui è assegnato? E’ legittimo chiedersi come mai sia stata esclusa dallo statuto del partito l'obbligatorietà della pubblicazione in rete dei bilanci, anche dei gruppi parlamentari e consiliari regionali, nonché dei coordinamenti regionali?

Sotto il profilo non è deprecabile la completa assenza di trasparenza sulla destinazione di fondi che il partito non avrebbe dovuto nemmeno più ritirare?

Il peculato riguarda le amministrazioni pubbliche ma la morale spicciola, quella orgogliosamente populista della nostra storia, non può esonerare sotto il profilo morale nessuno, neppure i partiti politici.

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