A quando la lotta alle “evasioni d’oro”?

Recentemente ho presentato in questo sito una serie di riflessioni sulle cosiddette “pensioni d’oro” (come tagliare le pensioni d’oro e molto di più, recuperando almeno 12 miliardi di euro all’anno! http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=619&Itemid=1 ).

La mia considerazione partiva dal fatto che “la gran massa di coloro che hanno fruito del sistema retributivo percepisca oggi vitalizi che hanno ricevuto dal sistema di sicurezza sociale nazionale somme di gran lunga superiori e del tutto incongrue rispetto al monte di contributi versati. Per cui suggerivo in quella sede la possibilità che sulla differenza tra il monte contributi versati e ciò che viene realmente erogato di pensione si istituisse un contributo di solidarietà annuale del 10%. Un principio del genere sarebbe stato inattaccabile dalla Corte Costituzionale e con un calcolo prudenziale avrebbe reso non meno di 12 miliardi di euro all’anno.

Ora sembra quasi che le pensioni siano diventate l’oggetto d’interesse di tutte le parti politiche. Quasi che i problemi del Paese devano essere risolti dai pensionati e coloro che percepiscono una pensione di 3.000 euro al mese siano diventati improvvisamente “nababbi” ai quali far pagare il costo della crisi economica.

Così la deputata Giorgia Meloni dichiara guerra scrivendo persino al Presidente della Repubblica Napolitano: “Tetto di 5mila euro”

Tuona Matteo Renzi , futuro segretario del Pd: "C'è chi prende 5 o 10 mila euro al mese. Sulla parte retributiva della sua pensione - che di fatto costituisce un regalo dello Stato - è legittimo chiedere un contributo".

Fa da controcanto Beppe Grillo: Ci sono " 100.000 pensioni d'oro per un costo annuo di 13 miliardi. Se venissero abbassate a 5. 000 euro netti al mese, il risparmio annuale sarebbe superiore ai 7 miliardi di euro".

Non ricordo se a “Che tempo che fa” o a “Ballarò” ho sentito persino l’imprenditore Oscar Farinetti (Eataly) dichiarare che “nessuna pensione dovrebbe superare i 3.000 euro”.

Alla fine anche il governo di Enrico Letta si fa sentire e con grande enfasi nella legge di stabilità dichiara: “niente indicizzazione al costo della vita per le pensioni sopra i 3.000 euro”.

Insomma tutti d’accordo, sinistra, destra, centro, la Confindustria e persino il M5S e Grillo: addosso ai pensionati d’oro (che sono quelli che prendono più di 3.000 euro)!

Ci si rende conto che ancora una volta trionfano populismo e demagogia e si preferisce incendiare una lotta tra “poveri” (non credo che chi  percepisce una pensione sopra i 3.000 euro possa essere considerato “ricco”)? E si continua a fingere di non vedere che intanto “i veri ricchi” se la spassano allegramente!

Non ho sentito un solo politico, un solo imprenditore, un solo sindacalista, un solo grillino opporre a questa demagogia imperante un discorso come quello che segue.

Sommiamo le dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni di tutti i contribuenti e confrontiamoli con il patrimonio (immobiliare e mobiliare) che hanno acquisito nello stesso periodo (escludendo quello acquisito per eredità o donazione). Se c’è congruità tutto bene: altrimenti è evidente che quei beni sono frutto di evasione fiscale ed allora è lecito far pagare su quella differenza di valore un contributo di solidarietà di almeno il 10%.

Garantisco che il risultato per le casse dello Stato sarebbe certamente superiore a qualunque intervento sulle pensioni sopra il 3.000 euro.

Ma in Italia gli evasori fiscali sono una lobby potentissima ed i governi si guardano bene dal toccarli veramente, in particolare i governi di centro-destra.

Mi è venuto in mente un emendamento che ho proposto alla Camera la prima volta il 9 dicembre 2011 durante la discussione del Decreto Legge 201/2011 (cosiddetto Salva Italia) e che poi ho riproposto il 18 aprile 2012 durante la discussione del Decreto Legge 16/2012 (Semplificazione fiscale) e che diceva più o meno così:

1. Dopo l'articolo 11 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n, 241, è inserito il seguente articolo 11-bis:

«Art. 11-bis. (Dichiarazione patrimoniale). - 1. I contribuenti devono riportare in un prospetto allegato alla dichiarazione annuale dei redditi, gli immobili e le attività finanziarie detenute in Italia e all'estero di qualsiasi tipologia.
2. L'Agenzia delle entrate provvederà a inserire il prospetto di cui al comma 1 nella modulistica delle dichiarazioni dei redditi a partire dalla dichiarazione dei redditi relativa all'anno 2012.».

2. Dopo il comma 4 dell'articolo 1 del decreto legislativo del 18 dicembre 1997 n. 471, è inserito il seguente comma 5:

«5. Se nella dichiarazione di cui all'articolo 11-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 è omesso un cespite patrimoniale, tale cespite, se individuato dall'attività accertativa dell'Agenzia delle Entrate, viene confiscato secondo le procedure di cui alla legge 13 agosto 2010, n. 136.».

In altri termini: o indichi nella dichiarazione dei redditi i beni che possiedi all’estero o quando emergono te li confisco con le stesse modalità con cui lo faccio con i beni sottratti alla mafia!

Questo emendamento è sempre stato bocciato e non solo dal Pdl ma anche dal Pd!

Commenti   

#1 ferdinando 2013-10-24 12:45
Condivido totalmente ed è sintomatico che gli organi d'informazione ignorino l'argomento.Ormai ogni governo che affronta problemi di bilancio sente il bisogno irresistibile di iniziare dai pensionati. Il motivo è semplice è l'utenza più facile da colpire e con minori difensori. I partiti pensano solo a come non perdere voti. Nessuno parla dei liberi professionisti che possono aumentare come vogliono le proprie tariffe, se la prendono con i più deboli e quindi i pensionati.
Come dire l'ingiustizia legalizzata.

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