Ricordiamoci queste parole!
Come dice l'amico Zagrebelsky però ,"Al di là delle apparenze, il dubbio non è affatto il contrario della verità...." , e tanti di noi, ieri sera qualche dubbio davanti alle parole di Napolitano l’hanno avuto. Il dramma della condizione in cui versano le carceri italiane è tema tristemente noto: i radicali lo vanno denunciando da anni, con atti anche forti e di grande impatto. Ma al di là di sporadiche testimonianze il dibattito è sempre rimasto delegato alle occasioni di qualche festività del paese, per poi il giorno dopo al massimo rimanere motivo di digiuno per i pochi assertori. In quesi giorni la cronaca ci offre uno spunto drammatico di riflessione, e dopo la tanta commozione istituzionale, il nostro Presidente si ricorda però, proprio ora, dell’emergenza carceri. Incuriosisce allora che in questo momento, Napolitano, volendo invitare la classe politica ad occuparsi di emergenze sociali, non abbia sentito nemmeno la suggestione di rimandare al tema immigrazione -prima di dovere spedire altri feretri sulle coste-, e comprensibilmente lascia pensare: ubi maior minor cessat...
La difesa di ufficio è salda: i nostri problemi non sono Berlusconi! Vero è che Berlsuconi evidentemente costituisce IL problema, se l’attenzione del paese da mesi è monopolizzata dalla sua sorte.
Nei paesi civili un condannato espia la pena, come preveda lo Stato di diritto in cui vive e l’attenzione sarebbe naturalmente rivolta a problemi più importanti: la disoccupazione a livelli di dopoguerra; la crisi economica quando cessano servizi attività e pure manifestazioni (di oggi la notizia che la storica Fiera Motor Show non ha raggiunto capacità di realizzazione significando che non siamo più attrattivi nemmeno come mercato); il deficit dello Stato in balia di tasse che ogni giorno vanno e vengono, o cambiano nome; ai diritti delle donne ad almeno sopravvivere e a quelli degli uomini di scegliere con chi e come farlo, al bisogno dei ragazzi di una scuola sicura e dei bambini di due genitori in salute… etc etc, gli argomenti non mancherebbero certo.
E c’è una certa coerenza nell’assolvere il problema delle carceri con un amnistia dal momento che manca la capacità di gestirla, con il depenalizzare la clandestinità per accogliere meglio i nuovi flussi migranti dal momento, in mancanza di risorse per regolamentarlo.
Ma pur condividendo i romantici proclami di chi invita a vedere intorno a sé solo amici e fratelli per le strade, e toccasani culturali nella nostra società perché in selezionati contesti questo accade, da uomo di strada ritengo che derogare a qualsiasi principio, solo perché non lo si sappia affrontare, è una resa. In questi casi anche pericolosa. Così mi piace mantenere il buon senso dell' uomo di strada per considerare il sistema paese nella sua totalità e viverci ovunque, in armonia con chiunque condivida il cammino, secondo leggi uguali per tutti.
Che tu sia nato in Etiopia o che tu viva ad Arcore, sei tenuto a rispettarle.
Ci sono tante caserme vuote, luoghi sicuri. Ci sono strade da pulire, fiumi da bonificare, e scuole da imbiancare: soluzioni concrete anche se poco chic … Percorsi praticabili, anche se coraggiosi. Troviamo il coraggio di dire che un sistema che deroga all’ ordine è il caos, una democrazia che deroga alle sue regole è un’anarchia. Culturale e sociale nell’ordine, ma nell’ordine tali per la società e la sua romantica periferia, per chi abbia il coraggio di viverci ...

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