L’Idv ha fatto la sua “Festa nazionale” a San Sepolcro, ma nessuno se ne accorto perché nessun TG ne ha parlato.

Come sempre, congresso o no, è  Di Pietro che detta la linea: "L'IdV ha avuto successo, ma abbiamo commesso degli errori quando siamo entrati nelle istituzioni. Abbiamo sbagliato sia nella scelta delle persone sia nell'affrontare la difficoltà di mettere insieme il partito di protesta e di governo, ma ora dobbiamo ripartire, con determinazione e nuovo slancio".


Chi si aspettava la presdentazione di un programma coerente per risolvere i problemi del Paese e con l'indicazione delle coperture finanziarie per farlo è stato ancora una volta deluso.

Da mesi ormai assisto sconsolato al declino di un partito che aveva la sua forza nel merito delle persone e nel coraggio delle sue proposte: ieri ho letto le parole di Antonio Di Pietro come un clamoroso paradosso politico, che solo perché riservate ad una modesta platea non hanno avuto l’effetto deleterio che potevano su quanto resta di un partito ormai all’osso.

Già il giorno in cui l’autorevole collega Boccassini, con grande clamore denuncia alcuni colleghi un uso strumentale della propria professione, Di Pietro sottolinea come il suo nome non possa più attrarre in politica e non per motivi di opportunità – come sarebbe stato auspicabile intelligenza politica in questo momento e non è stato - bensì per un mero dato cronologico. Poi si avventura in una sua riflessione critica che ha dell’incredibile.

Stretto tra il nuovo segretario, Ignazio Messina una carriera da “politico” alla vecchia maniera, consumata tra le larghe intese -con il massimo culmine politico nella gestione di un comune di 40.000 anime- e l’intero ufficio di presidenza fatto di manager falliti, studenti fuori corso e professionisti mancati, il Presidente appare poco credibile nella sua ammissione di responsabilità.

Evidentemente Scilipoti, Razzi e Di Gregorio sono solo soggetti più folkloristici, ma i criteri di scelta della classe dirigente rimangono drammaticamente gli stessi: la funzionalità al vertice. Si consideri che un partito ridotto nei sondaggi alla categoria “Altri” non ha più l’attrattiva per questi vecchi volponi, così potendo contare solo sul fascino del microfono e nemmeno della ribalta (in una sala d’albergo). Così il nuovo partito Italia dei Valori si affida ad una pletora di omini da bar, di imbarazzante levatura politica.

Profili umili per incarichi, meglio responsabilità rilevanti, non possono che comportare il recente ed attuale scherno bipartisan di cui è oggetto la politica dell’Italia dei Valori: un assillante e compulsivo intervento oppositivo, il cui contenuto si risolve degnamente nelle misere vignette a cui si affida questa politica da spot, e con la mera proposta della lotta al “Gratta e vinci”.

“Vedrete, dichiara, si tornerà presto «alla foto di Vasto» che, a suo dire, diventerà, in seguito, l'unica possibile”.

Ma l'operazione non sarà semplice, ritengono molti alla festa, visto che tra Di Pietro e i Democratici le polemiche in passato sono state roventi. E in questa prospettiva vanno valutate le dichiarazioni del leader del partito: «Puntiamo ad un centro sinistra basato sui programmi, sulla qualità delle persone e su un'etica migliore della politica», afferma. E poi giù contro il governo in carica: «I cittadini hanno scelto una convivenza di necessità con Enrico Letta, quindi prima si torna alle elezioni, meglio è».

Commenti   

#1 Geagea 2013-09-15 18:00
La politica non puó essere solo finzione. L'Idv avrebbe dovuto comportarsi in maniera corretta con il PD, che ha sicuramente le sue magagne, ma era ed é l'unico alleato politico

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