Sono da sempre iscritto alla “Società degli Apoti”, cioè, come propose Giuseppe Prezzolini nel lontano 1922, individui liberi, che vogliono mettersi nella migliore condizione per valutare l’attualità politica e la cronaca contingente con chiarezza ed imparzialità. In altri termini senza pregiudizi ideologici, senza demagogia e populismo.

E’ opinione generale che il “lavoro” sia in questo momento il tema centrale del dibattito nel nostro Paese. Secondo gli andamenti in corso e la valutazione di esperti (CNA) a fine anno avremo nel nostro Paese circa 3.500.000 disoccupati, circa 400.000 in più di oggi. In percentuale il 12,8% circa cioè il massimo storico da 35 anni, con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 40%. Per cui tutti chiedono interventi rapidi “per la crescita e lo sviluppo”. Circa il valore salvifico di queste misure ho già confutato certe tesi in un mio recente post su questo sito dal titolo “Cura shock per il lavoro: Far West controllato per due anni” (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=611&Itemid=1 )

In questo clima così drammatico capita che un imprenditore del Nord Est (Giovanni Pagotto, titolare di Arredoplast, azienda che fattura 230 milioni di euro all’anno) rilasci un’intervista al Corriere della Sera del 14 agosto. («Assumo ma troviamo solo stranieri. Perché? Gli italiani non hanno fame». Pagotto (Arredo Plast): i nostri ragazzi non accettano i tre turni. E’ il primo fornitore europeo di Ikea per la plastica: «Ho investito bene, ma oggi non lo rifarei qui in Italia»).

L’intervista scatena una serie di reazioni ed un dibattito tra giornalisti, politici, opinionisti.

Non voglio aggiungere qui un’ennesima asettica riflessione sulla vicenda. Ho preferito invece andarmi a leggere i molti commenti che sono stati postati all’articolo dalla gente comune e voglio ora darvene conto poiché esprimono quello che la gente realmente pensa e che non sempre corrisponde al pensiero degli esperti. Spesso luoghi comuni e stereotipate visioni non corroborate da alcuna logica finiscono con il divenire verità, che dovrebbero invece essere singolarmente contestate. Tanto più che anche a seguito del clamore suscitato dalla pima intervista e dalle reazioni che ne sono seguite, sul Corriere della Sera del 16 agosto ne è apparsa una ulteriore (L'imprenditore: italiani senza fame. Pioggia di telefonate: assumici. La reazione di sindacati e categorie tra perplessità e mezze ammissioni dopo la denuncia di Pagotto (Arredo Plast) che risponde alle critiche e ammette: «Esaminerò i cv»). Sulla questione gli stessi sindacati si dividono dando valutazioni diverse e qualcuno ammettendo che “Dobbiamo far capire ai nostri autoctoni che sono cambiate le condizioni di lavoro….Bisogna accettare anche le situazioni più pesanti. Altrimenti l’imprenditore darà lavoro solo a chi è disponibile o, peggio, delocalizzerà”. Ed anche gli istituti scientifici che seguono questi fenomeni (Fondazione Nord Est) sostengono che “…..è pur vero che gli italiani, soprattutto le nuove generazioni, hanno aspettative alte, o molto alte in merito al lavoro e tendono a non accettare incarichi che richiedono dei sacrifici in termini di tempo e fatica”.

Ho espunto dalle centinaia di commenti le frasi ed espressioni più interessanti (che lascio nella forma originale talora sgrammaticata) limitandomi ad alcuni commenti puntuali (in neretto). Mi scuso per la lunghezza.

Alcuni la mettono sul piano della rinuncia dei diritti del lavoro:

“..basta rinunciare ai diritti e il lavoro c'è.. lo fanno tutti l'imprenditore così...vergogna... ma chi ne ha bisogno??? ma chi li vuole??”

“Sono un operaio veneto e ho lavorato in diverse ditte a turni, ditte che impiegavano ed impiegano manodopera straniera. La verità è che con il lavoratore straniero ti puoi permettere di fare cose che con il lavoratore italiano non si fanno più.. Paghe al limite della sussistenza anche se si tratta di lavoro...Con la crisi c'è stata una notevole spinta al ribasso di paghe e diritti e i lavoratori stranieri sono maggiormente disponibili (e ricattabili) ad avere o soggiacere a situazioni di questo tipo. Chi dice il contrario non è mai entrato in una fabbrica”

“...di imprenditori così ne ho conosciuti e ti chiedevano di fare il sabato o la domenica gratis. Se non lo facevi eri uno scansafatiche”

“lavorare sette giorni su sette è schiavismo. Purtroppo con questa flessibilità siamo tornati ai tempi della rivoluzione industriale. Certo lui vorrebbe tutti schiavetti cinesi che lavorino senza mai riposare. Ma si vergogni. Vorrei vedere lui. Per forza che trova solo stranieri”

“La verità è che assumono stranieri perché molti di loro accettano paghe da fame, orari indecenti e soprattutto non si iscrivono al sindacato”

“Probabilmente il caro imprenditore vuole gente disponibile 12 ore al giorno 7 giorni su 7 con una paga di 1000 euro”

“a questa storia non ci credo per niente ….. Il sig. Pagotto non la racconta giusta: diciamo che preferisce assumere stranieri perché li paga molto meno degli Italiani e appena "rompono" le scatole li caccia anche perché di sicuro sono tutti tramite agenzia interinale”

“Non credo che noi siamo meglio degli extracomunitari o che loro siano meglio di noi. Penso solo che dovrebbero essere rispettati i diritti del lavoratore, qualunque sia la sua nazionalità, mansione e preparazione”

“basta con questa storia... Tutti questi industrialotti pensano di poter continuare a pagare due lire le persone. Il dopo guerra ci ha portato da un tipo di vita miserrimo al poter vivere in modo dignitoso creando la propria famiglia. Certa gente invece vorrebbe che gli italiani tornino ai livelli del dopo guerra, pagati poco, convivere in 10 in una casa, insomma tutti i sacrifici fatti dai nostro nonni e padri non sono serviti a nulla. All'estero si è pagati in maniera adeguata, è qui da noi che si vuol ancora pagare due lire le persone”

Commento.

Osservo che molti pensano che i “diritti” siano un fatto scontato che una volta raggiunto nulla può più mettere in discussione. Io credo che i “diritti” (tranne quelli “umani” e “inalienabili”) non possano che essere correlati alla situazione economico-sociale di un Paese.

Ciò vale anche per diritti sindacali e del lavoro. Alcuni commenti vanno anche in questa direzione:

“ha perfettamente ragione. complimenti. gli italiani sono abituati male soprattutto dai sindacati….”

“il problema è un altro in Italia è che non si può licenziare. quindi non si può fare impresa”

“questi imprenditori sono la nostra cultura e anche la nostra economia è ora di finirla di considerarli un limite alla nostra capacità espressiva. non dico che non ci siano delle cose da cambiare anche in loro, ma come in tutte le cose impegnandosi dialogando analizzando e progettando assieme per raggiungere degli obiettivi comuni si può, ma rispettando i ruoli e la dignità di tutti anche e soprattutto quella degli imprenditori impegnati anche oltre l'orario di lavoro tutti i giorni, mentre lei va tranquillamente a funghi”

“Il problema che hanno molti giovani italiani è che sono stati tratti in inganno: gli è stata imposta o paventata un'educazione di alto livello che li ha trattenuti sui libri fino a 25 o più anni e poi si trovano disponibili solo lavori che potevano fare a 14 anni (vedi la storia dell'imprenditore stesso in questione).”

“Gli italiani non hanno fame, ma neanche voglia di faticare: giusto, nessun italiano è disposto a fare taluni lavori, o perché faticosi, o perché "umilianti", Ma si tratta di lavori necessari, talvolta indispensabili e chi è disposto a farli, va premiato. Il problema è che , una volta assunti, gli stranieri hanno gli stessi diritti degli italiani, ma sul lavoro di solito dimostrano ben altro attaccamento all'azienda, e fanno tutti i lavori, opportuni e non solo necessari, anche se tali lavori non rientrano nel quadro della loro assunzione. Mi è capitato di dissuadere un marocchino che si era messo in testa di abbellire il giardino d'ingresso agli uffici fuori dell'orario di lavoro....tanto per dire

la verità sta sempre in mezzo...”

“Il problema è che se assumo un italiano, prima di lavorare mi chiede quanto è lo stipendio e come andare in ferie e se poi gli dico che ho bisogno di pulire l'ufficio, mi risponde che non è la sua mansione e chiama i sindacati. Con questo ragionamento sindacalizzato, mi dispiace, chiudo l'azienda e vado all'estero, dove il lavoratore salariato dimostra spirito di partecipazione aziendale. Un lavoratore straniero mi è grato che lo ho assunto e mi ripaga, non solo pulendo l'ufficio, ma debbo addirittura dissuaderlo dal curare le aiuole attorno alla mia azienda. UN SIFFATTO LAVORATORE MERITA DI ESSERE ASSUNTO, NERO O BIANCO, CRISTIANO O MUSSULMANO: UN LAVORATORE CHE PRIMA DI ESSERE ASSUNTO MI PARLA DI STIPENDIO E FERIE VA MESSO DA PARTE.”

“Gli imprenditori non sono dei santi, ma i giovani non hanno capito che il mondo è cambiato e che il posto fisso ormai non esiste più.”

“Lavorare ha sempre significato "faticare", in un modo o nell'altro... Oggi poi, in certi Paesi, fra cui l'Italia, stante il problema di essere competitivi o uscire dal mercato, è giocoforza sopportare maggiori sacrifici per risollevare il PIL che ha la sua importanza se si vuole tornare a dire la propria sui mercati internazionali: altro che polemiche...”

“Invidia, incapacitá e malafede . Si continui a combattere per la difesa dei 'diritti', cosí alla fine verranno i cinesi e gli indiani a imporre i propri.”

“Serve anche un po' di realismo nelle richieste. Mi pare veramente che molti italiani siano decisamente "viziati", o se volete che hanno aspettative lavorative che non sono sostenibili nella realtà.”

“lavorare su turni è abbastanza normale in ogni paese della terra “

“gli stranieri vengono da un mondo in cui mamma e papà non ti pagano l'auto anche se nn lavori, si hanno fame. e quando hanno lavoro e stipendio non hanno diritto ai sussidi, ma per loro è riacquistare dignità e non altro. pensate che in fabbrica in germania non ci siano turni. Credo sia chiaro che siamo in una fase di decrescita, se non guardiamo in faccia la realtà da una parte e dall'altra non ne usciamo.”

“....i giovani italiani seduti sempre al bar a prendere l'aperitivo con iphone e sigarette alla mano...questi a lavorare non ci andranno mai!!! Fa benissimo questo signore e ricorrere agli stranieri...gente che lavora...come gli italiani degli anni '60....”

“Queste sono vere lezioni di vita. Altro che le solite storie fritte e rifritte sulla ns politica. Tanto di cappello a una persona di tale fattura. “

Commento.

Vi sono poi coloro che ideologicamente considerano “il fare impresa” come una cosa negativa e l’imprenditore come una sorta di bandito che lavora solo per sfruttare gli altri. Gli imprenditori non sarebbero altro che gli “schiavisti” del terzo millennio. Non nego che vi siano soggetti dediti allo sfruttamento di altri uomini (anche nella prostituzione avviene) ma penso che “fare impresa” in modo corretto e rispettando le leggi sia una delle funzioni sociali più importanti dei nostri tempi. Ho scritto in altra sede che non ci può essere nuova occupazione senza investimenti e non ci possono essere investimenti senza imprenditori e l’imprenditore per investire deve avere la convenienza a farlo. Tutto il resto è ideologia, demagogia e populismo, come spesso tutti i partiti fanno. L’imprenditore adempie alla sua funzione sociale (prevista anche dal nostra Costituzione) creando ricchezza e non distruggendola: per ottenere ricchezza non può che massimizzare la differenza tra ciò che incassa dai suoi clienti e ciò che paga ai suoi fornitori, anche a coloro che forniscono lavoro. Ovviamente nel rispetto della dignità della persona umana. Ora io non posso che partire dalla considerazione che l’imprenditore Pagotto si attesti su questa linea e sul rispetto delle leggi. Qualcuno invita semplicisticamente l’imprenditore ad andarsene, senza rendersi conto che la riproduzione di impreditorialità, senza la quale non vi sarebbero imprese è uno dei fattori di produzione più difficili da generare. Non accetto che pregiudizialmente vi siano coloro che considerano che imprenditore = bandito e profitto = peccato. Tra questi:

“Trarre profitto dalla fame altrui. E' questa l'anima del liberismo.

che bell'esempio.. “

“Non assume italiani, sottopaga gli extracomunitari e poi gira in Ferrari..”

“dobbiamo arrivare con la fame per avere un posto di lavoro e farci poi ricattare? Marchionne ha segnato la strada......”

“si deve lavorare per vivere o vivere per lavorare? di certo c'è gente che voglia di lavorare non ne ha.. …c'è però l'Italia di quelli che hanno voglia di lavorare, capacità per farlo bene e capacità per crescere professionalmente, ma il più delle volte quest'Italia per voi imprenditori è un pericolo. pericolo perché questa è l'Italia che pensa e i lavoratori sono pagati per lavorare e non per pensare. e paradossalmente più l'azienda è grande e meno i lavoratori devono pensare.”

“questo e' quello che offre l'italia anche a un professionista , cioè il limite della sopravvivenza mentre il vostro datore di lavoro è in sardegna sullo yacht, con il cayenne parcheggiato nel garage. Stile medioevo da latifondista! “

“Trarre profitto dalla fame altrui. E' questo il libero mercato.”

“Di imprenditori come lei la provincia di Treviso è piena e, dopo un po', sentire sempre la stessa tiritera stanca. Dopo tutto non glielo ha prescritto il medico di fare quello che sta facendo. Se le cose così come sono non le piacciono, alzi i tacchi e tolga il disturbo. Di sicuro gli italiani che lei non vuole più assumere non la rimpiangeranno. Per quanto riguarda gli stranieri, questo è un altro discorso...”

“...e se è pur vero che i sindacati di solito hanno sempre difeso delinquenti poco avvezzi a voler lavorare, adesso il problema è che il lavoro è divenuto schiavismo a cielo aperto, con stipendi da fame che solo i lavoratori stranieri (più inclini a guadagnare meno) possono accettare! Inutile raccontare la favola che l'Italiano non ha voglia di lavorare, l'italiano non vuole essere sfruttato e quando questo avviene l'unica difesa e far finta di lavorare...”

“un conto è chiedere informazioni sulle ferie, cosa che bisognerebbe evitare, ma chiedere quanto è lo stipendio è il minimo. Se l'azienda non è in grado di garantire uno stipendio minimamente decoroso, in proporzione al lavoro svolto, forse è l'imprenditore che dovrebbe cambiare mestiere e magari dedicarsi a curare le aiuole.”

“è la solita storia vecchia trita e ritrita,caro Sig. Pagotto,lei pretende di pagare manodopera locale con un pugno di riso al giorno”

“SPERO BENE che i nostri giovani non vadino raccogliere la frutta a Euro 3/ora e no non si prostino al tipo di ragionamento di Pagotto. Fossi giovane e senza nulla da perdere, altro che lavorare da simili imprenditori. VADI IN AFRICA e ci rimanga.”

“La verita' è che gli italiani sono affamati grazie a imprenditori-aguzzini come tè !”

“Non credo che le cose siano come vengono presentate. Il vero sistema in crisi non è rappresentato dagli italiani che non hanno fame, ma dal sistema industriale del nord est troppo padronale…”

“pretende di spiegare queste cose a uno che mi tira fuori la solita storia di lui e della bicicletta a 16 anni con le scarpe di cartone? se fossimo negli anni 50, farei anche io 20 km in bicicletta per…”

“anche Spartacus si è rivoltato cntro la schiavitù.”

“Di non comprare roba ikea …la sconsiglierò anche ad amiche e conoscenti visti i bei tipetti di fornitori che ingaggiano. “

“VADI VIA ma lasci tutto quello che ha acquistato con i finanziamenti pubblici. l'Italia di schiavisti come lei, può benissimo farne a meno. Da oggi non acquisterò PIU' nessun prodotto ikea o qualche cosa prodotta da gente che la pensa come lei.”

“Un’altro che vorrebbe schiavi e non persone. Gli stranieri vanno bene perche sono assoggettabili a tutte le angherie possibili, SENZA DIRITTI. VADI PURE ViA DALL'ITALIA, gente come lei, dopo aversi riempito le tasche in Italia (certo per suo merito) npuò anche farne a meno.”

“Lo schiavismo è finito, caro imprenditore delle mie ghette “

“Fa i soldi sulle spalle dei lavoratori e poi si atteggia a benefattore.”

“Benissimo ora che lo sò non metto più piede all'Ikea così tra non molto andrà a zappare l'orto”

“Di "imprenditori" così ne possiamo fare a meno. Voi "imprenditori" siete tutti uguali! Conosciamo molte aziende venete che ragionano allo stesso modo ..”

“Evitate i prodotti di plastica arredoplast nella grande distribuzione e vedrete se continuerà a denigrare l'italia che l'ha fatto diventare milionario..”

Commento.

Anche qui tuttavia si registrano posizioni contrarie, ed in particolare qualcuno che fa giustamente notare come se fosse così facile essere imprenditore non si capisce perché coloro che li criticano non provino loro a farlo, anziché restare disoccupati?:

“Se il lavoro offerto alle condizioni del signor Pagotto non vi piace, trovatevene un altro. Di questi tempi e con questa economia dovrebbe essere facile...”

“Non di tutta un'erba un fascio, anch'io prima di andare in pensione ero un dipendente, ma nella maggior parte dei casi si capisce perché uno è imprenditore e l'altro "dipendente" …nessuno impedisce a chi non vuole essere schiavizzato di lavorare per suo conto solo o magari "schiavizzare" dipendenti, perché non lo fa??? basta aprire una partita iva e fatturare il lavoro che si fa, trovarsi i clienti, seguire le normative, la contabilità, pagare le spese... semplice, ma forse è più semplice lamentarsi.

Commento

Non manca infine la prospettiva che addebita la disoccupazione alla presenza dei lavoratori extracomunitari ed ancora una volta alla volontà dell’imprenditore “cattivo” di scegliere loro poiché li paga molto meno degli italiani.

“Coma mai? Ovviamente perché gli stranieri accettano paghe più basse, anche su questo dovrebbe ragionale il signor Pagotto. “

“Questo elogio del lavoratore straniero è falso, molti di loro sono scansafatiche, violenti e comunque non qualificati. Il loro vantaggio oggettivo è uno solo: abbondanti e poco costosi. Il resto è fuffa. Il fatto che la manodopera straniera sia sovrabbondante ed economica è per inciso uno dei motivi dietro la nostra sempre più scarsa competitività. Difatti gli imprenditori invece di investire in ricerca, tecnologia e sviluppo, si accontentano da miopi a risparmiare sulla manodopera...ma così sono perdenti già nel medio termine.”

“…crede veramente alle balle che dice Pagotto? Lei crede veramente che non ci siano 40 enni / 50 enni che pur di lavorare farebbere "60 turni" settimanali? Diciamo invece la verità: gli stranieri vivono in 10 in un appartamento, alcuni sono irregolari, ma accettano di lavorare per 1/3 degli stipendi degli italiani.”

“Chissà se quelli che sbarcano a Lampedusa sono abbastanza affamati per lavorare 15 ore al giorno a 5euro/ora? Pensa come sarebbe bello, saresti contento tu, i tuoi figli, i tuoi nipoti e Ikea..”.

“ci tenevo anch'io ad augurare a questo pseudo-imprenditore che da lavoro solo ad extracomunitari DI ANDARE A ZAPPARE.”

“Pagotto non ti vergogni, via dall'italia tutti quelli che vogliono dare lavoro….Ma vogliamo scherzare far lavorare le persone? e che è ? meglio mantenere dei fanulloni e far lavorare gli extracomunitari, loro li possiamo anche schiavizzare. povera Italia......”

“Lui parla al telefono con i candidati?!!!??? Ma per piacere ,Pagotto,limitati a dire che è meglio avere alle dipendenze qualcuno che accetta qualsisasi compromesso pur di lavorare.Quando sei partito con la tua carretta e ti sei gonfiato,vorrei vedere quanti extracomunitari avevi a libro paga!

mah...”

“Un imprenditore che nega il lavoro ai suoi amici, fratelli e conoscenti Italiani ha la stessa, identica responsabilità di uno stato che pretende e non paga MAI. Lei, caro Pagotto, è l'esempio da non seguire, un esempio del tutto negativo. ma non si vergogna?.”

Commento.

Vi sono poi vetero-rivoluzionari che immaginano ancora che in un Paese come il nostro vi sia spazio per la lotta di classe oppure i “nuovi rivoluzionari” che riportano tutto alla sovranità monetaria:

“L'Europa fu creata per farci uscire dalla fame: oggi esiste per portarci di nuovo alla fame, per creare l'ercito di riserva dei disoccupati così utile ai capitalisti.”

“Tutto dipende dal contratto e dal salario proposto... Se poi oltre al reddito basso c’è anche la precarietà, allora non sarà più il datore di lavoro a sciegliere ma il lavoratore !”

“Complimenti per il suo successo, Sig. Pagotto. La risposta ai suoi commenti sugli italiani e’ nelle sue parole. Gli italiani che “hanno fame” diventano ingegneri, scienziati. Sono aggressivi e vogliono crescere. Un italiano che “ha fame” deve quindi andare all’estero, in economie piu’ avanzate. Il punto è che la vera sfida è “avere fame” da ricchi. Quando non si ha “fame di tutto”, ma solo delle “cose buone”. I tedeschi e gli americani in aggregato fanno così. L’industria italiana, a parte qualche caso isolato, no.”

“E poi…è triste pensare che si lavori per fame. Secondo me e’ proprio questa idea ottocentesca che blocca il progresso in Italia. Si lavora per interesse, per stare meglio, per aprirsi a nuove sfide, per testare nuove idee, per creare. Non per fame. “

Commento.

Non c’è niente di peggio che il vetero-comunismo. Molti commenti tendono infatti a contrastare questo tipo di deriva ed a considerare invece che forse è ilcaso che gli italiani abbiano un diverso atteggiamento verso il lavoro e gli imprenditori. In particolare mi sembra significativo che ci si accorga che siamo un Paese “in decrescita”. Ricordate il saggio di Serge Latouche “La decrescita felice”?. Qualcuno la implorava come risoluzione dei problemi del “consumismo”. Ora, magari senza felicità, la decrescita è una realtà: abbiamo perso una decina di punti di Pil ed i nostri consumi sono tornati quelli di 30 anni fa. Possibile che tutto torni indietro ma non vi sia il ritorno ad un atteggiamento più disponibile circa le condizioni di lavoro. Ed ancora qualcuno fa riferimento ad altri Paesi come luoghi dove invece tutti hanno una protezione assoluta. Mi piace che un italiano che vive in Inghilterra faccia presente che là “tutti i lavori sono precari per definizione”.

“Parlate di schiavissmo, ma vi sentite? Ha ragione Pagotto, se i giovani italiani non vogliono più fare sacrifici, che soffrano la fame. E il motivo è, che la gioventù d'oggi è tutta vizziata e maleducata. Tutti genitori che volevano il meglio per i propri figli, gli hanno trasformati in fanulloni.”

“Ma vedete di rimboccarvi le maniche ed abbandonare, nell'anno 2014 suggestioni da "Quarto stato". L' imprenditore che rischiando del suo ed avendo le capacità di far prosperare un'azienda, dando lavoro a voi altri, non ruba un bel niente e che quello che guadagna è legittimamente suo, anche se è tanto e qualcuno ne ha invidia.”

“schiavismo? continuate a ragionare così, fra 5 anni emigrate voi in romania per lavorare

appunto. gli italiani non hanno fame “

“e troppi sono statali col culetto al caldo, facile fare gli schizzinosi . basta leggere e si evince l faccia tosta incredibile di questi itagliani . non hanno neppure le mutande , e fanno i difficili . se qualcuno muore di fame magari gli altri imparano.”

“Sono socio di una holding Britannica. Abbiamo sempre avuto anche una sede in Italia. Solo in Italia mi sono trovato davanti alle tipologie di persone di cui Pagotto parla, con rammarico ed imbarazzo verso la compagine estera. Quando leggo poi i commenti sul Corriere, noto che purtroppo la maggioranza passa a commenti da Labour (o Sinistra) vecchia maniera, sarebbe ora di svegliarsi. E non venitemi a dire che all'estero si prende di piu'. Non esistono tredicesime, quattordicesime o quant'altro, nemmeno il TFR. Senza parlare del fatto che il concetto di precario/definitivo non esiste, perche' qui in UK tutti i lavori sono precari per definizione.”

“E' proprio vero che é più facile vedere la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non accorgersi della trave che è nel proprio. Quindi accade che notizie come queste invece che farci pensare, ci danno fastidio perché provano a dire "ma forse non é tutta una merda, magari é colpa mia se non trovo lavoro, magari cambiando attitudine potrei raggiungere in 20 anni quello che altrimenti non avro' mai se rimango sul divano a vedere le foto della Canalis". Purtroppo la mia generazione, ed io ne faccio parte a pieno titolo, non riesce a cambiare l'ordine di priorità. Il divertimento viene sempre prima di tutto. Non riusciamo a trovare una nuova sintesi al tradizionale "casa-lavoro-chiesa o partito" ed allora va benissimo il "casa-locale", purché ci si mostri anche insoddisfatti e, perché no, depressi. Siamo senza futuro essenzialmente perché non proviamo a viverlo.”

“vedo che alcuni che scrivono si sentono in grado di poter far meglio dell' imprenditore quì sopra. In Italia purtroppo qualcuno non lavorerebbe nemmeno se un lavoro ce l' avesse ...”

“Pagotto sta dicendo che pochi italiani sono disposti a fare i 3 turni che è una turnazione prevista dai contratti nazionali (e con i 3 turni capita di lavorare nei festivi) e voi parlate di schiavismo...non avete capito niente del senso dell'articolo...non vi basta nemmeno leggere che le linee di produzione sono automatizzate al massimo…”

“A forza di fare a meno degli imprenditori si fa a meno delle imprese e del lavoro, e ci stiamo riuscendo bene. Mi piacerebbe sapere come dovrebbe essere il lavoro che va bene per gli italiani?”

“per fortuna i giovani Italiani non sono tutti così ma di gente che pensa solo ai propri diritti e mai ai propri doveri ce n'è davvero troppa...”

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