Non metterò la mia firma sotto la proposta di legge d’iniziativa popolare di Italia dei Valori, che prevede fino a 5 anni di reclusione per chi promuove il gioco d’azzardo e l’arresto fino a 6 mesi per chi vi partecipa.

Come altre volte per Idv, ci troviamo di fronte ad un atteggiamento esclusivamente “manettaro” e “populista” con il quale si pensa di risolvere un problema grave e serio come quello del “gioco d’azzardo patologico”.

Perché già qui si rivela la superficialità con il quale viene trattata da Idv questa situazione patologica: chiunque voglia affrontare con la necessaria cognizione di causa la questione lo dovrebbe fare nei giusti termini. Ciò che volgarmente viene chiamata “ludopatia” è in realtà un disturbo del comportamento che, stando alla classificazione del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione), rientra nella categoria diagnostica dei Disturbi del controllo degli impulsi. Ha una forte attinenza con la tossicodipendenza, tanto che nel DSM-V verrà inquadrato nella categoria delle cosiddette "dipendenze comportamentali".

Trattandosi di un “disturbo del comportamento” bisognerebbe, prima di scrivere certe proposte di legge” avere l’avvertenza di leggere quanto scrivono gli esperti della materia e conoscere lo stato dell’arte almeno nel nostro Paese. Bisognerebbe quanto meno avere presente il numero monografico pubblicato sull’argomento nel 2012 dall’ Italian Journal on Addiction (Rivista Bimestrale online sulle dipendenze), periodico ufficiale d’informazione scientifica del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Italian Scientific Community on Addiction. La rivista pubblica e diffonde i più attuali orientamenti della ricerca e della politica sanitaria a livello internazionale, sulle dipendenze ed i fenomeni correlati, per promuovere il dialogo tra i ricercatori e i professionisti impegnati sul campo e permettere agli operatori del settore di conoscere ed applicare gli interventi più efficaci riconosciuti a livello internazionale.

Giovanni Serpelloni, Capo Dipartimento Politiche Antidroga – PCM, scrive fra l’altro nel suo editoriale che la rivista presenta una panoramica dell’organizzazione dei servizi e delle buone pratiche ad oggi acquisite in Italia per contrastare il fenomeno”. E più avanti, va ricordato che il gioco d’azzardo, di per sé, è fonte di legittimo piacere e quindi non può essere vietato o proibito tout court, anche perché facente parte della cultura popolare e delle società ma, necessariamente, nel momento in cui vi sono effetti negativi documentati sulla salute di alcune persone è necessario prendere in seria considerazione l’esigenza di introdurre forme di regolamentazione e di tutela della salute e dell’integrità sociale più stringenti, soprattutto alla luce della forte evoluzione che questi giochi stanno avendo sulla rete internet dove diventa estremamente difficile esercitare controlli e introdurre forme di prevenzione”.


La rivista dà poi conto di tutta una serie di esperienze avviate sul territorio per sostenere ed aiutare coloro che siano caduti in questo disturbo del comportamento. Tra l’altro, meno di un anno  fa, il DDL 13/9/2012 n. 158 (art. 5), ha inserito il comportamento da “gioco d’azzardo patologico” nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia.


Perché deve essere chiaro a tutti che siamo in presenza di persone evidentemente fragili che hanno bisogno di tutto fuorché di essere considerate criminali da arrestare, come prevede invece la proposta di legge di Idv.


Tra le altre cose vi è poi che, ovviamente, mettendo la testa sotto terra come gli struzzi, chi ha avuto questa brillante idea si è ben guardato dal dire che dalle tasse sul gioco oggi lo Stato italiano ricava circa 15 miliardi di Euro all’anno: eppure, prendendo in giro gli elettori, non si dice come dare copertura finanziaria ad un tale progetto di legge. E’ il vizio di sempre, da me sempre criticato negli Esecutivi nazionali di Idv: la risposta di Di Pietro è sempre stata al riguardo che tanto ciò che contava era solo la comunicazione! E poi……di fronte alla salute pubblica.....!


Ma anche qui, altro aspetto di cui Idv non parla è l’effetto, certo e documentato, del proibizionismo: non solo rilevanti minori entrate dello Stato da coprire, ma poiché non basta certo una legge per smettere di giocare, il gioco d’azzardo continuerebbe “in nero” e nelle mani della criminalità che, non certo spaventata dalle sanzioni, si arricchirebbe alla faccia dello Stato e dei malati di “gioco d’azzardo patologico”.


Basti qui ricordare quanto avvenuto negli Stati Uniti dopo che, nel 1920, fu vietato l’uso di alcol: milioni di americani continuarono a bere e furono disposti a pagare quanto richiesto dal mercato nero per farlo; il prezzo degli alcolici aumentava di dieci volte dopo l'acquisto all'ingrosso in paesi dov'era ancora legale, come il Canada o e il Messico con conseguente contrabbando in territorio statunitense.


I dirigenti americani non compresero che un atteggiamento proibizionistico in una società ricca e libera non può che sortire un effetto contrario a quello desiderato, e che sarebbe stato molto meglio lanciare una campagna educativa sul rapporto con l’alcool insieme a misure restrittive, piuttosto che bandirlo. Così uno dei primi effetti del Proibizionismo fu che il governo federale degli Stati Uniti perse circa il 14% delle sue entrate, che derivavano dalla tassazione degli alcolici. Il secondo effetto immediato fu che bisognò cominciare a spendere parecchi soldi per metterlo in pratica: il Bureau of Prohibition vide un’aumento dei dipendenti da 2.200 nel 1920 a 4.400 nel 1930 e un budget da 2 milioni di dollari a 14 milioni. Questo senza contare le altre forze impiegate nella lotta come la polizia e, soprattutto, gli ufficiali della dogana e la guardia costiera. Soldi e uomini crescevano di pari passo con la criminalità, ma non servirono molto a contenerla. Un’altra delle conseguenze del Proibizionismo, infatti, fu quella di consegnare alla criminalità organizzata una fonte di guadagno enorme: il giro d’affari è stato stimato in circa 3 miliardi di dollari dell’epoca, cioè il 3% del PIL nazionale. La produzione di alcol, il contrabbando e la vendita illegale era diventata un affare così redditizio che le varie organizzazioni criminali si scontrarono violentemente per ottenerne il monopolio. Diverse ricerche storiche mostrano come tutti gli indici di criminalità si alzarono negli anni del Proibizionismo. Uno dei principali effetti del Proibizionismo è stato proprio il radicalizzarsi della criminalità organizzata: con il denaro ottenuto con il contrabbando di alcolici, le organizzazioni criminali poterono aumentare i loro affiliati, corrompere funzionari e investire in altre attività. Questa situazione permise alle bande più astute ed agguerrite di sopravvivere alla fine del proibizionismo, assorbendo o distruggendo gli altri che non erano riusciti ad adattarsi alla fine dei profitti del contrabbando. I capitali accumulati negli anni del proibizionismo furono investiti nelle costruzioni, nel traffico di rifiuti, nello spaccio di droga e nei sindacati.

In conclusione non metterò la mia firma sotto questo progetto di legge, che pensa di affrontare il disturbo comportamentale da gioco d’azzardo patologico con misure di PROIBIZIONISMO, che, come è dimostrato creerebbero più danni senza risolvere il problema.


Di questo passo poi:

A quando una proposta di legge di iniziativa popolare di Idv per vietare il consumo di tabacco (fa molti più morti del gioco d’azzardo patologico)?


A quando una proposta di legge di iniziativa popolare di Idv per vietare il consumo di alcol (fa molti più morti del gioco d’azzardo patologico)?

E così via.

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