Intervenendo ieri alla trasmissione televisiva “Punto a capo”, in diretta su ClassTV , ho affermato che è inutile attendersi qualche cosa di realmente significativo da questo governo e dal decreto “DEL FARE”, così come sono stati inutili i decreti “SVILUPPA ITALIA” del governo Monti.
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Non solo per la loro maggioranza “contro natura”, ma perché rispondendo a logiche lobbistiche non sono altro che “pannicelli caldi”. Ho detto che ora solo azioni “choccanti” possono forse ridare una spinta al Paese.
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E ho fatto l’esempio della questione “lavoro” , sulla quale oggi propongo alcune riflessioni. Recentemente avevo già proposto su questo sito un patto tra produttori (imprenditori e lavoratori) per creare condizioni di sviluppo e di crescita dell’economia (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=584&Itemid=1 ).
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La situazione sembra oggi ulteriormente aggravata. -
I dati Istat relativi al primo trimestre 2013 segnalano che Disoccupazione record nel primo trimestre il tasso di disoccupazione nei primi tre mesi di quest’anno ha toccato quota 12,8% (+1,8% rispetto ad un anno fa), la più alta da 36 anni!
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Era dal primo trimestre 1977 non capitava qualcosa del genere!
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Tremendo risulta il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni), che ha raggiunto il 41,9% dal 35,9% di un anno fa. All’interno del Paese si registra un picco del 52,8% per le giovani donne del Mezzogiorno.
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Nel mese di aprile il numero complessivo dei disoccupati è arrivato a 3 milioni 83mila unità.
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Gli occupati (56%), nello stesso mese, hanno fatto segnare un calo dello 0,1% rispetto a marzo e dello 0,9% su dodici mesi. Il calo, molto forte su base trimestrale (-1,8%), ha riguardato soprattutto gli occupati a tempo pieno (-3,4% rispetto al primo trimestre dello scorso anno), oltre la metà dei quali a tempo indeterminato (-2,8%).
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La drammaticità della situazione è tale che non bastano i pannicelli caldi proposti da questo governo e da questa maggioranza
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Bisogna avere il coraggio di andare ben oltre, ma il primo gradino è l’accettazione di alcuni assiomi basilari per la questione di cui si parla:
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1. Non vi è occupazione senza impresa. Non vi è alcuna legge che possa creare lavoro (se non per un tempo molto limitato), né vi è alcun giudice che possa ordinare anche la reintegrazione di un lavoratore se l’impresa non è in grado di restare sul mercato;
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2. Non vi è nuova occupazione senza nuovi investimenti da parte delle imprese. Solo le imprese che innovano prodotti e processi e per farlo re-investono gli utili e/o trovano nuovi e maggiori capitali sul mercato, crescono e creano lavoro;
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3. Non vi possono essere nuovi investimenti se non vi è la prospettiva del loro ritorno, che è ovviamente associato ad un congruo guadagno.
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Io penso che in una contingenza come quella che stiamo vivendo si devono anche porre in essere misure temporanee che in momenti normali non ci si sognerebbe mai di praticare.
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Non varrebbe allora la pena di una cura shock per un tempo limitato e sotto controllo?
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Come? Ad esempio creando nel mercato del lavoro quelle condizioni di Far West esistenti nel dopoguerra, quando si gridò al “miracolo economico italiano”?
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Perché nessuno si illuda: quel miracolo fu costruito su condizioni al contorno ben conosciute, anche se da molti dimenticate: bassi salari, basse tasse, un livello di diritti non confrontabili con il sistema di protezione sociale esistente oggi.
Come ho già detto non si tratterebbe di un ritorno all’indietro, ma di un laboratorio controllato per un periodo limitato, attraverso il quale ricreare condizioni simili a quelle esistenti al tempo del “miracolo italiano”:
Sindacati dei lavoratori e degli industriali insieme al governo dovrebbero, insieme al governo, sottoscrivere un accordo quadro contenente i principi che seguono:
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1. Divieto assoluto di licenziamento dei lavori attualmente occupati per due anni (se non per casi tassativi di “giusta causa”) pena la esclusione da ogni agevolazione con effetto retroattivo.
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2. Licenziabilità dei nuovi assunti con semplice indennizzo rapportato ai mesi di lavoro
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3. Esenzione dal pagamento di contributi sociali a carico dei datori di lavoro
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4. Contributi a carico dei lavoratori limitati alla quota per malattia
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5. Azzeramento di ogni procedura autorizzativa per la costituzione di nuove imprese, da sostituirsi con auto-certificazioni;
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6. In caso di azione giudiziale di pagamento di crediti di natura commerciale scaduti, ancorché contestati, previsione obbligatoria per il giudice, alla prima udienza, di una decisione provvisoriamente esecutiva, totale o parziale, su base esclusivamente documentale;
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7. Riduzione della pressione fiscale di 5 punti in 5 anni, per la quale servono circa 8 miliardi di euro all’anno (nel senso che ogni anno devono aggiungersi 8 miliardi) alle imprese ed ai lavoratori;
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8. Commissione mista di rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori, presieduta da rappresentante del governo per il monitoraggio trimestrale degli indicatori di verifica sulla crescita dell’occupazione, come strumento di continuazione del patto.
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Cosa ci guadagnerebbe il lavoratore: Poter lavorare ed essere retribuito anche se senza copertura ai fini della pensione.
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Cosa ci guadagnerebbe l’imprenditore: la certezza di poter pianificare un investimento con un ROI (Ritorno sull’investimento) di due anni, avendo la possibilità di sostituire i lavoratori che si dimostrassero non confacenti rispetto al lavoro e di avere una decisione immediata su eventuali recuperi di crediti.
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Cosa ci guadagnerebbe lo Stato: Tassazione sui redditi prodotti dai nuovi investimenti, riduzione della disoccupazione e di spese di assistenza sanitaria (poiché comunque anche i disoccupati ne avrebbero diritto).
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L’applicazione di quanto sopra avrebbe il vero e proprio effetto di uno shock senza precedenti che probabilmente andrebbe a creare una economia parallela a quella attuale, priva di lacci, laccioli, vincoli e pressione fiscale.
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Se il sistema dovesse funzionare alla scadenza dei due anni potrebbe essere in parte conservato (non è pensabile che non vi siano versamenti contributivi ai fini pensionistici) ed un po’ per volta andare a sostituire l’attuale modo (in un certo senso obbligato”) di fare impresa.
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So già che quasi sicuramente questa mia proposta incontrerà le opposizioni di tutti i conservatori, di tutti coloro che preferiscono vedere morire il Paese a poco a poco piuttosto che accettare tentativi innovativi, di tutti coloro che pensano che i diritti dei lavoratori siano naturali e non conquiste da rapportare alla situazione economica del Paese, di tutti coloro che si riempiono di slogan tanto cari alla sinistra radicale, che non hanno mai salvato un solo posto di lavoro poiché le leggi dell’economia sono più forti degli slogan.
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Salvo immaginare utopie di socialismo reale che ad oggi si sono dimostrate solo strumenti di uguaglianza verso la povertà anziché verso il benessere.

Commenti   

#1 carlo 2013-07-27 13:46
Caro prof.,
Sono d\'accordo su Lei soprattutto sul punto in cui afferma che nessuna azienda investe se non ha prospettive di ritorno.
A tal fine anche lei che è molto realista non afferma che alla base di tutto occorre dare una sferzata ai consumi (alla base delle strategie d\'invest delle aziende) partendo proprio dal basso.
In maniera apparentemente demagogica, ma in realtà fattibilissima (tolte le lobbies che ci sono dietro ogni intervento legislativo o governativo), c\'è solo una cosa da fare: incentrarsi su chi ha la + alta propensione al consumo, cioè i senza reddito.
Perchè non si prende un provved \"choccante\", destinando le poche risorse a disposizione dello stato a favore dei meno abbienti.
Esempio numerico per rendere chiaro il concetto:
€ 8000000000 (di bonus UE per essere rientrati sotto la soglia del 3 %) distributi tra 3100000 darebbero € 2600 a testa che verrebbero spese quasi subito per far fronte ai propri bisogni, e riattiverebbero consumi, vendita, produzione e nel medio termine occupazione.
Ecco un esempio di solidarietà sociale con la valenza di spinta per l\'economia.
Le detrazioni per le ristrutturazioniedilizie sono fondi sprecati, visto che la maggior parte dei proprietari non pensa minimamente a fare lavori per quanto agevolati.
Ma il mio è un consiglio inutile perchè L\'Italia è il paese del \"contrario\" dove gli incompetenti e i disonesti decidono, mentre i competenti e gli onesti sono ai margini con tutto ciò che consegue: strategie sbagliate o in malafede, TOP-DOWN e non BOTTOM-UP come dovrebbero essere.
I governanti sono come un\'azienda che decide le proprie strategie a prescindere dall\'ambiente esterno (clienti, fornitori, concorrenti), quindi destinata al fallimento.

Saluti

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