CHI PERDE L'ONORABILITA' NON PUO' GESTIRE I NOSTRI RISPARMI!


Più volte sono intervenuto in questi mesi su questo tema con comunicati stampa, fin dal mese di gennaio. Così scrivevo ad esempio lo scorso mese di luglio:

"Ritengo sia inaccettabile che ai vertici di importanti istituzioni finanziarie, quali Capitalia e Mediobanca, si trovi un personaggio che ha perso i requisiti di onorabilità per essere stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta, alla luce soprattutto, delle ultime vicende che lo vedono rinviato a giudizio per frode nell'ambito della vicenda del dissesto Parmalat. Ne va della credibilità internazionale del nostro sistema finanziario e bancario."

"Questa scandalosa vicenda giudiziaria ha già superato i confini del nostro paese, tanto che la notizia è stata riportata dalla Cnn. Ci sarebbe un solo sistema, a questo punto, per salvare la credibilità del sistema finanziario italiano: che un briciolo di buon senso spingesse Geronzi a dimettersi dalle importanti cariche che ricopre".

Come è noto attualmente gli amministratori di banche e istituzioni finanziarie che hanno perso i requisiti di onorabilità devono essere sospesi dalla carica ma l'assemblea può reintegrarli. La motivazione sarebbe che se continuano a riscuotere la fiducia degli azionisti non vi possa essere alcun ostacolo.

Ma io mi chiedo: contano di più gli azionisti di una banca o la tutela del risparmio e dei risparmiatori?

Appare quindi evidente, anche a seguito delle gravi vicende finanziarie verificatesi in questi anni, l’esigenza di un comportamento più rigoroso da parte delle società di investimento e delle banche nei confronti degli amministratori, dei direttori generali e dei sindaci che riportano una condanna, ancorché non definitiva, per reati bancari e finanziari, per il reato di falso in bilancio, per reati contro la pubblica amministrazione (ad esempio, peculato, abuso di ufficio), della fede pubblica (falsità delle monete), contro il patrimonio (furto, rapina), contro l’ordine pubblico (associazione a delinquere), contro l’economia pubblica e per materia tributaria.

Ora ho deciso di passare all’azione. Ho presentato una Proposta di Legge (AC 3135) di due soli articoli con i quali si modifica il TUB (Testo Unico Bancario) ed il TUF (Testo Unico della Finanza) allo scopo di prevedere che

“Le assemblee dei soci non possono deliberare il reintegro degli esponenti aziendali sospesi temporaneamente a seguito di condanna non definitiva, ovvero di applicazione di una misura di prevenzione o cautelare, fino a quando il procedimento penale non e` giunto a sentenza definitiva.”

Mi pare che si tratti di una misura cautelare del tutto legittima.

Se vuoi leggere integralmente la mia Proposta di Legge e la relazione di accompagnamento clicca qui sotto

http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15PDL0034410.pdf

Commenti   

#5 Costantini 2007-11-06 14:52
Spero che questa lodevole iniziativa, insieme all'attività comunicativa di Di Pietro sullo stesso argomento, estendano la consapevolezza di essere cittadini a pieno titolo e non sudditi dei "Poteri Forti".
:-)
#4 Fiore 2007-11-05 13:37
E' di ieri un'interessante e istruttiva puntata di Report che tende a chiarire i complessi rapporti esistenti tra la persona di Geromzi, attuale direttore di mediobanca e una serie di altri personaggi noti e meno noti che hanno costellato le cronache di questi anni . Quando un cosi alto numero di poteri e di intrecci riconducono ad una sola persona siamo ai limiti delle garanzie democratiche e bene si evidenzia come nel nostro paese gli interessi delle banche, degli immobiliaristi spesso in odore di mafia , di politici e finanzieri d'assalto finiscano per prendere di mira anche gli organi di informazione creando un corto circuito pericolosissimo per le istituzioni. I cittadini sempre piu' sudditi sono meramente delle comparse soggette alle speculazioni dei "furbetti" di turno.
Consumatori , proprietari di alloggi, correntisti bancari, piccoli azionisti, commercianti, lavoratori dipendenti, utenti dell'informazione,persino amministratori comunali, sono un gregge di potenziali truffati e un mezzo per lucrare facilmente a loro danno e a vantaggio di una cupola di poteri "furbi" sempre al limite della legalita'e spesso piu' abili nell'eludere e aggirare le leggi che non nel rispettarle . Credo che sia doveroso, non solo per l'IDV, mettere mano ad una legislazione che sappia debellare una volta per tutti questo fenomeno che come un filo rosso ha percorso quasi tutta la storia del nostro paese con alterne vicende . Sono anche convinto che tali poteri siano forti abbastanza da opporre una feroce resistenza a qualsiasi tentativo inteso a limitarne l'azione. Bene sarebbe iniziare a prevedere che anche le sentenze di primo grado prevedano restrizioni agli indagati non consentendo loro di occupare posizioni tanto delicate per gli equilibri economici del paese e piu' in generale impedendo che vengano occupati posti di interesse pubblico.
#3 soralb 2007-11-05 11:07
Uno dei peggiori, ma non il solo, episodio di malcostume. Un sistema di cooptazione che non permette il rinnovo della classe dirigente del paese e che, nell'era della conoscenza, ci fa restare in quella delle "conoscenze". Le solite cariatidi, chi più, che meno compromesse che resistono imperterrite al loro posto, profumatissimamente pagati, grazie ad una rete di complici amicizie coltivate negli anni con regalie, irregolatità, complicità. Ben venga la sua legge egregio Onorevole, ma fintanto che i cittadini non ritroveranno la capacità di scandalizzarsi non si arriverà mai da nessuna parte.
Grazie comunque del suo impegno.
Alberto Sorrentino
#2 mik 2007-11-04 23:57
Bravo prof. Borghesi!
Chissà perchè nel nostro paese c'è sempre bisogno di leggi per casi in cui basterebbe solo il buonsenso!

michele :sad:
#1 luke14477 2007-11-04 23:11
Capitalia. Nel panorama della finanza italiana è un nome nuovo: però, le sue radici sono ben piantate nella storia bancaria del nostro paese: è infatti il gruppo nato il primo luglio 2002 dall’integrazione tra Banca di Roma, Banco di Sicilia, Mcc, nuova denominazione della banca d’affari Mediocredito Centrale, Bipop Carire e Fineco Group. A sua volta, la Banca di Roma era sorta dall’unione di tre dei più antichi istituti della capitale: il Banco di Santo Spirito, le cui origini risalgono al lontanissimo 1605 e sono dovute a un decreto di papa V Borghese, la Cassa di Risparmio di Roma, fondata nel 1836 da un gruppo di 175 nobili romani, e il Banco di Roma, creato nel 1880. Altra via per sfidare le grandi del Nord non c’era: solo una banca di dimensioni notevoli avrebbe potuto garantire gli aiuti necessari a reggere la sfida. Anche il Napoli è dovuto ricorrere all’ausilio dell’istituto capitolino, affidandosi a Mcc; per acquisire la società partenopea, Giorgio Corbelli chiese e ottenne un finanziamento di 32 milioni di euro, non ancora restituiti; soprattutto perché, a sua volta, nemmeno il nuovo acquirente, l’imprenditore alberghiero Salvatore Naldi, subentrato nel maggio 2002, ha pagato le azioni cedutegli da Corbelli. E’ la storia che puntualmente si ripete negli ultimi anni: la passione conduce spesso a compiere dei passi molto più lunghi delle proprie gambe.

Un consiglio di amministrazione particolare
Il quartier generale dell’istituto capitolino è ubicato all’angolo tra via Minghetti e la centralissima via del Corso. Essa prese il suo nome attuale nel Quattrocento, ma esisteva già all’epoca dell’imperatore Augusto, ossia, come ricorda Virgilio a Dante nel primo canto della Divina Commedia, al tempo «degli dèi falsi e bugiardi». L’origine del nome della strada riecheggia le corse che vi si svolgevano. (…)
Al numero 239 sorge il Palazzo Sciarpa-Colonna, appartenuto all’Inps dagli anni Novecento e ceduto, alla fine degli anni novanta, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, azionista di Capitalia con il 7,186%. (…)
Proprio all’interno di questo splendido palazzo, sorto a nuova vita nel Settecento grazie al rimodernamento voluto da Cardinale Prospero Colonna di Sciarpa, agiscono, sia pure in affitto, il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi e tutto lo stato maggiore dell’istituto. (…)
Al quarto e ultimo piano del palazzo, Cesare Geronzi ha insediato il suo ufficio; da lì egli può dominare sia via Minghetti che via del Corso. Sullo stesso piano c’è il ponte di comando dell’istituto capitolino: è la sala in cui si riunisce il consiglio di amministrazione. (…)
Al primo piano dell’edificio si trovano i padroni di casa della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma. Al fianco di Geronzi si è insediato, durante l’estate 2003, il neo-amministratore delegato Matteo Arpe. I consiglieri, nuovi di zecca, sono 19; l’assemblea dei soci ne ha ratificato la nomina il 4 dicembre 2003; spiccano i nomi di Franco Carraio, Ahmed Menesi, Pierluigi Toti e Carlo Puri Negri, mentre è uscito Calisto Tanzi, che faceva parte del direttivo dall’aprile 2001. Carraro è uno dei dirigenti di più lungo corso dello sport nostrano. Attualmente è il presidente della Federazione italiana giuoco calcio, una sorta di governo del più seguito sport nazionale. Ahmed Menesi è il governatore della Banca centrale libica ed è l’uomo designato dal dittatore Gheddafi a rappresentare la sua posizione all’interno dell’istituto di credito italiano. Il colonnello è infatti azionista di Capitalia con il 5%, attraverso la Libyan Arab Foreign Bank: è la banca da cui transitano i fondi provenienti dalle esportazioni di petrolio dalla Libia. Pierluigi Toti è un noto costruttore con aderenze nel mondo finanziario: è presidente e amministratore delegato del Gruppo Lamaro, e siede anche nel consiglio di amministrazione di Interbanca. Carlo Puri Negri è l’amministratore delegato di Pirelli Real Estate, costola immobiliare del gruppo milanese, e uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera. (…)

Soci nuovi e vecchi, importanti o meno
La composizione azionaria di Capitalia è variegata (…)
L’azionista principale del gruppo guidato da Cesare Geronzi è diventata la banca olandese Abn Amro, che ha incrementato la propria quota al 9%. Subito dietro viene la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma con il 7,186%. I colonnello Gheddafi possiede il 5% (…) giusto un centesimo in più del 4,99% detenuto dalla Toro Assicurazioni. Intorno al 3% oscillano ben sette diversi azionisti; il fondo pensioni olandese Stichting, la Regione Sicilia, la Fondazione Banco di Sicilia, la Banca Finnat, la Keluma e la finanziaria Premafin; fino ai primi di dicembre 2003 la lussemburghese Magiste aveva il 3%, da allora è scesa sotto il 2%; il 2% è della Tosinvest, l’1,9% della Pirelli, l’1,758% della Lamaro Costruzioni, e poi, con quote variabili tra l’1% e lo 0,2%, ci sono l’ingegnere mantovano Roberto Colaninno, dall’autunno 2003 alla guida della Piaggio, la Colacem, il gruppo Marchini, il gruppo Ferrarini e Massimo Moratti, entrato con lo 0,2% attraverso la fiduciaria Sirefid.
Dal libro: "Il pallone nel burrone" Ed. Riuniti
Assirelli

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