Stampa
                                    
Chiuse le urne, tutti concordi su un dato : ha vinto l’astensionismo. Il partito in aumento esponenziale di chi dice NO: e non lo fa mandando a fanculo il mondo, oppure inseguendo un magistrato piuttosto che un imprenditore. Dice no al sistema di quei Partiti, movimenti e liste che sono sempre più espressione solo degli interessi e del voto della propria classe dirigente, che ha imparato a truccarsi di democraticità talvolta con l’uso della rete, spesso ancora andando di persona a sentire (senza mai ascoltare) la disperazione del popolo.
Abbiamo visto Marino dappertutto, abbiamo letto i bilanci di Alemanno secondi per affidabilità solo ai suoi allarmi, abbiamo tutti condiviso gli spot di ARfio Marchini, - fantastica caricatura della rete- per esorcizzare il fenomeno palazzinaro in politica.
Ora però mi preme sottolineare che il risultato romano lusingasse le ambizioni elettorali su scala nazionale. La tenuta del Pd, il crollo del 5 Stelle e il calo del Pdl sono fenomeni locali, mentre è 'astensione dilagante il dato che ha un significato nazionale. Perché impone una sola e unica richiesta: quella del superamento di contrapposizioni faziose e di un buon governo, versante dal quale siamo tutti ancora in attesa di notizie!
“Chi de’ speranza vive disperato more”: il romano è cinico, disincantato, autoironico. E può essere che stavolta stia anticipando o inasprendo tendenze generali : non è la gente che ha abbandonato la politica, ma la politica che ha abbandonato la gente.
I partiti hanno smesso di interpretare un principio o un’ideologia quando questi stridevano con un preciso conflitto di interessi, allora politico. Banche, cooperative, assicurazioni , un mondo finanziario che ha alimentato la storia ultima della sinistra italiana che per potersi affrancare dalla propria identità ha spostato il baricentro un po’ in mezzo, laddove il capitalismo poteva essere anche tollerato, e la lotta operaia veniva ben retribuita. Il potere mediatico e comunicativo di Berlusconi ha solleticato l’appetito della destra che dovendo riuscire a superare quanto di più grottesco esprimeva con alcuni suoi movimenti fondamentalisti sperava di banchettare con il popolo del magna magna e diventare un po’ liberal.
Quando entrambi si sono ritrovati schiacciati dai centrismi occulti, che avevano organizzato la propria gestione del partito in base agli interessi di cui sopra, non ne sono più usciti. Questa la classe dirigente che ha dislocato i suoi uomini sul territorio, ha adescato i profili migliori per la funzionalità al potere, ha sviluppato una cultura di moderatismo politico che promettesse tutto quello che qualcuno gli avrebbe chiesto di non fare ( l’Europa, grande alibi!) , che coniugasse valori di svariate accessibilità, ma soprattutto che sapesse riempire la pancia degli italiani di aria… Non avrebbero sentito la fame e, vedendosi dimagriti, se ne sarebbero pure compiaciuti!
Lega , Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle invece volevano superare il concetto dell’ ideologia e dare una risposta concreta al dissenso; chi valorizzando il proprio territorio, chi la propria moralità, chi i propri muscoli … Se il cambiamento della linea politica si è avvertito meno, tanto comunque è stato per esigenze elettorali.
La stessa organizzazione che non potendo sfacciatamente darsi un sistema verticistico ha usato concetti di condivisione stravaganti: i riti pseudo-celtici dell’acqua che libera il popolo , o le nostre votazioni per acclamazione, fino alla vittoria sbagliata delle “quirinarie” per un candidato poi querelato. Alla fine però anche in queste realtà nate e cresciute per accumunare menti e braccia, che volevano costruire un paese migliore, quei concetti ideali sono diventati una piramide di incarichi e relativi interessi più o meno remunerativi o remuneranti. Del verde delle camicie è rimasto quello degli smeraldi africani, le nostre mani pulite hanno sporcato numerosi consigli regionali, e le stelle di Grillo si sono spente il primo giorno che gli è stato acceso un faro.
Il paese ora ha una sola giusta convinzione: che la democrazia è ormai procedura di palazzo, e non più gestione della polis. Se la democrazia vuoi dei partiti piuttosto che delle liste non mi rappresenta più, a dispetto dell’offerta di una cartella elettorale alta quanto un bambino, allora il voto a che serve? Ad alimentare questo o quell’ appetito, a modulare questa o quella idea, a stabilizzare questo o quell’ordine.
A gestire quella casta.
Questa è la drammatica distanza che divide politica e società, senza caricare il voto di significati troppo "paradigmatici”: a dispetto dei sondaggi a livello nazionale, il M5S non va al ballottaggio in nessun comune capoluogo, e nel complesso del voto amministrativo perde tra la metà e i due terzi dei consensi. Le Larghe Intese, per quanto necessarie o necessitate non hanno entusiasmato nessuno: se il Pd non molla il Pdl traballa .
Governano insieme a livello nazionale, e si sfidano ai ballottaggi a livello locale. Uno contro l’altro, non sarà mica perché forse è la giusta alternanza della democrazia ?


Visite: 4131

Questo sito utilizza cookie tecnici per il proprio funzionamento e per il tracciamento anonimo degli accessi. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.