Oggi sul “Fatto” si riflette sul valore di questo rinnovamento anagrafico, diventato ormai compulsivo per chiunque voglia dare credibilità al proprio intento.E l’articolo analizza con grande acutezza questo ultimo Parlamento, giovane di per certo all’anagrafe, meno al lavoro. Nella disanima dei protagonisti e dei loro movimenti, ne sottolinea equilibri e intese: il solo denominatore comune è la vecchia politica. Giovani parlamentari, piuttosto che ministri, risultano ben più atrofizzati dei vecchi volponi da Transatlantico per dialettica e maniera, tanto da condividere posizioni opposte.

Il nostro Paese sta vivendo un passaggio epocale tra repubbliche che si avvicendano come ere geologiche: la prima finita con Mani pulite generò la seconda dei braccianti della morale, finiti tristemente Casta privilegiata, spazzata via da questa terza. La nuova connotazione ultima? Appunto la “gioventù”, elementare operazione di marketing per rilanciare il vecchio prodotto: convinzione analoga ebbe una recente rivoluzione, per il successo della quale qualcuno prescriveva invece il “civile”(poco importava se fosse più politicizzato del “POLITICO”).

La nuova politica, il rinnovamento che il popolo italiano ha chiesto in ogni maniera, è stato risolto così: rinnovando le culture partitocratiche in espressioni solo meno agèe e affidando a custodi nati più recentemente le funzioni del potere.


Personalmente mi trovo a vivere in mezzo ai giovani, sia negli ambienti universitari che in quelli politici, e una parte di essa ha sempre consolato i miei anni, tanto mi impressionava la sua vecchiaia: giovani che anziché credere in sé stessi, hanno accettato il sistema. Piuttosto che divertirsi a demolire si compiacciono di infiltrarvisi; giovani convinti e consapevoli che qualsiasi ambizione abbia una sola chance: quella della strategia.
Oggi sono Deputati, Manager, Ministri e chissà pure Presidenti.
Ma l’amara realtà è che non sono giovani, e la nostra politica risulta ancora più vecchia.
Ora penserete “ Cicero pro domo sua”… ma nemmeno a 20 anni ho mai inteso la gioventù un privilegio di chi era nato prima di me.
Quando ho potuto ho sempre partecipato alle “Scuole politiche” –e non certo per acquisire consensi da chi nemmeno ha mai avuto voce in capitolo- perché mi sono sempre divertito come un matto. Analisi perentorie, riflessioni rivoluzionarie e soluzioni spesso improbe, ma in queste occasioni la politica è sempre uscita comunque come un’autentica ricerca del bene pubblico.
Ed ogni volta tornavo tra i vecchi con un progetto nel cuore: Italia dei Valori combattente della civiltà, estremista della giustizia, fondamentalista dell’etica!
Forse le mie battaglie più note le devo a loro, e alla nostra gioventù condivisa.
Si sente dire che in Parlamento manca questo partito, e mi rammarica che invece non si senta più nelle strade. In tanti mi chiedono di tornare a portare i nostri valori in mezzo alla gente, con orgoglio della nostra identità e non più con la vergogna di una sua deriva: quella la lasciamo a chi ci credeva …
Il partito sta finalmente crescendo, e non nelle percentuali di voto, bensì nella consapevolezza della sua capacità: quella di avere comunque scritto un pezzo di storia di questo Paese, non tanto in cariche e funzioni ma in passione e onestà. Le firme raccolte, le discussioni accese, le scelte sofferte: qualcuno è cresciuto, è la base del nostro partito.
E soprattutto è sano, è specchiato, è coerente. Ed ora pronto per il riscatto.
Torniamo da dove abbiamo lasciato: a mostrare alla piazza le nostre mani pulite.
C’è bisogno tra i bambini di una vera educazione all’ uguaglianza, tra i giovani di una concreta coscienza civica, e tra gli anziani della profonda certezza di ogni tutela. E tra gli adulti?
In Italia vige l’emergenza di un ideale autentico di giustizia, quale semplicemente parità di ogni diritto per ogni essere umano, e rispetto della libertà di tutti i cittadini. E’ vero:“Non c’è più tempo”. Deve cessare ogni comportamento inopportuno, al netto assoluto della sua moralità.
nsieme ci faremo sentire.
Ora, se per fare tutto questo ci voglia la destra o la sinistra, o le larghe intese, a noi non deve interessare. Una società moderna deve sapere ricercare il proprio equilibrio solo sui valori assoluti della democrazia. Quei valori in difesa dei quali siamo nati, e ai quali dobbiamo al più presto tornare senza indugi di mode, conformismi o ideali.
Io sono fiero della tradizione politica italiana, perché ha saputo sovente coniugare i pensieri dominanti con espressioni alte e acute. Ma quando queste si sono volgarizzate nel tempo in personaggi o esperienze grottesche, perché nessuno ha saputo vendicarle?
Destra , sinistra, centro: tutti preda del consenso forzato o della popolarità in virtù di un dibattito che deve rimanere acceso, deve rimanere di contrasto, altrimenti si rischierebbe di convergere sulle uniche cose che contano: la giustizia non è di destra né di sinistra, ma non può essere tale né per l’una né per l’altra. L’uguaglianza dei diritti non sta al centro, ma viene da tutti ambiguamente declinata.
E questa la chiamano ideologia …
Un giorno qualcuno pensò che la lotta tra le classi sociali avrebbe dato una soluzione: ma il socialismo non fu la risposta. Altri pensarono invece che la libertà del singolo di agire senza regole, avrebbe prodotto benessere per tutti: con il liberismo non successe.
Poi finalmente si pensò che se a tutti diamo la libertà di esprimere il proprio merito garantendo a ciascuno pari opportunità la gente avrebbe vissuto meglio: nel Nord Europa questo succede da anni.
Non so se si possa chiama liberal-social-democrazia, se è più a destra o a sinistra; so di per certo che la gente vive con dignità il diritto di essere cittadino. Diritto di destra o di sinistra?

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