Ieri dopo una lunga riflessione ho preso la decisione di candidarmi alla Segretaria del Partito: un gesto di umile disponibilità di quel tanto o poco di esperienza che mi è riconosciuto dalla politica , ma soprattutto dal Partito che ho rappresentato in questi anni.
Così ho incominciato grazie al contributo di tanti di voi a scrivere il Manifesto del partito che vorremo: sono abituato dalla mia professione accademica a scrivere a più mani, ma questo lavoro è un esperimento ambizioso perché per dare un rinnovato allestimento del Partito, inteso come una naturale evoluzione e non una rivoluzione necessaria , sintetizza tanti comuni intenti per arrivare a scopi così realmente condivisi e partecipati.
Il mio primo pensiero va al Presidente Antonio Di Pietro, a quanto mi lusingò nel volermi manovale delle fondamenta di quello che per lui sarebbe stato un valore rivoluzionario per l’Italia: l’onestà.
Cercavamo un paese dalle mani pulite, e dalle menti oneste: e per fare questo abbiamo inteso andare oltre le ideologie di frontiera e concentrare il nostro intervento nelle maglie della vita comune, provando a scioglierle da legami che ne intrecciavano il giusto corso. E’ a lui che devo il valore dell’ Italia che ho difeso: quella della giustizia sovrana, quella del coraggio delle proprie idee, quella della forza dell’ impopolarità.
Una politica nuova. Abbiamo costruito una storia di passaggi diversi, impossibile oggi giudicarli: tanti gli errori, troppe le distrazioni. Abbiamo generato una prospettiva sociale diversa, definita nei suoi parametri confusa nelle sue espressioni. Abbiamo infine rappresentato nelle più alte istituzioni un paese autentico: quello dei mercati e delle piazze, quello delle scuole e degli ospedali, quello delle fabbriche e delle imprese.
E così la nostra politica è diventata un piccolo patrimonio della storia italiana, fatta di proposte e di battaglie. Il nostro valore è stato quello di dare soluzioni a chi si rifiutava di vederle.
Al netto delle defezioni impensabili –la cui corresponsabilità deve comunque essere assunta alla coscienza di ciascuno di noi come come severa lezione di vita- le competenze dei nostri VERI rappresentanti hanno puntualmente saputo denunciare ogni criticità dello Stato, spesso anticipandone la crisi; l’impegno e capacità dei nostri parlamentari ha poi prodotto significative garanzie di correttezza nella vita pubblica; la compostezza e la sobrietà della nostra “casta” è stata un’alternativa possibile allo sfrenato abuso dei privilegi di stato.
In questi anni l’Italia dei Valori è stata partito di governo e di opposizione, e sempre ha contribuito tanto per quel poco che valeva: abbiamo scritto leggi e contromanovre, abbiamo insegnato ad operare ed abbiamo vietato che si sbagliasse.
Abbiamo accomodato sulle poltrone la vera casta per noi: quella dei cittadini. E ad ognuno di loro abbiamo cercato di dare una voce.
E di tutto questo ci viene reso universalmente merito.
Il partito nella sua organizzazione, nella sua struttura, non è stato all’altezza di questa politica. Ritengo che si sia cercato di gestire più il consenso che la popolarità, e si sia ritenuto dare al voto un valore che umiliava le nostre ambizioni. La distanza che ha segnato ogni decisione tra rappresentanti e rappresentati è diventata progressivamente proporzionale alla gestione del voto e del consenso. La partecipazione alla vita del partito di conseguenza è stata sempre più impostata su equilibri che, anche quando si cercava di sovvertire finivano inevitabilmente per essere frustrati da qualche prova muscolare.
Un’ impostazione che non voglio condannare perché mi piace credere che sia semplicemente frutto di una concezione superata della politica dei partiti; visti come autoreferenziali dalla misura in cui sfornano amministratori. Meglio poltrone.
Ma una politica che non vuole essere funzionale al potere può permettersi di scegliere gli interlocutori più adeguati anche se meno popolari; una linea che si avvale di contenuti e non di ideologie ha il privilegio di non dover rincorrere alcun elettorato.
Un’ Italia di valore ha nel suo dna tutta la capacità di proporsi per quello che è: un paese dove tutti , anche grazie ai mezzi di uso comune, possono confrontarsi e condividere le sintesi di quanto li accumuna in un processo che si chiama democrazia. Un paese che seleziona i propri profili migliori per potersi esprimere al meglio e specchia la propria vita a tutela degli interessi degli altri con cui la condivide.
E l’Italia che oggi voglio mettere in cantiere è quella delle sue fondamenta: intanto comincio da quella dei valori, poi mi sono rimaste un paio di cose da fare in quella dei partiti!

Commenti   

#5 Antonio Borghesi 2013-05-07 00:18
Anche nel nostro partito c'è chi vuole che tutto cambi perché nulla cambi. Ci sarà qualche candidato che rappresenterà questa visione. La cosa importante e che gli iscritti smascherino questi individui e non diao loro il voto!
#4 carlo 2013-05-06 19:23
Caro Professore il mio sostegno è sicuro, ma mi domando se siano molte all'interno dell'IDV le persone come lei, pronte a cogliere le istanze e le tendenze sociali e ad adattarsi (vedi il progetto liquid feedbacK).
Io "spero" di sì, diversamente avere la forza organizzativa di far nascere un movimento proprio sarebbe l'ideale.
#3 guglielmino 2013-05-02 14:53
Ho accettato con piacere la sua richiesta di sostegno, alla candidatura per la Segreteria di IDV.
Mi auguro che, nel futuro, non si facciano gli sbagli, di richiesta continua, da parte di IDV per essere accettato nel contesto dell’attuale PD. Le scene, nell’ultimo incontro di Vasto, della stretta di mano a Bersani, da parte di Di Pietro, corrisposta dallo stesso Bersani, malvolentieri ed in maniera distratta, è risultata come la stretta del serpente boa, quando stritola un nemico.
La strada da seguire dopo, aver ripreso un po’ di verginità (integrità,onestà), compromessa dal malaffare della ns. classe dirigente (consiglieri, deputati, ecc.), è quella di andare avanti nella politica, senza elemosinare. A testa alta e schiena dritta, non a parole come è successo fino ad oggi, ma con reali azioni
#2 carlpam 2013-05-01 11:31
Ho avuto modo di conoscerla a Mestre anni fa per raprresentarle alcuni miei problemi recevendo dele valide indicazioni per risolverli ( e precisiamo subito NON RACCOMANDAZIONI !!!) per questo - grato - scrivo questa breve comunicazione

Ritengo che Italia dei valori abbia rappresentato una cittadinanza onesta e laboriosa e il ceto rappresentato è stato (per quanto ho potuto vedere dalla partecipazioni a manifestazioni pubbliche padovane) quello che si definisce \"piccolo borghese o ceto medio\"
la concorrenza con la compagine di Grillo ha fatto sparire dal parlamento IDV: pur con l\'apporto di INGROIA
GRILLO rappresenta un ceto medio più giovane ed in difficoltà maggiore Le finalità anticasta, sono simili così come le politiche di sviluppo basate sulle piccole comunità locali
(si noti a solo titolo di esempio che i fallimenti delle ASL sono cominciati con l\'accentramento delle stesse e dei Distretti sanitari da 15mila ab a 100mila !!) Sulle piccole comunità si possono sviluppare politiche per le risorse energetiche ( metano solare ecc ..) migliorare la qualità della vita incrementare la partecipazione democratica reale
in un breve spazio posso solo aggiungere che credo possibile un raccordo con le forze politiche che si oppongono al dilagare del berlusconismo infiltrato come una metastasi nel tessuto sociale ( ignoranti assurti a grandi menager sanitari nelle asl ) o assessori dal cipiglio autoritario e supponente (che tipicamente ti parlano con il telefonino all\'orecchio) insomma il gesto piuttosto che il fatto concreto (in tv paga!)

trovare un raccordo tra il ceto medio impiegatizio che credo base di IDV e quello giovanilista laureato precario
potrebbe non essere facile ma ese gli obbiettivi sono chiari e forti nel CAMBIAMENTO E NEL RINNOVAMENTO allora c\'è speranza ( il liberismo va abbandonato per una visione democratica cominitaria e sociale ed ambientale )
#1 reaudace 2013-04-30 22:20
Egregio On. Antonio Borghesi,
portiamo la politica nell'alveo dell'arte qual'essa è, anche arte razionale nel progettare un futuro disponibile per tutti.
Oggi il "conflitto d'interessi" non risolto dell'On. Berlusconi è lo scoglio immorale ed irrazionale che frena qualsiasi politica perchè lui è invischiato in tutti i settori politici.
A cosa serve fare un governo facendosi ognuno gli interessi propri?: Berlusconi i suoi, e noi se qualcuno vorrà riceveremo le briciole. A chi giova non affrontare e risolvere la questione?
Pertanto, in premessa a qualsiasi politica occorrerebbe risolvere il "conflitto d'interesse" che grava sulla politica nazionale come il "peccato originale" nelle coscienze dei cattolici.
Occorre richiamare quest'imperativo morale alla coscienza di tutti i cattolici presenti nel parlamento. Poi, molto poi ne riparliamo di programmi ed impegno politico.
E se questo governo è nato per far apparire l'On. Berlusconi come statista, per rifargli una verginità e lanciarlo a Presidente della Repubblica noi che c'entriamo con questa politica?
Il bipolarsimo, il biparitismo a cosa è servito?
L'ingovernabilità tacitamente applicata in tutti i settori parlamentari chi l'ha volontariamente attuata?
Un'ultima cosiderazione. Se è vero che il LAVORO è la prima emergenza del Paese che c'azzecca una Camera delle Regioni?
Non sarebbe più utile, necessaria, ed indispensabile una Camera dell'Economia? Il CNEL che ci sta a fare?
L'unico cambiamento istituzionale che sarebbe da proporre è la Camera dell'Economia per l'incontro in senso orizzontale dei protagonisti del mondo dell'economia e del lavoro, oltre che di quello monetario!
Ovviamento partiti e sindacati con statuti secondo la costituzione e di interesse nazionale, e non come la lega, ad esempio, di rappresentanza locale.
Lo Statuto dell'IDV dovrebbe rispecchiare la Costituzione inserendo il criterio di partecipazione nell'organismo nazioanle di persone prevalentemente elette durante le elezioni circoscrizionali, comunali, provinciali, regionali, nazionali, ed europee, durante le quali svolgere anche le primarie.
Un caro saluto,
Giuseppe

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