Invitato da una televisione a rispondere di una provocazione messa in scena da un deputato (noto alle cronache rosa più che a quelle politiche), ho proposto che una troupe mi seguisse in una giornata delle tante. Avevamo un po’ di titubanze circa l’esito della mia richiesta dal momento che si trattava comunque di una ripresa concordata, e che pertanto sarebbe potuta risultare una sceneggiata ad hoc!  Poi invece con qualche accorgimento i giornalisti sono riusciti a documentare l’ abitudinarietà dei fatti esposti.
Ne è venuto questo servizio secondo me ben fatto, importante in un momento in cui il paradigma politica-casta identifica ogni singolo parlamentare per inezia, furberia, arroganza.
Quanto rappresentato non è comunque una rarità: come me vivono tanti colleghi, tutti ottimi professionisti e soprattutto brave persone. Il nostro è un lavoro come gli altri, solo che più nobile perché ci elegge a condividere bisogni e speranze del nostro paese.  Non tutti ne siamo buoni interpreti, ma tanti ci provano.
Il malcostume che pare essere diventato appannaggio esclusivo della politica, è tristemente presente in ogni realtà: aziende pubbliche o private, tutte offrono piccole o grandi agevolazioni ai propri lavoratori, commisurati al loro livello, che puntualmente diventano oggetto di indebito ricorso o proprio di sfruttamento.
A sfregio dei tanti valorosi volontari, ricordo, in un autogrill,  un volontario della Protezione Civile chiedere alla moglie al telefono cosa comprare con dei buoni mensa, che diceva aver trovato in una tenda.  Nulla,  se pensiamo alla“festa megalattica, le ragazze del salaria Sport Village, le stelline del cazzo del Gritti Palace” (intercettazioni di Repubblica) circa il comportamento del Dott.Bertolaso.
Spallucce? No. Controllo sociale.
Sono convinto che se ognuno di noi si sforzasse di usare un autentica coscienza la società si autoregolamenterebbe già su principi condivisi.
Poi sarebbe invece urgente ritornare a porre al centro dei nostri principi quello dell’etica: evidentemente dimenticato da chi si fa eleggere,  o meglio nominare alla stanza dei bottoni,  per passare il tempo a gironzolare con una telecamerina in cerca di scoop.
Mi ricorda tanto i ragazzini, quando vengono in visita:  trascurano le belle sale allorché li avvertono che è vietato fotografare.  Ma c’è sempre il più “pirata” che ruba scatti anche se al nulla in particolare.

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