Sabato scorso Italia dei Valori si è data appuntamento per guardarsi nel proprio interno e capire cosa era successo: ho visto tanti ragazzi , molti li conoscevo già. Tanti militanti, molti arrabbiati, altri delusi. Tutti gli eletti, ognuno con le sue difficoltà.
E poi “i politici”, quelli che stanno sul palco suppongo: i capi, la casta.
Immagino che a chi avesse voluto vedere in questa assemblea i resti di un vecchio partito (famoso più per il suo linguaggio che per i suoi contenuti) il contesto poteva solo confermarlo.
Immagino anche che questo potesse rappresentare una conferma a chi si aspettava le ceneri di un movimento nato dall’ambizione del suo fondatore, e come tutti i movimenti personalistici ormai lontano dal suo padrone; e potesse infine essere un occasione per insegnare qualcosa di nuovo.
Via i politici dal palco, mettiamo LA SOCIETA’ CIVILE.
Qualcuno sa spiegarmi che cosa è questa società civile a cui tutti vogliono ricorrere? Una nuova etichetta che attesti la genuinità del candidato, significandone la sua distanza dalla politica? E’ la candida veste di chi non ha mai svolto ruoli nell’amministrazione pubblica? In questa accezione non rischia di essere solo un concetto contraddittorio e astratto? Ed è così nuovo?
La politica è gestione della res publica. Un sindacalista, un giornalista, un opinionista, un magistrato, un’attivista non gestiranno direttamente la res pubblica ma ci trattano, ne riferiscono, ne tutelano le regole, se ne occupano in diverse funzioni ma non sono certo distanti dalla politica. E nemmeno lo sono un ricercatore, un blogger, o un attento lettore solo perchè più giovani.
Ritengo allora che il concetto coerente da perseguire sia un concetto molto concreto: il merito, che non può prescindere dall’etica con cui una persona vive nella società civile.
Pertanto laddove le persone si siano distinte per capacità ed impegno nel proprio settore, avendo le competenze per farlo, possano sempre, anzi, debbano candidarsi alla guida di un Paese, così come di un piccolo territorio.
Poi si invoca la buona politica: quella che tutela i diritti di tutti specie le fasce più deboli, che combatte per la legalità , che promuove uno sviluppo reale, e in poche parole non ruba (suppongo).
E? Dove sarebbe la novità?
All’Assemblea viene presentato un video, passano i volti dei nostri rappresentanti e mi chiedo: ma queste persone, che hanno preso le proprie competenze e le hanno messe al servizio della società , non solo di provienenza ma soprattutto di vita, saranno queste etichettabili come società civile? A sentire dall’entusiasmo con cui viene applaudito, parrebbe di sì.
Italia dei Valori ricorda i grandi contenuti della sua politica, riconosce l’impegno dei suoi eletti, riscatta la propria dignità dalla derive ultime.
Dal mio intervento : “noi siamo Siamo un gruppo di persone competenti,ma soprattutto comuni. Viviamo nel mondo reale e per questo ci siamo trovati assieme agli studenti manifestanti, ai pensionati esodati, agli operai malati, agli imprenditori suicidi. La società civile? Noi lo eravamo già 6 anni fa e lo siamo rimasti in concreto. Questo è il gruppo di persone che io oggi rappresento; nessuno di noi è perfetto ma NESSUNO di noi rappresenta quella casta contro la quale vogliamo continuare a batterci “.
La capacità dell’Italia dei Valori di cambiare il Paese, le sue regole, la sua morale, la sua libertà è da sempre la forza della società civile, quella quotidiana e concreta in cui tutti noi viviamo: dal Presidente al militante.
I nostri valori sono quelli della Costituzione: ad iniziare dal lavoro che difendiamo NON COME SE, MA PERCHE’ sono anche i nostri figli ad essere precari.
Questa politica, la nostra, è definibile espressione dalla Società civile? Per alcuni no, perchè guadagna troppo per stare sul palco alle Assemblee. Siamo certi che il “nuovo” guadagnerà meno per stare in mezzo alla gente?

Commenti   

#1 Spigai 2012-12-19 13:51
on.le Antonio Borghesi buon pomeriggio. Condivido ampliamente i contenuti della sua riflessione. Aggiungo cge la "società civile", cui pure mi sento di appartenere prima che ad un partito, non è di per sè ne neutra ne santa. Negli anno molti giornalisti, avvocati, imprenditori, hanno traghettato dalla Società alle istituzioni non solo la propria persona, ma i propri interessi, spesso di casta, talvolta "particolari". I partiti debbono selezionare la classe dirigente del futuro coniuganto passione etica e civile a competenze della società civile, senza imbarcare per forse, ai massimi livelli, aspiranti senatori, deputati o consiglieri regionali.
Buon lavoro.

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