Mercoledì 29 agosto ho partecipato alla trasmissione “Cominciamo bene” in diretta su Rai 3. Nel corso della trasmissione ho vivacemente contestato le tesi economiche del prof. Becchi di Genova, filosofo, simpatizzante del Movimento 5 Stelle e che propugnava l’uscita dell’Italia dall’Euro. Qualche giorno dopo ha iniziato a circolare nella rete un video nel quale vengo definito “criminale dell’inflazione” o anche semplicemente “criminale” per i giudizi espressi in quella occasione.
Vorrei oggi confutare in modo argomentato quanto dichiarato nel video ed in particolare segnalare le omissioni che gli economisti Bagnai e Borghi commettono nel paragonare la situazione attuale a quella del 1992.
Nel 1992 (periodo di Tangentopoli) l'imperativo categorico era recuperare un minimo di credibilità sui mercati, alleggerire il peso degli interessi che cresceva a ritmo esponenziale facendo volare il deficit. Una spirale infernale, poiché l'alto debito costringeva il Tesoro a offrire rendimenti sui propri titoli che superavano il 12,5 per cento. In questa situazione di grande fragilità partì l'attacco alla lira. L'antipasto venne servito il 10 luglio con una manovra correttiva da 30mila miliardi delle vecchie lire, con tanto di patrimoniale del 6 per mille sui depositi bancari e postali. Il 4 settembre, all'apertura del mercato dei cambi, la lira crollava a quota 765,50 contro il marco (poi avrebbe raggiunto quota 800). Vano anche l'ennesimo tentativo della Banca d'Italia che portava il tasso di sconto al 15%, un livello mai raggiunto dal 1985.
Domenica 13 settembre 1992. Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, annuncia in tv la svalutazione della lira. Dopo un' intera estate di tensioni e dopo una estenuante, costosa battaglia per difendere il cambio, la moneta italiana perde il 7 per cento del suo valore, frutto di una svalutazione del 3,5 per cento e di una rivalutazione di egual misura di tutte le altre monete europee. L' indomani la Bundesbank agisce. Ma sui mercati le tensioni non si placano. Tre giorni più tardi, un vertice notturno convocato d' urgenza a Bruxelles cerca di trovare i rimedi per riportare ordine nei cambi. E' una seduta drammatica: la sterlina esce dallo Sme; la lira deve autosospendersi.
Quali le differenze tra la crisi del 1992-1993 e quella del 2008-2009? (come emerge da uno studio della Banca d’Italia).
La crisi del 1992-93 è “endogena”: si tratta del redde rationem di oltre due decenni di politiche economiche figlie della temperie sociale e politica iniziata alla fine degli anni Sessanta e proseguita per tutto il decennio Settanta. Dal momento in cui il debito pubblico che ne risulta inizia a essere collocato presso investitori stranieri, verso la metà degli anni Ottanta, parte un conto alla rovescia Il sistema politico detto della Prima Repubblica, ormai corroso dall’interno, implode rovinosamente pochi mesi dopo.
La crisi del 2008-09 è certamente “esogena”: è una crisi statunitense, figlia di errori politici protrattisi per molti anni in quel paese nel governo della moneta e nella regolazione della finanza, una crisi che contagia il resto del mondo con rapidità fulminea, traducendosi per tutti nella paralisi dei mercati monetari e, di conseguenza, in un irrigidimento dei circuiti finanziari. Le conseguenze sull’economia reale sono inevitabili e acute.
 
Fra il 1991 e il 1995 la lira perde quasi un terzo (svalutazione =33%) del suo valore esterno, cioè della sua quotazione media sui mercati dei cambi. Nello stesso periodo, il valore interno della lira, cioè il potere d’acquisto dei consumatori italiani, si riduce solo di un sesto (inflazione =17%). È, questo, un evento inusuale. In occasione dell’altro ciclo di acuta svalutazione del cambio della nostra moneta, dal 1972 al 1976, la relazione fra le due variazioni fu opposta: a una perdita di valore esterno di poco più di un terzo (svalutazione=33%)corrispose una perdita di valore interno molto maggiore, quasi pari alla metà(inflazione=50%).
Che cosa ha impedito, all’indomani della crisi valutaria del 1992, la trasmissione amplificata degli impulsi di svalutazione del cambio ai prezzi interni? Tre elementi:
  1. una profonda recessione della domanda interna, «da sfiducia»;
  2. il favore dei prezzi internazionali;
  3. la moderazione salariale, in particolare il tempestivo disinnesco delle indicizzazioni.
Nel quadriennio fra il 1991 e il 1995 le retribuzioni pro capite in termini reali diminuiscono del 3,3 per cento nel complesso dell’economia; restano immutate nell’industria, dove la produttività progredisce quasi dell’8 per cento. In termini nominali, il costo complessivo del lavoro per unità di prodotto nell’industria aumenta in quattro anni solo di poco più del 2 per cento. Vent’anni prima, nell’altro quadriennio di drammatico indebolimento del cambio della lira, dal 1972 al 1976, quella stessa variabile era cresciuta del 94 per cento! In più il governo Amato che avvia una manovra di 95.000 miliardi di lire (in moneta odierna sarebbero 150.000 miliardi di lire o 80 miliardi di euro. Il debito pubblico era il 105% del Pil.
L’inflazione tra il 92 ed il 93 risulta del 4,7% e poi inizia a calare e nel mese di giugno scende sotto il 4%. Il rendimento di un titolo dello Stato a dieci anni è del 5,7 per cento per i Btp italiani e del 5,3 per i bund tedeschi.
In conclusione:
1992-94 Svalutazione concordata 33% con profonda recessione della domanda interna, prezzi internazionali in calo, salari reali in calo, debito pubblico 105% Pil, spread 40, manovra da 80 miliardi di euro. Interessi sui Buoni del tesoro 12,5%. Risultato inflazione 16%
2012-14 Recessione domanda interna, prezzi internazionali crescenti (anche a causa del deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro), salari non più comprimibili (anzi forte richiesta per una loro crescita causa elevatissima pressione fiscale, debito pubblico 120% Pil, spread 400-500, nessuna manovra prevista. Cosa è lecito aspettarsi? E’ evidente che non potrà che esserci che un alto tasso di inflazione (anche del 20-30%) come già avvenuto nel quadriennio 1972-76 (quando fu del 50%).
Bagnai mi definisce criminale per questa mia posizione evidentemente perché non ha argomenti per contrastare questo punto di vista.
Quanto a Borghi sostiene che l’alto tasso di disoccupazione sarebbe un antidoto alla crescita dell’inflazione. Come dire che se usciamo dall’euro, ad esempio passando dall’attuale 10% di disoccupazione al 20% , forse non avremo inflazione. Alla faccia dei disoccupati!
Tabella riassuntiva
1971-1976
1991-1995
2011-2015*
Svalutazione
33%
33% (concordata)
30% (?)
Recessione
no
si
si
Prezzi internazionali
crescenti
calanti
crescenti
Salari reali
crescenti
calanti
crescenti
Debito pubblico
53%
105%
120%
Spread
--
40
400-500
Manovre ulteriori
--
80M
Non previste
Inflazione
50%
16%
?
* in caso di uscita dall'euro

Commenti   

#40 Angelo Trischitta 2012-09-21 02:35
Per sario maria maurizio:
Concordo con te, è un problema di scelte della politica e chi siede oggi in parlamento non ha la forza morale di condurre un paese in crisi. Si spera che gli italiani comprendano che è necessario selezionare la classe dirigente informandoci quali persone andiamo a votare cosa affermano e soprattutto se ciò che hanno fatto è coerente con ciò che hanno detto. Conoscere è difficile ma necessario per lasciare alle persone care un mondo migliore e per fortuna Internet è uno strumento notevole per conoscere idee alternative e persone.
#39 Angelo Trischitta 2012-09-21 02:17
Per anzicheno:
Come lei correttamente afferma in una unione gli aiuti per "colmare gli squilibri" tra stati la UE(sacrifici in particolare per gli stati più forti) è giusto che li fornisca ma è altrettanto giusto che i paesi in difficoltà pongano in essere ogni sacrificio senza affamare nessuno per ridurre il volume di aiuti( non necessariamente finanziari ma anche regole di riequilibrio )che comunque rimarranno necessari.
Il principio generale è che il sacrificio deve essere sostenuto da tutti i paesi Europei in ragione delle proprie possibilità.
Il primo problema che si pone è considerare il sacrificio di

1.Aumentare la pressione fiscale
oltre il 50%
2.Andare in pensione dopo 42 anni
con 60% dell'ultimo stipendio(
come se chi oggi lavora
percependo 1000€/Mese andando
in pensione da domani dovesse
vivere con 600€/Mese)
3.Riforma Fornero per aumentare la
flessibilità (licenziamenti)in
uscita del mercato del lavoro

come positivi per il risanamento finanziario ed economico del paese perché nonostante tutto ciò la competitività in Europa delle imprese italiane non è migliorata.
In ragione dell'aumento delle imposte e dell'aumento di recessione che la stessa tassazione produce le imprese hanno ridotto il fatturato, il che implica minore liquidità per rilanciare investimenti e aggiungo porte "chiuse" in banca.
Il rischio finanziario paese (Spread)è li e rimane in agguato al primo alito di vento.
Il problema principe è la crisi finanziaria e il sacrificio più logico per ridurre il rischio di attacchi finanziari è ridurre l'esposizione agli investitori stranieri che al 3% non acquisterebbero i nostri titoli lasciandoci senza il 40% di quella liquidità necessaria per pagare pensioni e stipendi.
Come ho affermato in precedenza è necessario che i titoli Italiani siano detenuti in prevalenza dalle famiglie italiane come accade in Giappone. Li i mercati proprio perché possiedono solo il 6%(in Italia il 40%) dei titoli non possono lanciare offensive finanziariamente significative nonostante il 200% Debito/Pil; al contrario di ciò che fanno in italia con soltanto il 120%.
Il sacrificio della UE che attraverso BCE e fondi salva stati finanzierebbe acquistando titoli è un provvedimento inefficace; sarebbe come cercare di svuotare una piscina con un cucchiaio. Anche negli altri paesi UE esiste la crisi finanziaria e non avremmo sufficiente liquidità per tutti. Questo ci riconduce all'utilizzo per tutti del modello Giappone e a quel punto le necessità finanziarie saranno ridotte a quantità affrontabili possibilmente senza gli oscuri fondi salva stati( ESM FSEM...)i cui trattati transitano nel nostro parlamento nel silenzio generale dei partiti e dei media tradizionali, eppure si decide se fare spendere agli italiani cifre enormi come 125 Mld di € sarebbe il caso di approfondire?

Cordialmente
#38 anzicheno 2012-09-20 16:44
La parola a Stiglitz.

http://www.investireoggi.it/economia/joseph-stiglitz-la-fine-delleuro-non-sarebbe-la-fine-del-mondo/
#37 pirandello63 2012-09-20 15:47
Molto bello e interessante l'intervento di Angelo Trischitta, e che bello avere qualcuno con un nome ed un cognome. Grazie!
I dati mi sembra mostrino come, una uscita dall'Euro porterebbe "probabilmente ma non certamente" ad un aumento significativo dell'inflazione. Nello stesso tempo cita un esempio su cui non riflettiamo abbastanza e che è invece importante: il Giappone! Guardate che, fino a pochissimi anni fa, la situazione del Giappone era assolutamente disastrosa, dal punto di vista economico e sociale. Mi piacerebbe capire meglio cosa è succeso in questi anni da far cambiare così tanto la situazione. Da quel poco che so il paese si è indebitato fortemente, ma lo ha fatto per creare delle infrastrutture che lo hanno reso all'avanguardia su molti fronti. E allora il problema, concordo, è che non è certo una soluzione "finanziaria" che può risolvere i problami del paese Italia. Di quanto occorrerebbe svalutare per essere competitiva coi paesi emergenti? Ha senso una operazione del genere? Davvero questo paese non ha le risorse umane ed intellettive per ottenere di più, cercando di restare, con ruolo attivo, fra i grandi? E questo è il problema "politico", e non "finanziario/economico", che mi pare dovrebbe essere posto con forza e che, mi pare, da quelche parte stia timidamente cominciando ad emergere. L'Euro era ed è una sfida. Possiamo uscirne o possiamo restarci, ma entrambe le strade implicano delle scelte che ci riguardano in primo luogo come uomini e cittadini, e di conseguenza anche come soggetti economici. Non il contrario.
#36 anzicheno 2012-09-20 15:47
Caro Angelo T.
L'euro fu una scelta solo politica dal momento che l'europa non era e non è un OCA (optimal courrency area). Mantenere una valuta comune vuol dire che i paesi del centro devono accettare gli squilibri con i paesi del SUD e colmare tali squilibri: è così che ci si comporta in un unione, o no?
La UE, invece, è una COMPETIZIONE tra stati spacciata per unione. Ecco perchè fare una BCE che si comporti come una FED (mi sembra che tu suggersica questo, se sbaglio correggimi)è impossibile. Ed è vero quando si dice che L'euro è una moneta senza stato. Ma chi con lo facciamo questo stato unico? La Germania non accetterà MAI di accollarsi i debiti dei paesi più depressi (sono il suo credito). Ipocritamente, tra l'altro. Perchè se Angelona ha una bilancia dei pagamenti in positivo e grazie alle esportazioni verso i PIGS. Questo i media non lo dicono, devono far passare noi italiani come beceri fanulloni e gli alemanni come i virtuosi (loro che nei primi anni dell'EURO hnno sforato alla grande i parametri sul rapporto debito/pil senza pagare nulla). E' incredibile la disinformazione che circola su questo punto ed è incredibile come ci si faccia dettare l'agenda politica ed economica da bruxelles.L'IDV, che per cultura politica, dovrebbe difendere la NOSTRA COSTITUZIONE non fiata, anzi, tutti immersi in questo sogno (incubo) chiamato Unione Europea. Eppure sono punti stranoti in ambito accademico e non. Io non lo so se un unione monetaria vera ci potrebbe proteggere, so soltanto che l'euro ci sta portando alla fame. Io mi sono fatto la mia bella lista nera di: politici, intellettuali e giornalisti. Non vorrei che, dopo il crollo dell'Euro, se ne uscisserro con un sfacciato: "io l'avevo detto".
#35 Max 2012-09-20 14:33
Anche nell'est europeo hanno capito che l'Euro ha fallito, solo chi e' in malafede vuole imporre l'Euro all'Italia :

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2457
#34 Angelo Trischitta 2012-09-20 00:21
Vorrei fornire un dato, lo Studio Nomura.
Esso prende in esame dati storici recenti per 7 paesi importanti che entrati in crisi svalutano la propria moneta. Per ognuno di essi lo studio riporta l'ìnflazione prima dell'anno di svalutazione e quella di ogni anno successivo per 5 anni.
Prendendo in esame solo le prime due colonne della tabella riportata nel documento facilmente si può calcolare il salto di inflazione dopo il primo anno(Terza colonna):

Inflazione%
Prima Dopo Salto
russia 14,0 97,0 83,0
indonesia 7,0 34,0 27,0
messico 8,0 35,0 27,0
argentina -1,0 26,0 27,0
brasile 8,0 15,0 7,0
tailandia 6,0 9,0 3,0
turchia 59,0 57,0 -2,0
MEDIA 14,4 39,0 24,6
MEDIA esclusi peggiore e migliore
9,6 34,3 19,3
Le 2 righe \"MEDIA...\" calcolano il salto di inflazione medio dopo un anno dalla svalutazione.
A seconda del tipo di media scelta si osserva per l\'inflazione un salto medio al primo anno di 24,6 o 19,3 punti che, essendo il salto di inflazione, si aggiungerebbe alla inflazione prima della svalutazione.
Vorrei far notare che i paesi in esame sono in gran parte ricchi di materie prime ed era presente basso costo del lavoro oltre che un tasso di disoccupazione non trascurabile. Nonostante ciò nei 7 paesi al primo anno l'inflazione mediamente ha fatto un balzo in avanti di un numero a due cifre.
Come affermavo nel mio post precedente concordo con il "Sig. anzicheno" nel dire che il problema dipende da troppe variabili per esprimere con un alto grado di probabilità l'entità dell'aumento inflattivo ma la mia domanda è perchè rischiare eventi economici così potenzialmente disastrosi(soprattutto per chi vive con la pensione di 500euro 2.4 Milioni di pensionati o meno di 1000 Euro e sono molti di piu o quelli a cui la rata del mutuo a tasso variabile schizzerebbe verso l'alto) senza discutere neppure una ipotesi alternativa.
Si sta approfondendo il tema "Usciamo dall'Euro" ma nessun approfondimento su "Come fa il Giappone a non risentire della crisi finanziaria". Non dimentichiamo che noi siamo soggetti innanzitutto alla crisi finanziaria; si rischiava di non riuscire a pagare parte di stipendi e pensioni a causa dell'alto tasso di interesse che i mercati chiedevano e potrebbero ancora chiedere.
Gli Italiano possono contribuire ad abbassare lo spread semplicemente raggiungendo quota 90% come i Giapponesi nel possesso dei titoli di stato.
Lo stato emetterebbe così titoli al 3% e non al 5/6%.
Con i soldi risparmiati annualmente detassare le imprese sarebbe virtuoso perché permetterebbe di diventare maggiormente competitivi soprattutto verso Francia e Germania riequilibrando le loro esportazioni alle nostre.
Aggiungo che gli interessi pagati sui titoli sarebbero spesi dalle famiglie italiane quindi tendenzialmente in italia contribuendo significativamente alla crescita del PIL Italiano.
Per fornire qualche dato, dei 70 Mld di Euro di interesse sui titoli per il 2011 pagati dallo stato italiano il 40% aumenta il PIL principalmente di Francia e Germania.
Se le famiglie italiane detenessero invece del 60% attuale il 90% avremmo ogni anno il 30% di 70 Mld di euro spesi in italia cioè avemmo
*recuperato imposte sui 21 Mld
*aumento di 21 Mld del PIL, *riduzione del rapporto debito/PIL
*detenendo il 90% avremo uno spred
ridottissimo come in Giappone
*il risparmio privato delle
famiglie recupera così la
gran parte dell'inflazione
Mi meraviglia come Professori universitari importanti possano trascurare un approfondimento che va in questa direzione.
Da un lato si assiste a difese a spada tratta dell'euro senza se e senza ma, dall'altra si comprime ogni razionalità apparendo senza volerlo essere aggressori distruttori di un'unità che potenzialmente potrebbe proteggerci contro colossi emergenti come Cina India Brasile ... con i quali come singoli piccoli paesi faremmo molta fatica a competere visto il loro tasso di crescita e materie prime.
Gli Italiani vogliono comprendere per poter scegliere i loro rappresentanti ed essi possono fare molto in proposito soprattutto approfondire e proporre alternative che non siano "Rimaniamo nell'Euro" senza avanzare idee per fermare Spread e rallentamento delle esportazioni italiane che da decenni nessuno provvedimento di centro destra o centro sinistra(IDV compresa purtroppo)a provato a contrastare.

Cordialmente

Studio Nomura:
http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20shortlist%20essay%20-%20jens%20nordvig.pdf
#33 anzicheno 2012-09-18 11:05
@@On. Borghesi
Le ha risposto Pirandello63.
Le stime degli economisti parlano di un 10% di inflazione rispetto alla svalutazione. Quindi ci si aspettano tre punti inflattivi su una svalutazione del 30%. Ma non è detto, perchè i fattori che determinano l'aumento dell'inflazione sono diversi. NESSUN ECONOMISTA DIREBBE CHE AD UNA SVALUTAZIONE DEL 30% CORRISPONDE UGUALE INFLAZIONE.
E l'utopica inflazione al 2% voluta dalla BCE serve a salvaguardare i creditori (esteri), certamente non i normali cittadini. Preferirei 5 punti di inflazione in più e un tasso di disoccupazione ad una cifra, o no?

Vede Onorevole, l'euro finirà per il semplice motivo che non funziona. Berlusconi questo lo ha capito e cavalca l'onda del "no all'euro" ed ha pure criticato il "Fiscal Compact" (che l'IDV ha votato).

Cosa dire? La cose giuste dette dalla persona sbagliata.
#32 Max 2012-09-17 23:37
In questi due grafici si potra' notare come nei periodi in cui l'euro acquisiva una valutazione elevata ne seguiva un elevato aumento del petrolio.
Il motivo e' semplice, i petrolieri (legati all'oligarchia finanziaria di cui i ns politici sono burattini)per far si che i cittadini non ne traessero vantaggio aumentavano le quotazioni del petrolio:
http://it.finance.yahoo.com/echarts?s=EURUSD%3DX#symbol=;range=my;compare=;indicator=volume;charttype=area;crosshair=on;ohlcvalues=0;logscale=off;source=undefined;

http://petrolio.blogosfere.it/2011/05/grafico-storico-prezzo-del-petrolio---aprile-2011.html

Quindi la valutazione dell'euro ai massimi si e' rivelata inutile. Ed a riguardo sorprende come i politici (molti dei quali legati alle societa' segrete e quindi per legge sono in una situazione di illegalita') siano stati zitti.
Quindi se l'Italia adottera' nuovamente la lira acquistera' il petrolio come lo pagava con l'euro (tenendo conto del nuovo rapporto).

Con l'uscita dell'Euro l'Italia deve anche riprendersi la sovranita' monetaria.
Avere la sovranita' monetaria significa ribassare le tasse del circa il 30% in quanto il debito e' una truffa.Inoltre poi vanno riinseriti i dazi doganali nei confronti dei paesi a basso costo, in quanto nello stato attuale nessun imprenditore mai aprira' una fabbrica in situazione di concorrenza-sleale.
Queste condizioni faranno si che ci sara' una nuova crescita economica che significhera' piu' ricchezza per tutti e meno disoccupazione.
Fossilizzarsi sull'inflazione e' un'aspetto secondario.
Inoltre, e la storia insegna, la centralizzazione del potere (come sta attualmente avvenendo) portera' miseria.L'unificazione dell'Italia insegna.Il Sud Italia da regione piu' ricca divento' a breve la piu' povera con conseguente massiccio numero di cittadini costretti ad emigrare.
#31 pirandello63 2012-09-17 22:59
Si Professore, è lecito pensarlo, ma non è automatico. Il punto è questo; lei ha affermato in trasmissione che è da ignoranti che non conoscono i fondamentali dell'economia affermare che l'uscita dell'Italia dall'Euro, e la conseguente svalutazione, non generi inflazione. Io sono un comune cittadino, con un minimo di cultura, e quello che leggo mi fa capire che un automatismo del genere non c'è! E' tuttavia altrettanto certo che i rischi sono alti, per una lunga serie di motivi. Purtroppo occorrerebbe un'altra classe dirigente, e un'altra idea di paese, per saper guidare una avventura del genere ma, se una classe dirigente del genere esistesse, probabilmente non sarebbe necessario pensare di uscire dall'Euro.

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il login o registrati.