“Il 27 aprile [2006], cioè diciassette giorni dopo il voto e prima che Romano Prodi si insediasse, la presidenza del consiglio stabiliva che i capi del governo "cessati dalle funzioni" avessero diritto a conservare la scorta su il tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Altri dettagli? Zero: il decreto non fu pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» e non sarebbe stato neppure protocollato. Si sa solo che gli uomini di fiducia "trattenuti" erano 31. Quelli che con un altro provvedimento il Cavaliere aveva già trasferito dagli organici dei carabinieri o della polizia a quelli del Cesis. “
Così scrivono il 27 ottobre 2006 sul Corriere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. E così continuano: “Un po' troppo, secondo i nuovi inquilini della Presidenza del consiglio. Che sulla questione, a partire da Enrico Micheli, avrebbero aperto un (discreto) braccio di ferro con l'ex-premier. Guadagnando finora, pare, solo una riduzione del manipolo: da 31 a 25 persone.”
Un altro scandalo scoppiato quando si è scoperto (Libero) che per i bodyguard di Gianfranco Fini sono state prenotate e quindi pagate nove stanze nell’albergo più esclusivo di Orbetello, con vista sulla laguna, da luglio a metà settembre. Il tutto per oltre 80mila euro.
Le nove stanze d'albergo e glii otto uomini che hanno protetto invece Calderoli dal 2006 ad oggi, costati allo Stato ben 900mila euro, sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Queste le parole del portavoce nazionale del sindacato di polizia Sap Massimo Montebove: "Duemila poliziotti, carabinieri, finanzieri, appartenenti alla polizia penitenziaria e al corpo forestale sono impiegati ogni giorno per le scorte. Sono numeri enormi, con i quali potremmo garantire centinaia e centinaia di volanti e gazzelle in più sul territorio per dare maggiore sicurezza ai cittadini, sicurezza che nei prossimi tre anni rischiamo di non poter garantire a causa dei tagli della spending review".
La questione della scorta ad ex ministri era già stata sollevata dai sindacati di polizia ed aveva avuto una risposta da Maroni di questo tenore “ è una norma che non dipende da me “ . Già, ma perché quando lui e altri nordici erano al potere non l’hanno modificata ? Mistero .
Il Fatto Quotidiano quantifica in 250 milioni di euro l'anno al spesa per la protezione delle personalità, circa 600, che impegnano 4.000 uomini e 2.000 automobili. Senza contare che negli ultimi tre anni sarebbero state acquistate 2.000 automobili nuove, per un controvalore di 120 milioni di euro.
In un question time alla Camera, l'allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, nel novembre 2010 a richiesta di Di Pietro comunicava che la sola protezione e la sicurezza delle personalità politiche viene assicurata attualmente da 1.988 unità delle forze di polizia cui possono aggiungersi ulteriori 377 unità (comprensive di personale dell’Esercito) impiegate in servizi integrativi di vigilanza fissa.
Le protezioni sono così ripartite: per 263 magistrati, 90 tra parlamentari e uomini di governo, 21 tra sindaci e presidenti di regione, 21 ambasciatori, 8 tra giornalisti e sindacalisti e 7 pentiti. A 16 di questi 410 spetta il livello di protezione massimo: due o tre macchine blindate e più di otto agenti. Gianfranco Fini è tra questi, polemica inclusa. Altri 82 hanno due macchine di scorta e sei agenti. A quelli che rimangono spettano una macchina e due agenti di scorta. Infine vi sono altre 174 personalità cui spettano un'auto, non blindata, e uno o due agenti.
Ci sono casi, poi, in cui la “protezione” dura tutta la vita. È stato il sindacato di polizia Coisp, tempo fa, a stilare l’elenco di chi beneficia della scorta “eterna”: fra questi, l’ex ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto (che ha a disposizione autista e agente) l’avvocato ed ex deputato Carlo Taormina (quattro uomini), l’ex sottosegretario Mario Baccini (cinque guardaspalle). Gli ex presidenti di Camera e Senato, poi, come Marcello Pera, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini sono sempre sotto controllo. Solo Irene Pivetti – ex presidente della Camera in quota Lega e poi prestata alla televisione - non è più “protetta”. Ha a disposizione tre finanzieri invece l’ex governatore calabrese Agnazio Loiero, quattro spettano all’esponente leghista Federico Bricolo e due all’ex sindaco di Segrate (Milano) e deputato Giampiero Cantoni. Diciotto agenti e quattro auto difendono invece il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi l’ha avuta prima per due anni, dal 1993 al 1995, poi gli è stata data di nuovo con la carica di sindaco di Salemi. E, negli ultimi anni - sempre secondo fonti del Coisp - lo Stato ha investito 120 milioni di euro per comprare 600 Bmw serie 3 e 5, 100 Audi serie 6 del valore di 140mila euro l’una e un’ottantina di Audi A8 e Bmw 7. Vedi l'articolo dell'Espresso di un anno fa Scortati d’Italia.
Roberto Martinelli, segretario del Sappe, il sindacato di Polizia Penitenziaria denuncia: "Ex Ministri alle feste in discoteca con la scorta". Nello specifico si riferivano a Piero Fassino, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Giacomo Caliendo, quattro dei tanti politici ex Ministri, ex sottosegretari che ancora godono di scorta della Polizia Penitenziaria dello Stato senza più essere in carica, addirittura Fassino ora è sindaco di Torino.
Camerieri, schiavetti, pronti a esaudire le richieste della padrona. Ecco la Finocchiaro all’Ikea con la sua scorta: i suoi uomini le garantiscono la sicurezza portandole la spesa. Ecco la casta in tutto il suo splendore, ecco come la sinistra moralista si comporta sperando di non incorrere negli occhi indiscreti della stampa. Ma questa volta sono stati beccati. E ci continuiamo a chiedere perchè la Finocchiaro abbia una scorta? Perchè paghiamo per la sua sicurezza?
A questo si aggiunge la tutela per collaboratori di giustizia, testimoni e loro congiunti che, nel 2007 (ultimo anno con i dati disponibili sul sito del Ministero dell’Interno), assommano ad altre 3.853 persone, che hanno impegnato, nel secondo semestre del 2007, 3.400 accompagnamenti, 4.487 scorte da parte dei Carabinieri, 2.290 da parte della Polizia e 1.208 da parte della Guardia di Finanza.
I numeri, in effetti, sono da capogiro. E fra questi va fatta una distinzione fra “scorta” (due auto blindate e almeno tre agenti armati che accompagnano fisicamente la personalità protetta durante i suoi spostamenti), la “tutela” (il solo accompagnamento in auto blu) e il “presidio”, che prevede una o più auto fisse davanti a un’abitazione o un luogo sensibile.
Nel caso dei vertici massimi delle istituzioni – com’è logico che sia – i numeri di agenti subiscono un’impennata. Basti sapere che il Capo dello Stato è circondato da un entourage di protezione che conta complessivamente mille persone.
E all’estero cosa succede? Ancora una volta ci impartiscono una lezione di moralità.
Negli Stati Uniti è a pagamento. E, a meno che non si tratti del Presidente in persona o del suo vice, chi sentisse il bisogno essere guardato a vista giorno e notte da uomini in divisa deve versare soldi di tasca propria. Anche in Germania il “cerchio” dei protetti è ristretto: ne hanno diritto solo il presidente del Bundestag, il cancelliere e i propri ministri. In Francia, poi, si gioca al risparmio: il presidente dell’Asseblea e quello del Senato hanno a disposizione due soli uomini: una guardia del corpo e un autista. Stesso discorso per Gran Bretagna, Austria, Olanda: dove gli “angeli custodi” proteggono solo monarchi, capi di Stato e premier. E se, in Francia, Sarkozy negli anni del suo mandato le aveva estese a tutti ministri e molti sottosegretari, il neo presidente François Hollande le ha quasi dimezzate. Perché in tempo di crisi, si sa, bisogna stringere la cinghia.
In conclusione è ora di farla finita. Al mio rientro dalle ferie presenterò una proposta di legge per limitare a pochi casi circostanziati la protezione a carico del bilancio pubblico ed incalzerò il presidente ed i Ministri competenti con interrogazioni e question time. Per tutti gli altri, se hanno paura di andare in mezzo alla gente, le scorte se le paghino.

Commenti   

#2 belluco.s 2012-08-22 23:20
Bene ha fatto il Direttore di Libero a far "scoppiare" il caso, che spero non si dissolva come una bolla di sapone, senza arrivare a nessun cambiamento. Non entro nel merito dell'opportunità delle scorte, ma basta leggere i nomi da Lei segnalati per capire che c'è la necessità di una seria riforma. Intanto, proporrei che per i prossimi acquisti di auto, sia per le scorte che per tutti gli utilizzi della Pubblica Amministrazione, fosse obbligatorio servirsi di auto PRODOTTE in Italia. Facciamo girare queste "scandalose" informazioni e valutiamo bene la prossima volta che andremo a votare. grazie.
#1 Fagone 2012-08-22 19:15
Caro Onorevole,
a leggere quanto da Lei riportato c'è da restare sgomenti. Poveri cittadini italiani, così spremuti anche per pagare le scorte ai papaveri. Ora, mi domando: perchè lorsignori non pagano il servizio??? Cosa si aspetta a fare una legge per addebitare una tantum le spese della scorta a colui che ne usufruisce fino al momento dell'entrata in vigore??? Magari con un calcolo a scaglione: un anno di costo ogni tre anni di fruizione del servizio; dopo ognuno paga oer quello che usufruisce. Scommetto che vedremmo lorsignori farsi accompagnare da familiari e amici per non tirar fuori nulla e le scorte ritornare tra i ranghi a dar servizio al cittadino. Ossequiosamente ringrazio.

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