L’Italia sta all’Europa come la Sicilia sta all’Italia.
La parola magica in queste settimane è stata “cessione di sovranità nazionale “ ed è stata lo strumento per attaccare con veemenza tutti coloro che pensano che sia normale che un Paese che è costretto a ricorrere agli aiuti dell’Unione Europea, in quanto sull’orlo del fallimento, sia di fatto commissariato. Eppure gli insulti contro chi era favorevole alla ratifica dei trattati sul “Fiscal compact” e sul e sul MES sono stati all’ordine del giorno.
L’altro giorno un evento simile si è prodotto con la Sicilia. Il vicepresidente di Confindustria ed ex presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello ha dichiarato: "Il Governo Monti deve subito mettere mano ai conti della Regione, controllando un bilancio reso non trasparente da poste dubbi e residui inesigibili", perché "la Sicilia rischia di diventare la Grecia del Paese, con i dipendenti e i pensionati regionali che saranno i primi a trovarsi senza stipendio in caso di crollo", e quindi il Paese "deve intervenire anche superando gli ostacoli di un'autonomia concessa nel dopoguerra, in condizioni storiche e politiche ormai lontanissime, ma utilizzata da scriteriate classi dirigente per garantire a se stesse l'impunita'".
MES sono stati agll’ordine del giorno.
Non ho sentito coloro che insultano coloro che sono a favore dei trattati che potrebbero portare al commissariamento dell’Italia da parte dell’Unione Europea, rivoltarsi contro l’idea che Monti possa commissariare la Sicilia. Eppure mutatis mutandis la situazione è la medesima. La Sicilia è una Regione a Statuto Speciale e secondo una recente sentenza della Corte Costituzionale lo Stato italiano non potrebbe nemmeno intervenire per modificare i componenti dei consigli comunali e provinciali.
Presso la presidenza della Regione siciliana c'è un dirigente ogni sei impiegati. Come a Downing Street, sede del premier britannico. Cameron ha 198 dirigenti, Lombardo 192. Quanto ai dipendenti il Cabinet Office, equivalente della nostra presidenza del Consiglio, ne ha 1.337: quarantotto meno dei 1.385 che la presidenza della Regione siciliana contava alla fine del 2011. Secondo la Corte dei conti la Regione siciliana ha ufficialmente 17.995 dipendenti. La Lombardia ha il doppio degli abitanti ma un quinto del personale. Nel 2011, anno in cui riesplodeva la crisi ben 4.857 di questi dipendenti, in precedenza reclutati con contratto a termine, sono stati assunti a tempo indeterminato. A quei 17.995 se ne devono aggiungere altri 717 comandati e distaccati presso altre strutture che comunque fanno capo alla Regione. Oltre a 2.293 a tempo determinato il cui stipendio è pagato in qualche modo dall'ente. Totale: 21.005. Un totale, però, anch'esso incompleto. Dove mettiamo, infatti i 7.291 dipendenti delle 34 società controllate o collegate alla Regione siciliana? Se contiamo anche quelli arriviamo a 28.796. E facciamo grazia di forestali e lavoratori socialmente utili (24.880) in forza a molti Comuni, in parte a carico della casse regionali. Il debito della Regione, già cresciuto nel 2011 di altri 818 milioni è arrivato al valore record di 5,3 miliardi.
I soli dipendenti «ufficiali» assorbono 760,1 milioni, e si tratta di un costo superiore del 45,7% rispetto al 2001. Se però calcoliamo anche gli oneri sociali, allora si arriva a un miliardo 80 milioni. Cioè poco meno della metà del costo del personale delle quindici Regioni a statuto ordinario. Le quali hanno, tutte insieme, un numero di dirigenti pari a quello della sola Sicilia. Sono 1.836. Ce n'è uno ogni 9 impiegati, con vette di 5 o 6 in alcune strutture, come appunto la presidenza della Regione.
Ma se al costo del personale «ufficiale» sommiamo anche quello dei dipendenti delle società partecipate (226 milioni) e dei dipendenti pensionati, che in Sicilia sono a carico della Regione (641 milioni), allora veleggiamo di slancio verso i due miliardi. Per i dipendenti della Regione la riforma Dini, quella che ha introdotto il metodo di calcolo basato non più sulla retribuzione ma sui contributi effettivamente versati, è entrata in vigore con otto anni di ritardo. Fino all'inizio di quest'anno potevano andare in pensione con soli 25 anni di servizio tanto quelli colpiti da disabilità, quanto coloro che avevano un genitore disabile. Da quando, proprio nel 2004, è stata perfezionata questa disposizione, hanno avuto la baby pensione, con un crescendo rossiniano, in 1.736. Celebre il caso di Pier Carmelo Russo, pensionato a 47 anni per assistere il padre disabile, nominato però subito dopo assessore della giunta Lombardo. Due anni fa, il dirigente dell'Agenzia dei rifiuti e delle acque Felice Crosta andò in pensione mentre la regione viveva una delle tante crisi dei rifiuti: aveva diritto a 41.600 euro al mese.Ai posteri l'ardua sentenza. Sempre che la Regione possa in futuro pagare anche le loro, di pensioni. Già oggi il tasso di copertura dei contributi non arriva che al 28,7%.
La Sicilia ha 90 consiglieri regionali, la Lombardia con il doppio degli abitanti, ma dieci consiglieri in meno -: Hanno più o meno lo stipendio dei senatori - ovvero 19.685 euro lordi al mese. Hanno diritto, tra le altre cose, a cinquemila euro per le spese funerarie.
Lombardo ha dichiarato: "Dirò a Monti che sebbene la situazione sia difficile, i nostri conti tengono. Abbiamo un debito di 6 miliardi a fronte di un Pil di 80 miliardi, abbiamo un debito che pesa per il 7% sul Pil, quello dell'Italia pesa per il 120%. Il vero problema per noi è quello della liquidità, avere il contante per pagare i fornitori. Ci è dovuto un miliardo di euro, spero che arrivino. Abbiamo prospettato di lavorare perché in un arco di tempo ragionevole, direi 3 più 3 anni, si possa uscire da questa situazione di crisi". Lombardo non si è detto preoccupato per il fatto che Standard and Poor's abbia deciso di sospendere il giudizio sui conti della Regione: "
Spero che ognuno faccia adeguate riflessioni e capisca che chi non è in grado di pagare i propri debiti non può che sottostare alle condizioni di chi interviene per il suo salvataggio.

Commenti   

#2 ali 2012-08-10 20:42
voglio solo sottolineare quanto sia anacronistico che lo stato italiano mantenga al proprio interno regioni e province autonome, permettendo gravidi sparità.
#1 Max 2012-07-24 20:46
Cedere la sovranita' significa impoverire il paese.Quindi compiere un crimine nei confronti del popolo italiano.
Il Mes/Esm non e' stato promosso dai vari media e l'Idv ha le sue gravi colpe nel NON far conoscere questo trattato al popolo italiano.

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