Il Presidente del Consiglio Monti aveva esordito con la volontà di sopprimere le Province, un ente la cui inutilità è dimostrata dalla pervicacia con cui la vecchia politica fa le barricate per salvarle, poiché rappresentano poltrone e poltroncine, utili per saziare appetiti mai sopiti.

Abbiamo dimostrato la loro inutilità più volte contrastando anche i tentativi di sostenerne la necessità di sopravvivenza giustificandola con motivazioni ridicole:
-chi farà le strade provinciali? Obiezione assurda quando si pensi che in molti casi le province demandano tale attività a società regionali e comunque la Regione è in grado di assumere senza problemi tale compito
-chi si occuperà della manutenzione degli edifici delle scuole superiori? Altra obiezione priva di fondamento: i Comuni già lo fanno per le scuole elementari e medie e potrà essere loro attribuita l’incombenza.
-chi si occuperà dei trasporto pubblico provinciale? Ancora una volta si tratta di parole in libertà: quasi ovunque le Province hanno la proprietà di aziende speciali o società costituite allo scopo ed allora non fa differenza se la titolarità delle quote sociali passa alla Regione.
Quando poi non ci sono altri argomenti tirano fuori l’ultimo: in fondo gli amministratori provinciali costano meno di 200 milioni l’anno! E’ vero ma ci si dimentica che non sono quelli i veri costi da sopprimere (o meglio non solo quelli). Il costo da cancellare è quello delle strutture burocratiche di supporto agli organismi della provincia: consiglio, giunta e presidente. Secondo studi realizzati da docenti universitari si tratta di una somma oscillante tra 2 e 3 miliardi di euro all’anno.
Monti nel suo primo decreto ne aveva avviato l’abolizione, sia pure con una procedura che avrebbe richiesto parecchi anni per arrivare a compimento: ma già quest’anno non ci saranno le elezioni nelle province in scadenza, in attesa di una legge che ne trasferisca le competenze a comuni e regione.
Invece quatti quatti, lemme lemme, Pdl e Pd hanno preparato la polpetta avvelenata. Luogo del delitto la Commissione Affari Costituzionali della Camera: il Presidente Bruno (Pdl) ha presentato una sua proposta che prevede che siano le Regioni a decidere se mantenere le province, sopprimerle o crearne di nuove: unico limite devono avere almeno 400.000 abitanti. Il Consiglio sarebbe formato dai sindaci dei comuni che ne fanno parte e che eleggerebbe nel suo seno il Presidente.
Subito il Pdl ha depositato la sua proposta del tutto simile ma che aggiunge un parametro alternativo (3.500 chilometri quadrati) che aumenta il numero delle province che si salveranno.
Più laconica la proposta del Pd che si limita a rinviare ad una legge ordinaria, della quale non si indicano neppure i criteri.
Tutte le proposte indicano la parolina magica: “senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica”, che tradotto vuol dire che continueranno a costare quanto oggi.
Aggiungo che la Lega Nord è naturalmente favorevole al salvataggio delle Province.
Conclusione: vedrete che non ci sarà alcuna abolizione delle Province e la gran parte di esse si salveranno, alla faccia dei 3 miliardi di euro che potevano essere risparmiati!

Commenti   

#10 silvestra 2012-04-10 20:57
Ho letto con attenzione tutti i commenti. La mia solidarietà e rispetto alla signora Lidia Undiemi. Una voce nel deserto, ma questo non vuol dire che il deserto non sia popolato ed attento. Una voce politica obiettiva. Grazie per ciò che ha espresso e che è condiviso da molti. Non deve assolutamente sentirsi sola, c'è un codazzo enorme di persone dietro di Lei, speriamo solo che abbiano tutte il coraggio di uscire alla luce e di sostenerla.
Proprio noi popolo, magari con diverse mansioni, con diverse culture, ma tutti insieme dobbiamo far capire ai politici quale è il loro ruolo per il quale li paghiamo profumatamente. L'onestà, la cognizione di causa, la competenza espressa dalla signora, merita tutto l'appoggio e la solidarietà. Mi auguro che in tanti si sveglino, ma in fretta però.
Congratulazioni, un commento magnifico.
#9 Antonio Borghesi 2012-04-03 20:17
La linea politica di un partito non la linea di un singolo ma nasce dal confronto tra posizioni anche diverse che si ricompongono in una valutazione unitaria. Spesso capita che la posizione da me proposta non sia accolta dal partito e spesso capita a me di non essere in perfetta liena con certe posizioni espresse da altri. Non per questo mi dimetto. Continuo a lavorare perchè le mie idee siano accolte.
Per la cornaca io non avrei mai approvato la posizione espressa da Lidia Udiemi: siamo parte dell'Unione Europea, lavorerò sempre perchè essa diventi Europa politica e non soltanto economica, ma insieme si lavorara per uscire dalle crisi. Mai con posizioni individuali.
#8 turitoto 2012-04-03 11:48
Gentile On. Borghesi,

un commento su queste dimissioni sarebbe apprezzato.

Di Pietro e Orlando, confessate ai cittadini il vostro appoggio al “governo della finanza”. Mi dimetto dai miei incarichi in IDV.
BY LIDIA UNDIEMI – 2 APRILE 2012
POSTED IN: IN ITALIA DEI VALORI
Raccontate la verità, gli italiani hanno il diritto di sapere che Italia dei Valori sta appoggiando, soprattutto con il proprio silenzio, la proposta del governo Monti di trasferire 125 miliardi di euro (minimo) ad una organizzazione finanziaria intergovernativa, l’ESM, ambiguamente definita “fondo salva-stati”, che, fra immunità, esenzioni, condoni ed altri privilegi, si propone di concedere finanziamenti agli stati in difficoltà in cambio della possibilità di potere imporre “rigorose condizionalità” da far gravare sulle spalle del popolo.
Sapete benissimo che la ratifica del trattato ESM (non ancora in vigore) comporterà l’incremento delle politiche di austerity, ossia l’imposizione di ulteriori interventi “lacrime e sangue” che colpiranno soprattutto le fasce più deboli e che metteranno in crisi anche coloro che ancora oggi riescono ad arrivare a fine mese.
Un obiettivo politico che ovviamente travolgerà anche la vita dei vostri elettori, compresi quelli della sua amata Palermo, prof. Orlando.
L’IMU? L’art. 18? E’ solo l’inizio.
Per comprendere la pericolosità di tale scelta, basta semplicemente osservare ciò che è accaduto in Grecia. La Troika ha concesso i piani di salvataggio in cambio di una serie di richieste che per Atene si sono tradotti in cessione di sovranità. Si pensi alle condizioni imposte in materia di tagli alla spesa, ai dipendenti pubblici e alle pensioni. In tal senso, la politica nazionale diventa oggetto di contrattazione finanziaria.
Appoggiare questa idea di politica europea del governo Monti significa essere contro i lavoratori, gli imprenditori, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani.
Che senso ha “strapparsi i capelli” pubblicamente per dimostrare di essere contrari alla corruzione politica, al potere delle banche, alla riduzione dei diritti dei lavoratori e all’aumento delle tasse e, contemporaneamente, sostenere la creazione di una struttura sovranazionale che pretende di gestire le risorse dei cittadini godendo di immunità di giurisdizione ed altri benefici “di casta”. Tutto ciò agendo fuori dai canali democratici con lo scopo di lucrare sul debito pubblico imponendo ulteriori sacrifici agli italiani.
Chi si avvantaggerà dell’entrata in vigore dell’ESM? I poteri finanziari, in primis le banche.
Lo Stato in difficoltà potrà usufruire dei piani di finanziamento concessi dal “fondo salva-stati“ soltanto se, oltre a cedere pezzi di sovranità riguardanti scelte di politica interna, si impegnerà a pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito nel trattato, e intanto le banche hanno ottenuto un trilione di euro dalla BCE all’1%. Poiché l’organizzazione intergovernativa si riserva la possibilità di attingere al mercato finanziario per potere a sua volta erogare il prestito allo Stato, chi garantisce che non saranno le stesse banche (con un guadagno “politico” netto di almeno il 3%), o addirittura la criminalità organizzata a lucrare, mediante i finanziamenti dell’ESM, sul debito pubblico e ad incidere sulle decisioni politiche della nazione debitrice?
E’ questa la vostra visione di cambiamento, di uguaglianza e di democrazia?
Perché IDV non ha sollevato tali questioni nelle sedi istituzionali competenti, considerato che il trattato è disponibile almeno dal mese di marzo del 2011? Il parlamento europeo si è già espresso a favore dell’ESM con 494 voti, non credo sia necessario aggiungere altro. Quello nazionale, invece, deve ancora decidere, ed è per tale ragione che, fra mille sacrifici, ho lavorato tantissimo per realizzare una mozione parlamentare che toccasse l’argomento. La richiesta è partita proprio da lei, prof. Orlando, e l’ho accolta con grande entusiasmo, anche perché è stata frutto di una lunga conversazione sulla politica internazionale. Fidandomi del suo atteggiamento propositivo ho elaborato la bozza finale, che sostanzialmente richiama il contenuto del dossier che ho successivamente realizzato per informare la gente. Da questo momento in poi il nostro dialogo si è praticamente interrotto e, qualche giorno dopo, il partito si è espresso sul fondo “salva-stati” con le mozioni di fine gennaio dove è stato omesso il contenuto del trattato ESM ampiamente argomentato nella mia proposta.
Ho scritto anche a lei, on. Di Pietro, chiedendole di sostenere questa battaglia, ma non ho ricevuto nemmeno una risposta, e non è la prima volta.
Tantissime altre persone di IDV conoscono la vicenda, anche perché, per fortuna, cittadini, associazioni, movimenti e mezzi di informazione hanno appoggiato la battaglia, comprendendola e condividendola.
Ho ricevuto da questo partito due incarichi (responsabile nazionale di una sezione del dipartimento Lavoro e responsabile regionale del dipartimento Lavoro Sicilia) che ho portato avanti gratuitamente e con grandi sforzi per circa due anni, seguendo importanti vertenze sul territorio nazionale.
Ho lavorato tanto, ma l’impegno non è stato ricambiato, e non mi interessa esporre in questo momento altre questioni, valide ma meno importanti dell’ESM.
Non meritavo un simile trattamento, e non lo meritano nemmeno i cittadini.
Lei, prof. Orlando, mi ha delusa più di tutti, perché possiede lo spessore culturale e politico per poter affrontare battaglie grandi come questa. Nonostante ciò, non penso che lei abbia agito in malafede, ma questo non giustifica la sua indifferenza, che abbinata alle sue capacità si trasforma in una colpa imperdonabile.
Ogni tanto penso a Scilipoti, e mi chiedo quali straordinarie capacità possieda quest’uomo per aver meritato di diventare parlamentare con IDV.
Mi auguro che vi fermiate a riflettere, da soli, sul fatto che qui c’è in gioco la vita di intere generazioni, compresi i vostri familiari.
Talvolta vi osservo, e vedo degli uomini talmente affannati a vincere le elezioni da perdere di vista se stessi e il vero significato della politica.
Mi dimetto.

Lidia Undiemi
#7 sandros 2012-04-02 14:59
Purtroppo tutto in linea con la strategia gattopardiana in atto, che prevede lacrime e sangue per i comuni mortali e conservazione di tutti i privilegi per la "corte".
#6 Antonio Borghesi 2012-04-02 13:46
Le preciso che noi di Idv abbiamo chiesto uno studio al prof. Andrea Giuricin dell'Università di Milano, per consultare il quale la rimando al link sotto riportato

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_187_Giuricin.pdf
#5 f. g. urbon 2012-04-02 13:27
Nel post precedente ho scritto: "... rapporto di Rappresentatività più razionale ed economo di 1/70.000 elettori".
La frase può essere fraintesa. Intendo sollecitare un Rapporto di Rappresentatività migliore di 1/70.000, ossia un rapporto di 1/400.000, che produce un Consiglio di Stato di circa 140 membri, non certo bastevoli a distribuire privilegi a incompetentissimi, disonestissimi e ignorantissimi parlamentari di destra e sinistra, ma più che sufficienti ad amministrare bene l'Italia.
#4 Fagone 2012-04-02 13:09
Dopo le sue prime idee di programma, al Sig. Mario ho dato l'appellativo di MISTER TEORIA ( ed i fatti, purtroppo, mi danno ragione). Il dato uscito dall'Istat poco fa, che fotografa la disoccupazione nel nostro Paese al 9,3% con il 31% dei giovani senza lavoro, dimostra che con la Teoria NON si combina un fico secco!!! Chiunque riesce a capire che con la benzina a 2 euro ed il gasolio che segue a poca distanza, le merci aumentano e così l'inflazione; i comsuni diminuiscono, con relative diminuzioni di gettito di Iva ed imposte. La marcia indietro sulle province stà a dimostrare che potremmo finire addirittura peggio della Grecia. Per non parlare della "riforma del lavoro" che ammazzerà un cavallo, già purtroppo azzoppato. NON sono ottimista sul futuro di questo Paese: in fondo la PRATICA vale più della Grammatica(lg Teoria). Siamo finiti dalla padella alla brace.
#3 f. g. urbon 2012-04-02 12:50
Prima di passare all'esame delle cifre, dove come al solito ognuno dice le sue o critica quelle degli altri per interessi tutt'altro che disinteressati, occorre riflettere sulla opportunità di avere una struttura organizzativa con 3 livelli, cosa che, se fatta con criteri clientelari e non per stretta necessità, porta a conflitti di competenze, inefficienza, infiltrazioni mafiose. Questo sono le Province in Italia e anzitutto per questo devono essere abolite. Non c'è nulla di ciò che le Province fanno che non possa esser fatto com maggiore efficienza da Comuni, coordinamento regionale dei Comuni e da Prefetture regionali al posto delle costosissime, inqiunatissime e inefficientissime Regioni. Ma tutto questo è in fondo lo stesso problema della sprecona pomposità dello Stato centrale, dalla Presidenza puramente rappresentativa della Repubblica al Primo Ministro al Parlamento di 935 membri in luogo in un rapporto di Rappresentatività più razionale ed economo di 1/70.000 elettori. Dopodiché, anche se costassero 1000£, non vedo perché devo spenderle!
#2 laura 2012-04-02 12:29
http://www.innovatoripa.it/posts/2011/07/2044/abolizione-delle-province-destinazione-del-personale-centri-impiego
#1 manu 2012-04-02 00:13
Gentile On. Borghesi,
ho letto il suo post dove sostiene che avete dimostrato più volte l'inutilità delle province.
E' facile fare riferimento a studi e ricerche senza citare le fonti.
A quale studio o ricerca si riferisce quando scrive "Il costo da cancellare è quello delle strutture burocratiche di supporto agli organismi della provincia: consiglio, giunta e presidente. Secondo studi realizzati da docenti universitari si tratta di una somma oscillante tra 2 e 3 miliardi di euro all’anno"
Di quali studi sta parlando di quali docenti di quali università?
Come fa una somma stimata da una ricerca universitaria ad oscillare di 1 miliardo di euro?
Le sue dichiarazioni mi paiono a dir poco approssimative, tanto da mettere in dubbio la fondatezza degli argomenti da lei addotti.

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