E’ motivo di grande dibattito in questi giorni il compenso che Celentano riceverà per le sue apparizioni al prossimo Festival di Sanremo: 300 mila a serata con un massimo di 750 mila se dovesse partecipare a tutte e tre le serate.
Dico subito che non sono scandalizzato.
Quando per un bene c’è tanta domanda e poca offerta, cioè il bene è scarso, è inevitabile che il suo prezzo salga. E ciò non vale solo nelle economia di mercato, ma anche nelle economie pianificate, dove si forma subito il mercato nero di quel bene. Il conto è semplice da fare. Celentano attira molti spettatori davanti alla televisione. Molti di loro saranno potenzialmente esposti alla pubblicità che sarà trasmessa durante quell’evento. Molte imprese saranno disponibili a pagare molto di più quella pubblicità. La Rai incasserà molto di più di quanto non pagherà Celentano. Dove sta lo scandalo?

Personalmente non considero il denaro “lo sterco del diavolo” e non sono contrario al fatto che qualcuno ne guadagni tanto, se lo fa onestamente.

Lo stesso ragionamento vale per i calciatori. Finché ci saranno spettatori disposti a pagare un biglietto anche 250 euro per vedere una partita in diretta o emittenti televisive pronte a pagare somme rilevanti per poterle trasmettere a chi paga per guardarsele da casa, non ci può essere scandalo.

State pur certi che il giorno in cui nessuno guardasse più il Festival di Sanremo o le partite di calcio, cadrebbero in fretta anche i compensi degli artisti o dei calciatori.

Lo scandalo nascerebbe se, per pagare queste somme, i soldi ce li dovesse mettere lo Stato (o gli enti locali): allora il compenso diventerebbe immorale perché sarebbero i contribuenti a pagarlo. Ad esempio è immorale che le Fondazioni liriche italiane paghino gli artisti dell’opera come li pagano, posto che larga parte dei loro introiti è data da contributi statali.
Penso sia molto più scandaloso lo stipendio che percepiscono i direttori dei giornali che ricevono contributi da parte dello Stato, a partire da Giuliano Ferrara (Il foglio), a Vittorio Feltri, a Maurizio Belpietro, ma anche a Ferruccio De Bortoli (Il Sole 24 Ore), ad Ezio Mauro (La Repubblica) e così via.
Mi scandalizza di più Beppe Grillo che fa pagare 50 euro al biglietto per sentirlo fare politica.
Segnalo il commento di per sé ridicolo di uno dei questori della Camera, l’on. Antonio Mazzocchi, che dice “Trovo inopportuno, per non dire assurdo, che un artista possa guadagnare in 20 minuti ciò che quegli stessi pensionati prendono in 10 anni di pensione.” Peccato che l’indignato on. Mazzocchi sia uno di quelli che ha difeso a spada tratta il sistema dei vitalizi dei parlamentari, quello che permetteva di percepire 3.000 euro al mese dopo solo 5 anni di attività.

Commenti   

#3 serolo 2012-01-31 08:15
Senz'altro d'accordo che è il mercato a fare il prezzo. Le retribuzioni degli artisti lirici e dei direttori dei giornali, anche se favorite da contributi pubblici,consentono manifestazioni di vera arte e di varietà di pensiero, non già sproloqui talvolta incomprensibili. Comunque perchè anche i miei 120 euro contribuiscono, mio malgrado a pagare Celentano. Ma il problema non è questo! Perchè non parliamo delle scandalose retribuzioni degli amministratori delle varie società di diritto privato, ma di fatto di proprietà degli enti locali che gestiscono i servizi pubblici?
#2 madigi48 2012-01-30 21:48
E' vero Antonio che la ricchezza non deve dispiacere a nessuno se onesta, il problema non è Celentano, legittime le sue richieste se glieli danno, il problema e che il paese con i monologhi dell'artista fatalmente ancora una volta si dividerà sui contenuti. Ne abbiamo bisogno in questo momento?
#1 soralb 2012-01-30 19:06
Siamo sicuri che la RAI possa sperperare denaro senza danneggiare lo Stato? chi ripiana i suoi bilanci? Il fatto di dover pagare il canone obbligatoriamente anche a chi la RAI non la guarda non è un (indiretto, forse) aiuto di Stato? Il canone si deve pagare anche senza avere la televisione, basta avere un monitor da computer. I soldi che prende Celentano sono anche miei, anche se non lo guardo (oggi ho speso 121 euro di tassa, per l'appunto)

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