Ho emesso oggi il seguente comunicato stampa, ripreso dall’agenzia Ansa
DL COMUNITARIA: IDV, FERMARE TENTATIVO DI CENSURA DELLA RETE
(ANSA) - ROMA, 23 GEN - 'La norma della Comunitaria che rende possibile a qualsiasi utente chiedere la cancellazione dalla rete di contenuti ritenuti illeciti, senza alcun intervento della magistratura, ma semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un'eventuale azione di responsabilità, rischia di dar luogo ad una vera e propria censura su Internet'. E' quanto afferma in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente dell'Italia dei Valori alla Camera.
'E' per questo motivo che abbiamo presentato un emendamento soppressivo. Questa norma - aggiunge Borghesi - andrebbe subdolamente a porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti, trasformandoli in sceriffi della rete, ruolo che e' bene non abbiano'.
'Questa - conclude Borghesi - e' una vera minaccia per il web e per la libertà d'informazione. Ci auguriamo davvero di poterla fermare subito'. (ANSA).
Con l’emendamento che abbiamo presentato vogliamo sopprimere il famigerato “emendamento Fava” che sta mettendo in agitazione tutto il modo del web e della rete.
La nuova minaccia per il Web arriva dipende infatti dall’approvazione in Commissione Politiche Comunitarie di una proposta emendativa al Decreto Legislativo 70/2003 per introdurre una nuova forma di responsabilità a carico dei cosiddetti hosting provider .
Il testo della norma mira, infatti, a obbligare a rimuovere determinati contenuti online sulla base delle richieste inviate dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione. Si legge, infatti nel testo, “ o di qualunque soggetto interessato ”.
Non solo. Gli stessi hosting provider avrebbero l’obbligo di monitoraggio preventivo di attività o contenuti potenzialmente illeciti, a seconda delle segnalazioni, e si ritroverebbero a dover rimuovere i contenuti illeciti non soltanto su segnalazione delle autorità competenti, ma anche di qualsiasi detentore dei diritti , ovvero un qualsiasi soggetto privato portatore di interessi.
Come se non bastasse, secondo il testo dell’articolo18, i fornitori di servizi online che mettono a disposizione strumenti di promozione di attività ritenute, in seguito, illecite, rispondono di una sorta di “concorso di colpa” . In parole povere, dal Parlamento italiano arriva l’ennesima proposta di assassinio doloso del Web, della libertà di espressione in Rete e del mercato digitale in nome del Copyright .
Esperti di diritto di Internet, spiegano sul punto: « Si sta, per un verso, ipotizzando di privatizzare la giustizia consentendo a chiunque di ottenere la rimozione di un contenuto dallo spazio pubblico telematico senza neppure passare da un giudice , semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un’eventuale azione di responsabilità. Per altro verso, si sta subdolamente cercando di porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti trasformandoli in sceriffi della Rete , ruolo che non gli compete e che, come ormai universalmente accettato in ambito europeo, è bene non abbiano ».
Secondo l'Italia dei Valori, il problema che l'articolo 18 vorrebbe risolvere, finirebbe per essere acuito significativamente.
L'Italia dei Valori non è, infatti ,per la giungla telematica. Il problema dei diritti d'autore e della loro divulgazione va affrontato con attenzione, preferibilmente in una sede differente dalla legge comunitaria.
Occorre trovare una soluzione che possa garantire che la tutela del diritto d’autore abbia strumenti efficaci contro le violazioni, tuttavia è impensabile che ciò accada intralciando, quando non violando i processi giuridici, ovvero democratici previsti nel nostro ordinamento.

Del resto non si può sottrarre al giudice il monopolio della giustizia, trasferendolo nelle mani dei diretti interessati: sia perché la rimozione di un contenuto senza passare da un giudice comporterebbe l’inquinamento della prova, ma anche perché in questo modo si fa a pezzi il principio garantista per cui vale il principio di non colpevolezza fino a condanna da parte di un’autorità.

Commenti   

#1 Rana 2012-01-23 17:44
Onorevole sono pienamente d'accordo con lei anche per non metterci nella situazione che non si investe sull'iternet italiano per questo ennessimo motivo.
Dovete andare oltre abrogando anche il tentativo del governo berlusconi di inbrigliare l'informazione ponendo a carico di coloro che fanno informazione on line l'obbligo di depositare presso una biblioteca mi sembra quella di Pisa il materiale pubblicato.

Internet deve essere libero e soggetto alla normativa eistente per le fattispecie non internet altrimenti tutte ste leggine vengono interpretate come lacci e lacciuoli e disincentivo all'investimento nel settore.

Onorevole visto che mi trovo, 1000 notai in più 500 l'anno sono pochini almeno ad arrivare a 2.000 visto che proprio loro pesano parecchio su chi deve comprare casa o sui costi delle aziende. Li va menato parecchio onorevole!

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