Ieri mi apprestavo a seguire la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Monti, ma quando ha iniziato a parlare per introdurla il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Iacopino, ho spento il televisore e mi è venuto il voltastomaco.
Molti giornalisti hanno avuto grande notorietà ( e molti anche grandi quantità di denaro) attaccando la “casta dei politici” ed hanno fatto bene a farlo. Naturalmente l’Italia è un Paese di caste e ce ne sono molte che, indisturbate, ingessano la nostra economia da anni, anzi da decenni.
Per questo noi di Italia dei Valori abbiamo salutato con favore le prime dichiarazioni di Monti, quando ha affermato che uno dei suoi obiettivi sarebbe stato quello della lotta alle caste ed alle corporazioni.
Naturalmente le caste da abbattere sono sempre quelle degli altri.
Per questo mi sono fortemente irritato quando ieri il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Iacopino, ha approfittato dell’occasione e in barba ad ogni codice di comportamento etico e morale, in pieno conflitto di interessi, ha strumentalizzato la sua posizione, che in quel momento era istituzionale, per una aggressione a Monti, per altro patetica, in difesa della “casta” dei giornalisti e dell’Inpgi, che è l’istituto che eroga le loro pensioni.
Come si ricorderà qualche settimana fa il Ministro Fornero intervenendo al convegno indetto dai giornalisti per celebrare i “100 anni del loro contratto”, aveva dichiarato che “nessun ordine o ente previdenziale può chiamarsi fuori dalla riforma, in virtù del fatto che gli enti previdenziali degli ordini ( e quello dei giornalisti in primis) non hanno lo sostenibilità per poter adempiere ai propri fini istituzionali”. Ed aveva poi aggiunto che , secondo il suo parere, “grazie alla vicinanza politica l’Istituto di previdenza dei giornalisti aveva goduto di numerosi privilegi”.
Iacopino abusa in modo del tutto improprio dell’occasione di grande visibilità della conferenza stampa e, attaccando indirettamente la Fornero, dichiara, papale papale, che l’istituo di Previdenza dei Giornalisti non utilizza denaro pubblico.
Mi è venuto il voltastomaco poiché così facendo, senza che nessuno lo facesse notare, ha dichiarato il falso. Ha finto infatti di dimenticare che esiste una legge del 1981 (la legge 416 ha riconosciuto uno status speciale al settore dell’editoria in caso di crisi aziendale) che prevede il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti, che prevede come requisito un’anzianità contributiva solo recentemente fissata in 35 anni (dai 30 anni del precedente contratto) ed una età anagrafica fissata da una scala che parte dai 59 anni per il 2009 fino ai 62 dal 2012 in poi ( nel precedente contratto era inizialmente pari a 57 anni, e all’inizio degli anni Novanta addirittura a 55 anni).
Già questo fatto lascia intendere una situazione di privilegio rispetto ai lavoratori normali e mi chiedo anche se possa essere lecito che la “specialità” dell’editoria possa durare per lo Stato da 30 anni, mentre un qualche cosa di speciale dovrebbe essere molto transitorio.
Ma soprattutto Iacopino finge di dimenticare che con il Decreto Legge 185/2008, convertito nella legge 28/1/2009 n. 2, e modificato con il Milleproroghe di quell’anno, è stato creato un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con dotazione annua di 20 milioni di euro, e l’estensione delle provvidenze anche ai periodici.
Vi riporto alcune dichiarazioni rese da rappresentanti del mondo del giornalismo dopo l’approvazione della norma.
Dal sito dell’Associazione Stampa Subalpina il 13 luglio 2009:
“Chi paga i prepensionamenti. La rivoluzione positiva per i conti dell’Inpgi, con effetti indiretti ma non meno importanti sulla categoria, arriva dall’istituzione di un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con dotazione annua di 20 milioni di euro. Questo significa che a pagare l'assegno fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione "normale" (e pure dopo una piccola quota connessa allo scivolo) non sarà più l'Inpgi ma, appunto, lo Stato.”
E ancora:
“Secondo i calcoli dell’Inpgi, i 20 milioni di euro sarebbero in grado di coprire i costi del prepensionamento di circa 330 giornalisti in un anno. Questo vale però, ovviamente, solo per il primo anno poiché la durata degli effetti di ogni singolo prepensionamento dipendono dall’età anagrafica e contributiva del singolo “prepensionando”. Dal secondo anno, il numero dei prepensionamenti coperti dal Fondo dipende da quanti tra chi è andato in prepensionamento il primo anno raggiungono i 65 anni di età o i 30 di contribuzione previdenziale e, per così dire, "liberano il posto".”
L’11 febbraio 2009 la Federazione Nazionale della Stampa emana il seguente comunicato:
“Il maxi-emendamento al decreto ‘milleproroghe’ approvato dal Senato che estende ai periodici ‘intervento dello Stato per i prepensionamenti di giornalisti legati a stati di crisi e riorganizzazioni rappresenta il secondo grande risultato, in termini di equità sociale, che il sindacato dei giornalisti, con la dirigenza dell’Inpgi e nel confronto con la Fieg, ha ottenuto in tempi ravvicinati.”
Ed infine il 2 aprile 2009 il Presidente della Associazione Stampa Romana così dichiara:
“E' positivo che sia lo Stato a pagare gli eventuali prepensionamenti, e non più l'Inpgi, per il bene delle casse del nostro istituto di previdenza. E' stato istituito un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con dotazione annua di 20 milioni di euro (10 milioni per i quotidiani e 10 milioni per i periodici).” Ed ancora: [Chi ne usufruisce?] “I giornalisti che compiono 58 anni con almeno 18 di contributi nel biennio dello stato di crisi. Se viene richiesto oggi, il prepensionamento può riguardare quindi anche un collega che ha solo 56 anni, ma che ne compirà 58 (con i 18 anni di contributi) in due anni.”
E poiché lo Stato sono in realtà tutti i contribuenti, come si vede il Presidente dell’Ordine Iacopino ha sonoramente dichiarato il falso.
Sarebbe ora che il Presidente Monti togliesse anche questo privilegio di casta.

Commenti   

#1 Rana 2011-12-30 13:01
Onorevole ha ragione delle varie caste cricche e interessi di parte non se ne può più, mentre le piccole imprese fanno fatica a mandare avanti l'intero paese. Quindi quando sarà il momento spero che IDV appoggerà provvedimenti governativi che vadano in questo senso.

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