eurosA cinque anni dall’introduzione dell’euro ritengo che sia possibile trarre un bilancio, che non può che prendere le mosse dalle aspettative ragionevolmente erano alla base della sua introduzione. Dividerei queste aspettative in due categorie: quelle politiche e quelle economiche. Sotto il primo punto di vista non vi è alcun dubbio sulla portata storica dell’introduzione di una moneta unica. La moneta è di per sé uno degli elementi fondamentali di identificazione e di unificazione dei popoli. In tal senso ritengo che l’introduzione dell’euro ed il fatto che diventerà progressivamente la moneta di venticinque Paesi e di oltre 450 milioni di persone rappresenti un paradigma difficilmente riscontrabile nei tempi moderni. E’ in definitiva un passo decisivo per la transizione dall’integrazione economica a quella politica dell’Europa. Sotto il secondo profilo invece il giudizio attiene all’esperienza pratica che individui, consumatori e imprese hanno potuto realizzare in questi cinque anni. Esaminiamo rapidamente, uno per uno, i vantaggi attesi dall’entrata in vigore dell’euro ed il risultato ottenuto. Un primo vantaggio era quello che l’euro sarebbe stato in grado di contenere, se non di eliminare, i danni agli scambi tra gli stati membri causate da perturbazioni monetarie.

 

Al riguardo non può non essere ricordato che l'instabilità dei cambi tra monete europee, sia per movimenti erratici al rialzo o che al ribasso, frenano la crescita e riducono i posti di lavoro. ( ad esempio si calcola che la grave crisi del 1995 era costata all'Unione Europea una minore crescita pari a due punti percentuali e non meno di 1,5 milioni di posti di lavoro). Possiamo sicuramente dire che l’introduzione dell’euro è stato uno strumento potente di stabilità. Meno vero si è invece rivelata l’aspettativa do una riduzione degli oneri finanziari delle operazioni commerciali. In tal senso la mancata approvazione ed attuazione della Direttiva sui servizi, che continua a impedire una vera apertura del mercato finanziario europeo, è sicuramente una concausa di tale risultato. I tassi d’interesse sono sicuramente inferiori a quelli medi ante-euro anche se più recentemente hanno subito alcune variazioni in aumento anche a causa dell’andamento dell’economia americana e quindi del dollaro. Per quanto riguarda gli individui la previsione di alcuni vantaggi di ordine pratico può dirsi realizzata: ad esempio, il confronto dei prezzi dello stesso prodotto nei diversi stati membri, così una maggiore facilità di individuare occasioni allettanti in altri paesi nonché acquistarvi prodotti, ad esempio mediante ordini postali o via Internet. Altrettanto può dirsi per quanto riguarda i viaggi compiuti nell'Unione Europea e la conseguente eliminazione del cambio di denaro e pagare le relative commissioni. Le imprese hanno sicuramente visto ridurre i costi delle transazioni ad esempio evitando il blocco delle merci che non restano più ferme alle frontiere per ore, o giorni, con lungaggini burocratiche: i tempi di consegna sono quindi più brevi, il che consente ai produttori di risparmiare sui costi e ridurre i prezzi ai consumatori. Non si può dire invece l’euro abbia portato rilevanti benefici per risparmiatori e investitori. La sperata riduzione dei costi dei finanziamenti ed una scelta più ampia di prodotti d’investimento per i consumatori (quali ad esempio piani di risparmio e fondi pensione) acquistabili ovunque in Europa non si sono verificate. Complice in ciò la mancata attuazione del mercato unico dei servizi finanziari. Più in generale dall’introduzione dell’euro ci si attendeva che il contributo migliore che la politica monetaria può offrire alla crescita economica sarebbe stato il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò è stato vero per molti Paesi europei, meno per l’Italia. Nel nostro Paese, in assenza di adeguate attività di controllo pubblico si sono manifestati, specie in alcuni comparti del terziario, aumenti ingiustificati dei prezzi, che in taluni casi hanno portato all’equivalenza tra un euro e mille lire. Pur in presenza di questa ombra, non irrilevante, nel complesso il giudizio non può che essere positivo. Al di fuori dell’Euro l’Italia sarebbe uscita dal gruppo dei Paesi a più elevata industrializzazione per divenire preda di una involuzione dall’esito incerto ma potenzialmente distruttivo.

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