dipietroAll’ultimo Esecutivo Nazionale l’on. Giuseppe Ossorio ha presentato la sua proposta di “Bozza per una Nuova Carta dei Valori” che dovrebbe sostituire quella attualmente in essere. Nella premessa si legge che essa dovrà delineare una posizione chiara e precisa, capace però di aprirsi al confronto e alle alleanze. Si aggiunge ancora che “è urgente che il nostro partito individui i valori comuni alle tradizioni politiche che rappresenta”.
Nel ringraziare l’on. Ossario per il pregevole lavoro svolto e per l’approfondimento culturale che ad esso egli ha voluto dare, con dotti richiami a svariate espressioni di scienza della politica nonché alle linee-guida della famiglia europea alla quale IDV aderisce, e cioè ai Liberali Democratici Riformatori Europei, sento il dovere di rilevare alcune incongruenze ed alcune insufficienze che, a mio avviso, devono essere affrontate per giungere ad una “Nuova Carta dei Valori” che esprima la reale identità del partito, in cui tutti i suoi militanti si possano ritrovare.


La prima e maggior incongruenza, che in verità riassume tutte le altre, è che una “Carta dei Valori” deve parlare non solo agli intellettuali, ma a tutti, ed in particolare agli elettori e cittadini meno “esperti o meno iniziati alla politica”. In altri termini alla gente comune.
Ciò impone il superamento della “Carta” come “discussione accademica” per assumere il ruolo di linee-guida operative, che corrispondono ad altrettante “mozioni” o “motti”, intesi come slogan che caratterizzeranno l’azione del partito nel futuro. Nella proposta dell’on. Ossorio non vi è traccia alcuna di tali mozioni. Ciò non significa naturalmente che una “Carta dei Valori” si limiti all’indicazione di un certo numero di azioni che il partito dovrà perseguire, poiché esse non possono che promanare direttamente dalla premessa politica, la quale a sua volta non può che prendere in considerazione le opzioni tra differenti e possibili scenari politici futuri.
E dunque la premessa, fondata sulla scienza della politica, non può mancare, ma è mia opinione che la discussione tra le diverse opzioni debba poi tradursi nell’indicazione di azioni (chiare e comprensibili a tutti) che effettivamente daranno identità al partito verso l’esterno.
Fermandosi alla premessa, come ha con pregevolezza fatto l’on. Ossorio, si rischia di non produrre alcun effetto-identità, che differenzi in modo chiaro un partito da un altro.
La migliore dimostrazione di quanto affermato sta proprio nella lettura del documento Ossorio.
Esso identifica in buona sostanza il partito nella seguente espressione: “ITALIA DEI VALORI intende coniugare le ragioni del mercato con la giustizia sociale secondo un modello neokeynesiano, coerente con il liberalismo etico di Croce, il solidarismo cattolico di don Sturzo e il socialismo riformista di stampo europeo”.
Di fronte a tale definizione la mia domanda è la seguente: “Esiste nel panorama politico italiano un partito che non si proponga, nelle premesse della sua azione politica, di ottenere la sintesi sopra-esposta?” La risposta è che, a parte qualche partito della sinistra radicale e della destra radicale, tutti i partiti politici europei, e non solo italiani, fondano la loro essenza sull’idea di una sintesi tra le grandi correnti di pensiero del Novecento: quella liberale del buongoverno, quella cristiana della solidarietà e quella socialista del lavoro.
In effetti, di fronte al fallimento, in alcun modo superabile, dei modelli di socialismo reale ed all’insufficienza del modello liberista (crisi del ’29, buona risposta del modello keynesiano del “deficit spending”, ecc.) sia i propugnatori dell’uno come dell’altro hanno cercato di percorrere strade nuove, generalmente note sotto il nome di “terza via”. Ciò ha determinato il convergere verso il medesimo obiettivo da una lato dell’esperienza della socialdemocratica che cercava di rifondarsi (cfr. Anthony Giddens). Più che una filosofia o teoria ben definita essa altro non era che un insieme di azioni concrete, rinvenibili nelle politiche attuate da leader dichiarati di centro sinistra, come ad esempio Clinton negli USA, Blair in Gran Bretagna, Schroeder in Germania. Si trattava in realtà di dare una risposta a problematiche come quelle della globalizzazione finanziaria e dei mercati, della rivoluzione tecnologica e dell’informazione, dalle quali discendevano fenomeni come il flusso transnazionale dei mercati, l’economia dei beni immateriali, la de-localizzazione, la de-industrializzazione, la crescita dell’economia dei servizi. A tali situazioni le tradizionali ricette keynesiane e socialdemocratiche non riuscivano a dare risposte adeguate. Anche perché nel modello di società che così andava formandosi (variamente definita come “società post-industriale e della conoscenza” da Inglehart, o “società post-moderna” da Lyotard, o “società del rischio” da Beck , o ancora “società della modernità riflessiva” da Giddens) le istanza di autorealizzazione dei singoli e quindi il valore dell’individuo prevalgono sulle istanze collettive. In tale quadro si capisce perché anche nella cultura socialista si innesta il concetto di “responsabilità individuale”(cfr Etica protestante e spirito del capitalismo di Max Weber), individuando nel dovere e nel comportamento morale del singolo l’antidoto ai comportamenti devianti. In ciò si delinea la convergenza con la liberaldemocrazia che si fonda sull’idea che i comportamenti collettivi abbiano la loro radice in quelli singoli. In altri termini un sistema socio-politico ben funzionante non può che basarsi su una diffusa moralità che conformi l’aspetto legalitario e quello partecipativo dello stare insieme. Come è stato scritto (cfr Genovese) “nessuna delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista) ha vinto, essendosi imposta una formazione sociale sincretista, la liberaldemocrazia, su cui si innesta il socialismo, inteso come una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Il socialismo spinge la liberaldemocrazia ad affrontare la questione sociale, per incrementare le opportunità accessibili agli individui. Mentre il socialismo trae alimento dalle lotte sociali specifiche, la liberaldemocrazia effettua l’universalizzazione giuridico-politica dei contenuti espressi da quelle lotte.
La lunga e complessa premessa che ho ritenuto di fare ha lo scopo solo di portare l’attenzione sul fatto che molti partiti politici italiani fondano la ragione della loro presenza sulla sintesi tra le grandi correnti di pensiero del Novecento e dunque non può essere questa la base per l’identità, l’identificabilità e la differenziazione di Italia dei Valori rispetto ad essi. Ancorché anche Italia dei Valori si proponga di raggiungere quell’obiettivo tale identità, identificabilità e differenziazione si dovrà ricercare nelle “parole d’ordine” che Italia dei Valori sente di poter collocare alla base della propria azione. Tali parole d’ordine non possono, a loro volta, che trarre origine dalla storia del movimento, poi diventato partito, e che non potrà prescindere dal suo fondatore, Antonio Di Pietro, né da ciò che egli rappresenta ed ha rappresentato per il nostro Paese.
Per questo suggerisco che queste “parole d’ordine”, che come già segnalato devono essere chiare, forti e comprensibili da chiunque, siano:

1. Moralizzazione della vita pubblica
2. Non candidabilità dei condannati
3. Rispetto delle regole: no a condoni amnistie indulti
4. No al conflitto d’interesse ad ogni livello
5. Riduzione dei costi della politica
6. Lotta alla corruzione
7. Si ai principi di meritocrazia
8. Pari opportunità
9. Lotta agli sprechi
10. Sussidiarietà e federalismo
11. Immigrazione programmata
12. Certezza delle pene
13. Lotta all’evasione
14. Tutela dei consumatori e dei risparmiatori
15. Marchio etico e statuto dell’infanzia e dell’adolescenza
16. Flessibilità, ma non precarietà, del lavoro
17. No al finanziamento della politica
18. Codice etico dei partiti
19. Semplificazione amministrativa
20. Vantaggi fiscali alla ricerca e innovazione
21. No all’oligopolio dell’informazione
22. Separazione tra pubblicità e informazione
23. Indipendenza dei magistrati
24. Obbligatorietà dell’azione penale
25. Lotta a tutte le mafie
26. Sicurezza per i cittadini
27. Potenziamento delle forze dell’ordine
28. No alla guerra per la risoluzione dei conflitti
29. Difensore civico degli Italiani all’estero

Tale elencazione ovviamente non vuole essere esaustiva e le parole d’ordine potranno essere modificate o tolte, mentre altre diverse potranno essere aggiunte.

Commenti   

#1 Luca Taioli 2007-12-21 20:36
Carta dei valori ; l’elenco potrebbe essere anche esaustivo, la la sua interpretazione rimane soggettiva
1. Moralizzazione della vita pubblica;
Per risanare i costumi bisogna rispettare le regole e se non si rispettano ci vuole la certezza della pena, il sistema sa come funziona in Italia e ci sguazza. Per risanare …tutti a casa e far entrare una società civile impegnata e corretta, esiste ?
2. Non candidabilità dei condannati
Bene così dimezziamo il Parlamento e contestualmente riduciamo i costi della politica, il problema sta nel fatto che bisogna cambiare le norme e spesso … cane non mangia cane
3. Rispetto delle regole: no a condoni amnistie indulti
Le leggi già ci sono basterebbe applicarle
4. No al conflitto d’interesse ad ogni livello
Impossibile poiché se vogliamo un ricambio nelle cariche ogni 2 mandati chi entra o chi esce prima o dopo qualcosa di diverso dall’amministrare la cosa pubblica ha fatto o farà.
5. Riduzione dei costi della politica
Togliere tutti i rimborsi Elettorali e non, benefit, sostentamenti a giornali e giornalini, auto blu, voli aerei e autostrade treni se non per documentati motivi istituzionali, periti e consulenti ecc.
6. Lotta alla corruzione:
PENA CERTA … applichiamo le leggi, è inutile continuare a legiferare per poi non applicare
7. Si ai principi di meritocrazia
Giustissimo, ma purtroppo vedasi punto 1)
8. Pari opportunità
Idem come sopra
9. Lotta agli sprechi
No a sub appalti, no a penali ridicole per ritardata consegna, no a studi di fattibilità quando l’opera si sa che non è da fare, non a somme versate ai parlamentari per il reinserimento nella vita civile
10. Sussidiarietà e federalismo
11. Immigrazione programmata
Si con contratti a termine e specifici, no a quote annuali predeterminate e poi nessuna successiva verifica sulla veridicità del lavoro svolto
12. Certezza delle pene
13. Lotta all’evasione
Si ma lo stato è obbligato a ridurre di moltisssssimo la pressione fiscale e consentire a tutti detrazioni, se tutti detraimo, chiediamo la fattura o documento equipollente, di conseguenza il reddito imponibile aumenta a tutti e maggiormente agli evasori
14. Tutela dei consumatori e dei risparmiatori
15. Marchio etico e statuto dell’infanzia e dell’adolescenza
16. Flessibilità, ma non precarietà, del lavoro
Consentire a chi vuole lavorare di farlo in diverse realtà , col solo obbligo di dichiararlo applicando una ritenuta alla fonte
17. No al finanziamento della politica

Questo è il mio personalissimo contributo, purtroppo c'è troppa demagogia e poca volontà politica

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