L’accoppiata Pecorini (Tirrenia)- Caronia (Uil-Trasporti): avanti tutta fino al naufragio finale
La Uil-Trasporti ha confermato lo sciopero di Tirrenia per il 30 e 31 agosto: sarà drammatico per i circa 20.000 italiani che hanno una prenotazione per quei giorni per rientrare dalla vacanze!
Il fallimento della Tirrenia pone un luce una vera e propria calamità, del tutto similare a quella di Alitalia: circa 700 milioni di euro di debiti. Al 31 luglio scorso i lavoratori erano 1.646 (267 amministrativi, 1.379 naviganti di cui 1.123 con contratto a tempo indeterminato).
Nella vicenda vi è stato certamente il concorso di tanti fattori e la collusiva negligenza dei governi (anche di quelli di centro sinistra). E’ evidente però che Berlusconi e Bossi che hanno governato 8 anni negli ultimi 10 portano oggi le maggiori responsabilità, anche in relazione al fallito bando per la privatizzazione della Compagnia. Ma se dobbiamo cercare di chiarire le responsabilità non possiamo non osservare che il connnubio “boiardi di Stato” e “sindacato” è stata la variabile più rilevante di questo naufragio. Il connubbio assume in questo caso due volti precisi: quello di Franco Pecorini in veste di “boiardo” e quello di Giuseppe Caronia, in veste di sindacato (è Segretetario Generale di Uil-Trasporti).
Chi è Giuseppe Pecorini? E’ sicuramente il campione dei “boiardi di Stato”. Ha guidato Tirrenia dal 1984 fino al fallimento (dunque per 26 anni). E’ rimasto al “timone” della società passando attraverso 18 diversi governi, (socialisti, democristiani, di centro sinistra, di centro destra, tecnici) restando indenne dal crollo del Psi, della Dc, di Mani Pulite, da crisi economiche, da rivolgimenti di Alitalia(8 cambi al vertice prima del fallimento) e delle Ferrovie(6 cambi al vertice). E tutto ciò senza mai chiudere un bilancio in attivo (se non grazie a miliardi di euro di aiuti pubblici). Ad esempio nel 2007 a fronte di un fatturato di 372 milioni, Tirrenia ha ricevuto contributi pubblici per circa 200 milioni. Nel 2003 è stato nominato da Papa Wotyla “ Gentiluomo di Sua Santità” (proprio come Balducci, quello della cricca): per questo stava seduto a fianco di Bush ai funerali del Papa. Ovviamente è Cavaliere del Lavoro dal 2001. Dal 2004 è pure Vice Presidente di Confcommercio, che nel sito così scrive di lui: “avvia il risanamento dell’impresa attraverso l’ammodernamento della flotta, il rinnovamento delle politiche commerciali e la riduzione drastica dei costi di gestione”. Secondo i più la sua gestione oltre a lasciare debiti per 700 milioni sarebbe costata ai contribuenti italiani almeno 3 miliardi di euro(sicuramente un miliardo e mezzo di euro solo nel periodo 2000-2007). Nonostante le enormi perdite accumulate tutti gli anni, in occasione di Santa Barbara, patrona dei marinai, tutti ricordano le superbe feste da lui organizzate senza badare a spese con la presenza di ammiragli, politici, prelati spendendo centinaia di migliaia di euro in addobbi, buffet, personale. Più volte utilizzando una delle navi più moderne della flotta, sostituendola sulla linea commerciale con una meno moderna suscitando le ire dei passeggeri. Nel 2007 mentre il governo Prodi riduceva il numero dei consiglieri di ammnistrazione delle società pubbliche, Pecorini decise infatti che un solo amministratore delegato per le quattro controllate regionali era insufficiente: così ha quadruplicato la carica, in modo che Caremar, Toremar, Siremar e Saremar avessero un responsabile diretto con relativa corte di consiglieri. Per non parlare degli sprechi (circa 500 mila euro l'anno) che la compagnia brucia per tenere in piedi Federlinea (associazione italiana dell'armamento di linea), classico ente inutile all'italiana, nato nel 1945 come organismo sindacale delle società Finmare (vi facevano parte la Tirrenia, l'Italia di Genova, l'Adriatica di Venezia e il Lloyd Triestino di Trieste) e che ora rappresenterebbe solo Tirrenia. Tra gli sperperi folli di Pecorini si ricordano anche gli investimenti per le quattro motonavi da 250 milioni di euro quasi del tutto inutilizzate perché anti-economiche, e i milioni usati per rinnovare le navi modello Strade romane. La trasformazione è costata circa 60 milioni di euro: soldi finiti non nelle casse dell’italianissima Fincantieri, ma in quelle di imprese cantieristiche croate. Mentre molte imprese, per ridurre i costi, hanno esternalizzato i servizi, lui nel 2001 ha fatto esattamente il contrario, internalizzando la ristorazione. Altro capitolo di sperperi le parcelle pagate agli studi legali. Tra essi anche lo studio Tremonti-Vitali-Romagnoli-Piccardi e associati, con un cachet di 90 mila euro l'anno per consulenze di carattere fiscale e tributario (anche se Tremonti lasciò formalmente lo studio mentre era ministro del Tesoro).
Chi è Giuseppe Caronia? E’ dal 2006 Segretario Generale della Uil Trasporti. Ma è anche un dipendente proprio della Tirrenia in distacco sindacale. Già questo fatto rivela come egli si trovi in evidente conflitto d’interessi nella vicenda. Di lui si dice che sia possessore di macchine sportive e di imbarcazioni di valore (se è vero, sarebbe interessante sapere con quali risorse effettui tali acquisti di lusso). Si dice anche che giri con una pistola (con regolare porto d’armi) che giustifica con diverse rapine di cui sarebbe stato oggetto. Si dice anche che mentre il governo preparava la gara per la privatizzazione di Tirrenia avrebbe incontrato il Presidente della Sicilia, Lombardo, ipotizzando l’acquisizione da parte della Regione Siciliana di Tirrenia e della successiva nomina di Pecorini come amministratore delegato, con la sua benedizione. D’altro uno dei principali concorrenti di Tirrenia, Vincenzo Onorato (Moby Lines) parla apertamente di un “duumvirato” decennale da parte di Pecorini e Caronia nella gestione di Tirrennia. L’ipotesi appare del tutto plausibile. Pecorini, stranamente, durante tutta la sua gestione mai ha sollevato problemi sindacali. Il risultato è però drammatico per l’equilibrio economico della Compagnia. Si evidenzia infatti come il costo del personale di Tirrenia sia il 24,6% superiore a quello dei concorrenti privati. Le cronache non sembrano riportare critiche di Caronia alla gestione di Tirrenia, né per i folli investimenti, né per gli sperperi di dernaro pubblico. D’altronde senza pace sociale Pecorini non avrebbe potuto gestire indisturbato la società per così tanti anni.
Che fare? Posto che i lavoratori di Tirrenia non hanno colpe e dunque va salvaguardata il più possibile la loro posizione (ma non senza qualche sacrificio se è vero che guadagnano il 26% in più dei lovaratori del settore) è mia opinione che sarà inevitabile separare l’attività di Tirrenia da quella di Siremar: la prima infatti sembra trovare acquirenti privati disponibili all’acquisto. Quanto alla seconda dovrebbe essere assegnata alla Regione Sicilia (come già avvenuto per Caremar, Saremar e Toremar alle rispettive regioni) e trattata né più né meno alle stesso modo. Dovendo infatti servire a garantire il trasporto marittimo locale lo Stato dovrà garantire attraverso un idoneo contratto di servizio una quota parte di copertura dei costi come avviene già per il trasporto pubblico locale.
E’ evidente la motivazione con la quale Caronia tuona contro una simile prospettiva: con essa finisce anche il suo potere (dopo quello di Pecorini). Sarà anche interessante conoscere come la sua posizione personale (dipendente Tirrenia comandato) risulta trattata nei contratti che egli ha firmato con Tirrenia (cioè con Pecorini): non mi stupirei di scoprire che egli si è messo in una botte di ferro.

Commenti   

#1 leogrups 2010-08-26 08:44
Stanotte molti degli equipaggi tirrenia hanno comunicato che non aderiscono all'agitazione.
Uno sciopero fuori luogo che colpiva solo i viaggiatori facendo l'iteresse di coloro che vogliono smembrare la compagnia,cosa che comunque accadrà certamente in ogni caso.
Inutile farsi illusioni.In quanto ai sindacati basta sentire bonanni per capire chi e cosa sono:meglio perderli

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