Mano a mano che emergono i particolari sulla nomina di Brancher a Ministro appare in tutta la sua evidenza il ruolo di subalternità del Presidente della Repubblica in tutta la vicenda. L’articolo 92 della Costituzione statuisce che “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” Appare pacifico che anche  se la proposta è del Presidente del Consiglio,  è il Presidente della Repubblica che detiene il potere della nomina.
Secondo quanto riportato oggi da tutti i giornali due settimane fa, Napolitano ha ricevuto una telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta , che gli annunciava l’intenzione del governo di nominare un nuovo ministro. Il presidente, saputo che la delega sarebbe stata al federalismo, rimane sorpreso e chiama Berlusconi, il quale spiega che la scelta è tutta di natura politica. Alla richiesta di chiarimenti circa le deleghe, Berlusconi si impegna a fargliele avere subito. Al Quirinale arriva un testo che Napolitano, nell’esaminarlo con i suoi collaboratori, definisce né più né meno che un pastrocchio. Nonostante tutte le riserve, il nuovo ministro per l’Attuazione del federalismo fiscale giura l’indomani, avendo come “padrini di nozze” Tremonti e Calderoli. Poi il Quirinale assiste, fra lo sconcerto e l’irritazione, al balletto delle deleghe (stanno in un decreto del Presidente del Consiglio): dall’attuazione del federalismo fiscale e istituzionale al decentramento e la sussidiarietà. Giovedì mattina, Brancher annuncia che si avvarrà della legge sul legittimo impedimento. Sentendosi preso in giro Napolitano prende carta e penna e scrive la sua nota contraria all’uso da parte di Brancher della legge sul legittimo impedimento. Nelle sue conversazioni private, oscilla nel definire la vicenda Brancher: una pagliacciata o un gioco delle tre carte.
A questo punto a me non resta che porre al Presidente qualche domanda:
1. Per quale motivo egli ha firmato il decreto di nomina di Brancher a Ministro senza pretendere di conoscere prima quali fossero esattamente le deleghe, accontentandosi di quello che egli stesso ha definito “un pastrocchio”?
2. La vicenda umana di Brancher era nota a tutti, sia quella passata (l’incarcerazione per tangenti ed il salvatggio della prescrizione), sia quella attuale (indagine in corso per corruzione e ricettazione nell’ambito dello scandalo “della Banca Popolare di Lodi” di Fiorani). Possibile che solo Napolitano non fosse al corrente della situazione? Per quale motivo ha acettato la nomina a Ministro di un personaggio così chiacchierato?
3. A tutti era noto che l’unico motivo della sua nomina a Ministro era la possibilità di non presentarsi ai magistrati inquirenti e la riconoscenza di Berlusconi, che Brancher ha salvato dalla galera andandoci al suo posto. Possibile che solo Napolitano non lo avesse intuito?
In conclusione sono davvero preoccupato di dover constatare che abbiamo un Presidente della Repubblica che firma “al buio” i decreti che gli vengono proposti da Berlusconi, del quale è evidentemente sempre più succube e subalterno. Le sue irritazioni successive appaiono soltanto un gioco delle parti per convincere gli allocchi che sta esercitando quel ruolo di “vigilanza” che la Costituzione gli assegna.